Anamarija Knego incantevole Madama Butterfly

Felice debutto nella spettacolare evocazione del Paese del Sol Levante

È stato un tuffo temporale nell’antico Giappone, una meticolosa ricostruzione, quasi filologica, del Paese del sol levante, o, se volete, un’immagine dal sapore olegrafico questa “Madama Butterfly”, andata in scena lunedì sera al TNC “Ivan de Zajc” e accolta nel modo più caloroso dal pubblico fiumano.
“Madama Butterfly” fu composta da Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, definita nello spartito e nel libretto “tragedia giapponese” e dedicata alla regina d’Italia Elena di Montenegro. La prima rappresentazione ebbe luogo al Teatro alla Scala di Milano, il 17 febbraio 1904, della stagione di Carnevale e Quaresima. Puccini scelse il soggetto della sua sesta opera dopo aver assistito al Duke of York’s Theatre di Londra, nel giugno 1900, alla tragedia in un atto Madame Butterfly di David Belasco, a sua volta tratta da un racconto dell’americano John Luther Long dal titolo Madame Butterfly, apparso nel 1898. Per la realizzazione del dramma, Puccini si documentò senza sosta e minuziosamente sui vari elementi orientali che aveva ritenuto necessario inserirvi. Lo aiutarono particolarmente una nota attrice giapponese, Sada Yacco, e la moglie dell’ambasciatore nipponico con la quale parlò in Italia facendosi descrivere usi e costumi del popolo orientale. I costumi al debutto alla Scala di Milano furono disegnati da Giuseppe Palanti.
A Fiume con Toti del Monte
Nonostante il clamoroso fiasco della prima (Madama Butterfly in due atti andò in scena al Teatro alla Scala il 17 febbraio 1904) dovuto alla sua portata innovativa che guardava agli sviluppi più recenti del teatro musicale europeo, Puccini così scrisse a un amico a proposito di Madama Butterfly: “Con animo triste ma forte ti dico che fu un vero linciaggio… ma la mia Butterfly rimane qual è, l’opera più sentita e suggestiva che io abbia mai concepito. E avrò la rivincita, vedrai, se la darò in un ambiente meno vasto e meno saturo d’odi e di passioni” si sfogava il Maestro di Lucca.
Rileviamo con una punta di orgoglio che la prima messinscena di “Madama Butterfly” a Fiume ebbe luogo al Comunale “Giuseppe Verdi” addirittura nel 1907, a soli tre anni dalla prima scaligera! Per essere quindi ripresa nel 1937 con la grande Toti del Monte.
Atmosfera suggestiva
Lo spettacolo a cui abbiamo assistito, poggia indubbiamente su una matrice concettuale di tipo classico e complessivamente – complici le scene dell’architetto Slaven Raos proponenti l’essenziale linearità della tipica casa giapponese, la formidabile Orchestra diretta dall’eccezionale Ville Matvejeff, che è riuscito a restituire pienamente la bellezza sublime, la raffinata fluidità espressiva e gli slanci passionali di questa partitura pucciniana – ha trasmesso in maniera suggestiva l’atmosfera esotica nella sua poeticità, non meno che la straziante storia di Madama Butterfly.
Il tutto è stato plasmato fin nel particolare dalla regia di Dražen Širišćević, che con coerenza ed esemplare adesione al testo e alla musica ha esaltato i caratteri dei vari personaggi. Intrigante la scena (Intermezzo) con i due striscianti demoni, in cui lo zio Bonzo compie un maleficio sulla nipote rinnegata e “traditrice”. Magari al cinguettio dei pettirossi avremmo fatto a meno, in quanto orpello ingenuo.
Brillante protagonista
Felice debutto per Anamarija Knego nell’estenuante ruolo della geisha Cio-Cio San, protagonista assoluta dell’opera, le cui liquide emozioni sono state vissute a trecentosessanta gradi, dall’estatica felicità iniziale al tragico epilogo. Ci rallegriamo per l’evidente e significativa evoluzione in positivo di Anamarija Knego a livello vocale. La voce infatti risulta smaltata e omogenea in tutti i registri, con acuti nutriti, fraseggio morbido e testo chiaro. Magari all’inizio l’avremmo voluta più “bambolina” (con quel fare da bambola…” dice Pinkerton), sorridente e umile, come una vera geisha. Peraltro, il soprano ha vissuto in maniera sentita ogni momento di questo struggente personaggio riuscendo perfino a commuovere.
Non ha brillato di certo Dimitris Paklogou nel ruolo dell’ufficiale americano Pinkerton. Un po’ di stile scenico, cribbio! In piena forma invece Robert Kolar, ottimo Sharpless. Magari, una camminata più signorile sarebbe stata benvenuta. Graziosa Suzuki è stata Ivanica Vulić. Negli altri ruoli si sono prodotti Sergej Kiselev, Marko Fortunato, Slavko Sekulić, Saša Matovina, Dario Bercich.
Sfarzosi i costumi
Strepitosi i costumi di Juraj Zigman; e sfidiamo qualsiasi Teatro europeo a esibirne di più sfarzosi! Auspichiamo che un giorno vengano esposti nel Museo teatrale (o nel Civico), assieme ai manifesti di metà Ottocento delle tante opere allestite nel vecchio e splendido Teatro Adamich (1805) (che si conservano nell’Archivio di stato), assieme alle partiture autografe di Giovanni de Zaytz dell’ “Amelia, o il bandito” scritta per il teatro fiumano, e ad altri reperti ancora. Attenzione però, Zigman, a non strafare, a non scadere nel kitsch. Alludiamo al mantello nuziale e all’abito di Cio-Cio San nella seconda parte, come pure a quello tutto fronzoli di Kate Pinkerton. Piuttosto sottotono e trasandato, invece, il vestito del Console.
Il coro è stato istruito a puntino da Nicoletta Olivieri, mentre Mayumi Kamei ha curato minuziosamente il movimento scenico. Delicate e suggestive le luci di Dalibor Fugošić. Ci regali però un cielo azzurro e radioso almeno all’entrata di Butterfly con il coro che canta “O quanto ciel! O quanto mar!”.
Uno spettacolo realizzato con la massima professionalità che consigliamo vivamente agli estimatori della lirica.

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