Pola. Davanti al Museo scoperti ambienti abitativi d’epoca tardoantica (foto)

Rinvenute le fondamenta di una struttura architettonica a forma di semicerchio, praticamente un incavo semicircolare, che associa a un’esedra

Le abitazioni tardoantiche davanti all’edificio museale

Dovrebbe già aprire al pubblico con visite guidate speciali per permettere a tutti la visione dei reperti ritrovati. Il panorama rinvenuto sotto l’edificio del Museo archeologico istriano di Pola è un intero villaggio di abitazioni risalenti a migliaia di anni fa. Roba da aprire un esteso parco archeologico come anticamera, prima di salire e accedere dentro al palazzo che un giorno presenterà i secoli preistorici, antichi e medioevali con allestimento multimediale ed attraente per i futuri visitatori. A parte il fatto di avere estratto i resti dei focolai di un servizio da pompe funebri d’epoca histrica e campane medievali, come quella di San Tommaso patrono di Pola nei sotterranei dell’edificio, è tutto l’antistante pendio a suscitare interesse e ammirazione. Non vi esiste millimetro di terreno senza tracce di vita trascorsa.
Ricerca a ridosso di Porta Gemina
Sorpresa estrema non è, anche perché, in epoca italiana, negli anni 30, il Museo civico aveva fatto miracoli con opere di conservazione e restauro delle testimonianze storiche presenti in tutto un sottosuolo zeppo di passaggi di civiltà diverse (barbariche e non). Il progetto di ristrutturazione e ammodernamento si è dovuto fermare per dare spazio alla ricerca e a relative, generali modifiche dell’organizzazione degli spazi d’accesso alla sede dell’istituzione. Come confermato a suo tempo da Darko Komšo, direttore del Museo e, ieri, da Silvana Petešić, archeologa sovrintendente della ricerca, che si porta avanti a tappe, davanti e dietro all’edificio (compreso l’odeon romano), tanto di rinvenimenti verranno lasciati visibili. Tutte da studiare le modalità di presentazione. L’unica cosa certa è che un giorno prima di oltrepassare la soglia d’ingresso museale, ci sarà da soffermarsi. In questo momento l’”alto concentrato” dei resti antichi è accessibile solamente agli addetti ai lavori e, domandando compermesso, all’obiettivo fotografico dei mass media. La novità di questi giorni è costituita dall’avvio dei lavori di ricerca a ridosso di Porta Gemina, nella parte retrostante il monumento, che apre il passaggio in direzione della Galleria-rifugio, Zerostrasse.
Un’immagine inedita
“I primi scavi superficiali e le prime sonde nel terreno – chiarisce Silvana Petešić – non sono ancora sufficienti per fornire un’interpretazione dall’esattezza scientifica, ma solo a darci materiale da rebus. Una volta rimossa la pavimentazione d’epoca più recente ecco l’intersecazione dell’infrastruttura, piastre di copertura, forse romane e forse anche austriache, dipende dalla fattura. La risposta dovrebbe arrivare scavando e nel frattempo fanno capolino le fondamenta di una struttura architettonica a forma di semicerchio, praticamente un incavo semicircolare, che associa a un’esedra. Non ci resta che scavare e pazientare”. Quello che attira, dopo totale scoperchiatura, è il terreno davanti all’edificio, a settentrione, che presenta ancora un’immagine inedita. Ambienti abitativi d’epoca tardoantica (IV secolo e su di lì), le tracce di più focolai domestici in piastre, mattoni, ceramica e frammenti di marmo (opus sectile), pareti con inserite spolia antiche, vale a dire materiale da riutilizzo: colonne scanalate, capitelli, pesi da bilancia in pietra, che presentavano manico di metallo (forma perfettamente associabile al parmigiano reggiano). Monetine, anfore, frammenti di ceramica e utensili da cucina, vetro, lampade, steli e gambi di coppe e bicchieri romani, rimasugli di alimenti (conchiglie, ossa), frammenti di base per la frangitura delle olive, vale a dire tutta una quantità di inventario minuto estratto, attende analisi da laboratorio.
Una cinta muraria antica

Tra quanto emerso, si rivela stupenda la larga struttura di un pezzo di cinta muraria antica, che da Porta Gemina prosegue fino a Porta Ercole, la più ”anziana”di Pola. È risaputo che nei secoli tardoantichi si era lavorato con foga per raddoppiare lo spessore della cinta romana e tentare di salvarsi dalle invasioni barbariche. Negli anni ‘50 del secolo XIX tutto era in stato di sfacelo, ma tra le due guerre, il Museo aveva provveduto al recupero e a una parziale ricostruzione delle medesime. L’interesse degli archeologi odierni è ora diretto allo scoprimento dell’imbottitura interna del tratto di mura interessato, che non risultava visibile dagli anni 30 del secolo scorso. Per oggi è materiale inedito, con grattacapi incorporati. La cinta antica, larga ben 2,80 metri costruita ai tempi della fondazione della Colonia Julia Polentia (46-45 A.C), presenta l’ampliamento del V secolo, cioè 1,5-1,7 metri aggiuntivi. La causa dell’emicrania sono dei torrioni quadrangolari (epoca augustea) che s’intersecano in maniera illogica con torrioni circolari d’epoca antecedente. Augurio di buon lavoro ai professionisti.

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