Anton Štifanić Nini, pioniere del nostro turismo

Il volume di Elio Velan dedicato al grande parentino

Loris Peršurič, Laura Štifanić, Elio Velan e Boris Štifanić

arenzo, la capitale nazionale del turismo, ha ricordato uno dei padri fondatori di questo settore, Anton Štifanič Nini. E lo ha fatto con il volume “Anton Štifanić Nini. Prekinute vizije” (Anton Štifanić Nini. Visioni interrotte) del connazionale Elio Velan, edito dalla Boris&co di Parenzo. Il volume è stato presentato in conferenza stampa nell’atrio dell’Università Popolare aperta di Parenzo, alla presenza dei figli Boris e Laura. L’autore è stata affiancato dal sindaco Loris Peršurić.
“Il libro – così Elio Velan – è la storia di un uomo e della sua visione evolutiva del turismo”. Sessant’anni fa o poco più, quando iniziò il suo impegno nel turismo, Parenzo non disponeva né di sapere tecnico né di operatori. S’iniziava praticamente dal nulla, e tutto ciò che negli anni è stato creato – scuola turistica, alberghi, campeggi, personale qualificato – è frutto delle visioni di Nini Štifanić, il cui nome è impresso nella massima onorificenza nazionale che annualmente viene assegnata agli operatori meritevoli. Il libro è anche la storia di un uomo che vedeva nel lavoro collettivo il successo aziendale, creando quei quadri professionali che hanno contribuito all’evoluzione turistica parentina, jugoslava e croata, alcuni dei quali hanno contribuito al volume con alcune loro testimonianze”.
Loris Peršurić ha riconosciuto pure l’impegno di quest’uomo che con il suo lavoro e con la sua visione ha gettato le fondamenta, tuttora visibili, dell’odierna Parenzo turistica, annunciando che il prossimo mese il volume sarà presentato al vasto pubblico.
Anton Štifanić – Nini nacque nella vicina Foscolino il 21 marzo 1922 e morì, dopo grave malattia, a Zagabria, il 4 aprile 1979. Di famiglia antifascista, fu arruolato nell’Esercito italiano e inviato in servizio a Pisa. Dopo la capitolazione dell’Italia, fu fatto prigioniero dagli alleati. Si unì quindi al movimento antifascista in Italia, poi andò in Francia, a Marsiglia. A guerra finita, dopo il rientro a casa, aderì all’Organizzazione della gioventù comunista jugoslava (SKOJ) e al Partito comunista jugoslavo, di cui ben presto divenne uno dei massimi dirigenti nel Parentino. Dopo essere stato direttore dell’azienda ittica “Poreč”, nel 1957 fu chiamato a dirigere la neoistituita ditta turistico-alberghiera “Plava laguna”, di cui fi a capo per due decenni, nel corso dei quali divenne uno dei simboli dell’evoluzione turistica parentina, peninsulare, croata e jugoslava, favorendo lo sviluppo del cosiddetto turismo di massa. Nel 1967 promosse un importante ciclo d’investimenti, che culminò con l’edificazione dei cosiddetti alberghi Lotos presso la Zelena laguna. La Plava laguna, che fino ad allora era titolare di alcuni bungalow e di due alberghi scarsamente redditizi, divenne la maggiore azienda turistico-alberghiera jugoslava, proprietaria di alberghi, appartamenti e campeggi. Fu lui a favorire l’integrazione tra il turismo e gli altri settori economici locali, pesca, commercio e agricoltura. Parallelamente all’attività lavorativa, si diede agli studi economici. Nel 1977 si trasferì a Trieste, quale rappresentante della Camera dell’economia jugoslava. Il suo notevole contributo allo sviluppo cittadino è stato riconosciuto con l’assegnazione del premio “30 aprile”. Il suo nome è impresso anche nella toponomastica cittadina e nell’intitolazione della Scuola turistico-alberghiera, da lui voluta.

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