Pola. Orti urbani, non c’è futuro

La fascia verde tra il marciapiedi e il muro di cinta dell’ex complesso militare in via Capodistria è stata rasa al suolo. Si è salvato solo un orticello: «Per il momento mi lasciano fare, ma fino a quando non lo so», ha detto la «titolare»

Via Capodistria cambia volto

Rasi al suolo, cancellati con un colpo di spugna perché non erano orti urbani propriamente detti. O perlomeno, non tutti lo erano. Così, via Capodistria ha cambiato radicalmente il suo volto: la fascia verde compresa tra il marciapiedi e il muro di cinta dell’ex complesso militare (oggi in funzione di rimessa degli autobus dei trasporti pubblici urbani) è stata rasa al suolo. Eppure la moda degli orti urbani è tornata nuovamente in auge. L’Assessorato alla Pianificazione ambientale si è dotato pure di documenti per promuoverne la pratica, fissare le condizioni e gestire le modalità d’assegnazione dei lotti non edificabili ai cittadini affinché “ci praticassero del giardinaggio, dell’agricoltura spicciola”, come coltivare qualche striscia di terra a lattuga, piantare un filare di spinaci e di bietole, in primavera iniziare una semina di ravanelli o di scalogno, in inverno scegliere del finocchio, in estate i pomodori, i peperoni, le zucchine. Questo perché “ora si usa così” anche nel mondo. Persino le grandi città metropolitane hanno fatto dei propri quartieri di periferia un mosaico di piccoli orti urbani per opporre al cemento la vegetazione, all’uniformità la varietà.

 

Sfrattati dai… tossicodipendenti
In via Capodistria quella degli orti urbani era una consuetudine assodata molto prima che diventasse una moda. Una mezza dozzina di piccoli appezzamenti di terra non molto fertile, a dire il vero, è sempre stata una riserva di ortaggi a buon mercato, soltanto che con l’andare degli anni le “donne con la zappa” sono sparite di scena e gli orti sono stati usurpati da “uomini con i barbecue e le casse di birra”. Un giovane che vive nei paraggi confessa: “Eravamo quattro amici, abbiamo buttato l’occhio su uno di questi orti perché non veniva più coltivato da tempo, e ci siamo messi d’impegno per ripulirlo, sfoltirlo, e falciarlo per passarci i pomeriggi d’estate in compagnia. Disgraziatamente, però, uno sparuto gruppo di tossicodipendenti del quartiere ci ha cacciati via di qui, prendendo possesso dell’orto con la forza. La verità è che abbiamo avuto paura e quindi abbiamo preferito mollare l’osso. D’altro canto, nessuno di noi è veramente padrone di questi orti, che sono pubblici o municipali o che ne so. A un certo punto, la Città ha deciso di prendere il toro per le corna e radere tutto al suolo. Mi sa che hanno lasciato intatto soltanto un orto, uno di quelli veri, ma non so che fine farà, a lungo andare”.

Orti urbani rasi al suolo

C’è anche chi coltiva
È vero: solo un orto su cinque o sei, quanti se ne contavano lungo il muro di cinta della rimessa degli autobus, è stato risparmiato dalla Manutenzione dei parchi e delle aree verdi della Nettezza urbana. Ci abbiamo trovato la “titolare” intenta a coltivare i suoi ceppi di lattuga come ha sempre fatto da decenni, in compagnia della vicina di casa: “Per il momento mi lasciano fare – ci dice – ma non saprei fino a quando. Un tempo circolava la voce che la rimessa degli autobus sarebbe stata trasferita altrove e che questa zona sarebbe stata venduta per la costruzione di un caseggiato o forse per una qualche altra costruzione, ma poi non è successo niente. Tutti gli altri orti sono stati cancellati, ma hanno salvato il mio, perché io in effetti qui coltivo qualcosa, mentre gli altri ci facevano le feste di compleanno”.

La metamorfosi del rione
E così, per ora, la lattuga dell’unico orto urbano di via Capodistria è salva. Ma fino a quando? La verità è che via Capodistria oggi non è più quella degli anni Sessanta e Settanta, quando portava solo fuori città, tra i campi di papaveri e non serviva ancora un rione tra i più densamente popolati del perimetro urbano con una fitta rete di centri commerciali intorno. Lo sanno bene anche i funzionari della pianificazione ambientale della Città di Pola, che trovano incompatibile la coltivazione di spinaci e pomodori tra i tubi di scappamento degli autobus e delle automobili del circondario. Non c’è futuro per gli orti urbani in via Capodistria: “Non ci sono le condizioni”, è la sentenza definitiva di Piazza Foro.

L’ultimo superstite è salvo finché c’è della… lattuga. Per ora

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