Pola ha un potenziale d’attrazione enorme

Intervista al sindaco Filip Zoričić, in carica da poco più di sei mesi, su quanto fatto finora e su quali sono i progetti per il futuro

Filip Zoričić Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

Spalatino di nascita, polese d’adozione, cosmopolita di vocazione. Filip Zoričić si trova al governo di Pola da maggio in qua come sindaco indipendente appoggiato da formazioni politiche del centro sinistra: i socialdemocratici da un lato e la coalizione rosso verde costruita sul perno della piattaforma Možemo! dall’altro. Una situazione affatto sconosciuta, a Pola, che con poche eccezioni (Luciano Delbianco e il suo Foro Democratico Istriano di breve respiro) è stata amministrata quasi ininterrottamente dai regionalisti della DDI. Lo intervistiamo in occasione delle feste di Natale, ricorrenza del calendario liturgico a cui tiene in quanto cattolico praticante. Ci riceve nel salottino “verde” al primo piano del Municipio dove ha collocato il suo quartier generale. La nuova sistemazione si fa notare perché riflette un altro tipo di rottura col passato: la città ha cambiato sindaco, ma il sindaco ha cambiato ufficio. Ecco l’appiglio per la prima domanda.

 

Notiamo la migrazione dell’Ufficio del sindaco dal piano nobile al piano intermedio del palazzo municipale: che sia una professione di umiltà e modestia analoga a quella pontificia quando Francesco subentrò a Benedetto XVI?

Non spetta a me parlare della mia modestia o umiltà: si tratta di caratteristiche che si dimostrano col lavoro e l’impegno. Ho semplicemente scelto un ufficio più piccolo e più adatto alla mia personalità, sufficiente per contenere le mie cose, i miei libri. I due uffici al piano superiore che finora erano riservati al sindaco sono stati adattati per accogliere il personale che si occupa di europrogettazione e di media, affinché l’assessore abbia sotto il suo diretto controllo tutti i dipendenti di sua pertinenza. Quindi nessuna professione di umiltà, ma solo una dimostrazione di praticità. La modestia, se dovrà venire a galla, verrà a galla col lavoro e l’impegno.

Passiamo al lavoro. Sono trascorsi sei mesi dalle elezioni, i funzionari sono insediati, un Bilancio di previsione è fatto. Vediamo di riassumere gli eventi.

Devo confessare che fare il sindaco è facile per certi versi e piuttosto difficile per altri. Intanto provoca tante emozioni e occupa la gran parte del mio tempo. Sono costantemente impegnato a parlare con la gente e in questo credo di aver realmente cambiato qualcosa: mi preme questa necessità di stare a sentire e spero di aver influito seriamente sull’affermazione di un nuovo paradigma comunicativo. Ci tengo a essere il sindaco di tutti e non uno di parte, e credo che sia un fondamento di estrema importanza. Con l’ultima conferenza stampa incentrata sulla trasparenza amministrativa abbiamo dichiarato espressamente che tipo di politica perseguiremo, col Bilancio di previsione abbiamo dimostrato chiaramente che tipo di opere pubbliche stiamo per avviare nel 2022 affinché il 2023 sia l’anno dei lavori e degli investimenti tangibili per cambiare il volto della città. Con atti quali il Decreto sul decoro urbano e la Delibera sull’assegnazione degli appartamenti comunali abbiamo ribadito il concetto della città che ci piacerebbe ritrovare in futuro.

Qual è la sua immagine della città del futuro?

Il mio paradigma morale ruota intorno a due concetti chiave: ordine e lavoro. Queste sono le premesse, le condizioni per affrontare qualsiasi altro problema. Pertanto vedo una città ordinata e pulita, palazzi che sfoggiano facciate integre, un centro storico quasi esclusivamente pedonale, una città verde e intelligente, un’amministrazione aperta e una gestione trasparente. Come vedo Pola nel futuro è una domanda essenziale. Vedo i Giardini, via Sergia e via Kandler ristrutturate, riqualificate, valorizzate. Vedo i palazzi e le ville di Veruda, del centro e delle vie Trieste, Zagabria, Rakovac e Stanković salvi dal degrado. Sono sicuro che ci arriveremo. Vedo anche un tasso di differenziazione della spazzatura più elevato e un Centro di gestione dei rifiuti efficiente, ma anche tante piste ciclabili – un anello costiero completo – vie di comunicazione e mezzi di trasporto alternativi…

Anche il tram in Riva?

Un treno tra il porto e Pragrande, certamente. Che sia un classico tram oppure un treno a batteria innovativo, non importa. Non è un miraggio. Quest’anno abbiamo stanziato 80.000 kune per la progettazione. L’intero progetto vale 50 milioni di euro, ma non stiamo costruendo castelli in aria. L’idea è quella di entrare nel Piano nazionale di ripresa e resilienza in pacchetto con Zagabria e Osijek che sono in attesa di importanti investimenti europei. Vi assicuro che l’iniziativa non è campata in aria: se saremo costretti a scavare l’intero tracciato per il potenziamento della rete fognaria, tanto vale farlo avendo in mente la possibilità di collocare in superficie una strada ferrata. Il progetto non è nuovo: esiste da diversi anni e dispone pure di un’autorizzazione di massima della Soprintendenza ai beni culturali. Se poi saremo in grado di realizzarlo nell’arco di cinque o sette anni, questo è un altro paio di maniche. Andrà avanti dopo di noi. Non ambisco a fare tutto da solo e ‘dopo di me il diluvio’, né sostengo che prima era tutto marcio. Si veda il progetto per il Centro di coworking che abbiamo presentato giorni fa: lo rileviamo ben volentieri dalla passata amministrazione e continueremo a patrocinarlo fino all’ultimo perché è valido.

Altri desiderata?

C’interessano la tecnologia e le innovazioni. Voglio indirizzare Pola sulla strada delle professioni indipendenti e dell’innovazione: vedo un polo tecnologico a Vallelunga da realizzare in collaborazione col Dipartimento di informatica dell’Università degli Studi, l’Infobip, la rete nazionale della ricerca e dell’università CARnet e la società istriana di ICT, ma questa è una novità che presenteremo a metà gennaio. Con queste premesse e con le basi che andiamo tracciando, nel 2050 Pola avrà 100.000 abitanti. Questa città ha un potenziale d’attrazione enorme, ora lo vedo chiaramente. Tra i gestori del mercatino dell’Avvento si fanno avanti imprenditori e artigiani da fuori città che vorrebbero restare anche dopo il Natale e si vanno informando sul mercato immobiliare per trasferire la propria attività a Pola. Ci stiamo muovendo su questa linea di pensiero: costruire alloggi o sovvenzionarli anche con l’aiuto dello Stato, oppure fornire lotti edificabili per le giovani famiglie che vorrebbero mettere su casa, per esempio nel rione di Porto Veruda. Siamo in attesa di risposte da Zagabria anche per costruire edifici pubblici, scuole, asili, polo tecnologico, alloggi ecc.

Quale futuro per il cantiere navale?

Il cantiere si sta rigenerando. Che io sappia in questo momento impiega 250 dipendenti con tendenza al rialzo. Ho avuto diversi contatti col direttore della nuova società, Samir Hadžić, e ho fiducia nella sua iniziativa benché l’amministrazione municipale non abbia alcuna incombenza sul cantiere. Tuttavia la superficie dell’area industriale in quanto tale ci interessa perché dietro al muro di cinta dell’Arsenale c’è spazio a sufficienza per ricavare un parcheggio per gli abitanti del centro storico. Penso che non appena il cantiere navale incomincerà a costruire navi saremo in grado di mettere sul tavolo anche quest’iniziativa. Questa frazione del porto è talmente estesa che non esiste alcun motivo per non affiancare alla zona industriale anche un’area pubblica compresa di giardini e zone pedonali. Il muro di cinta è protetto e rimane al suo posto ma ci sono entrate e uscite da sfruttare, se si vuole integrare il territorio del cantiere nel tessuto urbano.

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