Pensioni eque: il Ministero risponde picche

Il FLAG istriano, supportato da quelli della costa dalmata, aveva avanzato una proposta di legge per equiparare in termini di quiescenze lo status dei pescatori-operai a quello dei titolari delle imbarcazioni

Danilo Latin:”La pesca è un mestiere molto duro”

All’inizio di ottobre, il Gruppo d’azione locale per la pesca (FLAG) “Pinna Nobilis”, supportato dai gruppi di pesca della costa dalmata “Alba”, “Galeb”, “Lostura” e “Tri mora“, aveva inviato all’Ufficio del Presidente della Repubblica, al governo, al Ministrero dell’Agricoltura e della Pesca, al Sabor e ai Club dei deputati parlamentari, una proposta di legge per cambiare le cose a livello nazionale ed equiparare, in fatto di pensioni, lo status della categoria dei pescatori-operai a quello dei pescatori-artigiani. La risposta è arrivata dopo un mese e non è certo piaciuta ai titolari delle licenze di pesca, ovvero agli artigiani, che si sentono discriminati rispetto ai loro dipendenti.

 

“Zagabria ha risposto picche alla nostra richiesta. Il Ministero del Lavoro, del Sistema pensionistico, della Famiglia e delle Politiche sociali ha cercato di glissare sull’argomento esprimendo dei dubbi sul fatto che gli artigiani titolari portatori delle licenze di pesca lavorino 8 ore al giorno, alla stregua dei loro dipendenti. Riteniamo che si tratti di una risposta semplicemente umiliante, perché non è né giusta né motivata”, ha commentato Danilo Latin, promotore dell’iniziativa, nonchè presidente del FLAG “Pinna Nobilis”.
“Pescare significa dedicarsi al mare non otto ore al giorno, ma tutto il giorno, tutto l’anno – ha aggiunto Latin –. Al pescatore-operaio vengono computati 3 mesi all’anno in più di contributi pensionistici rispetto al pescatore-artigiano, e questo significa che in 30 anni di lavoro il primo racimola 90 mesi o 7 anni per la pensione anticipata. Lo scopo della nostra richiesta è quello di mettere ordine in un settore che fino a oggi non ha considerato chi pesca nella giusta maniera“.

Ma perché la legge non è giusta?
“Molto concretamente vogliamo che sia modificata la Legge che regola la materia e che risale al 2018. Legge che appunto agevola il pescatore-dipendente e ignora il pescatore-artigiano, che ha anche una responsabilità molto maggiore rispetto al primo. Per noi si tratta di una vera e propria discriminazione, che va assolutamente considerata e risolta con una nuova legge. In mare le cose non sono come sulla terraferma: si lavora praticamente sempre, spesso in condizioni avverse, con il caldo e con il freddo, costantemente bagnati, senza soste, di notte e di giorno. Non ci sono regole, né limiti in caso di un nubifragio improvviso o di reti sporche; il lavoro va fatto il meglio possibile. Operando in condizioni molto difficili, anche le possibilità di infortuni e malattie sono più frequenti e questo significa che nella stessa barca si rischia nella stessa maniera, pertanto non si possono avere due metri e due misure“.

La vostra richiesta riguarda anche altre categorie di pescatori-artigiani?
“La Legge è discriminante anche per chi pesca sott’acqua. Molti pescatori si occupano della raccolta dei molluschi pescando sott’acqua con le bombole. Si tratta di un’attività molto faticosa e non priva di rischi. Chi opera sott’acqua lo fa in condizioni difficili, una fatica che però non viene riconosciuta dal Ministero nella giusta misura. Eppure la pesca è importante per l’economia, il turismo e la ristorazione, che vuole pesce fresco e molluschi come capesante, canestrelli, tartufi di mare e mussoli appena pescati. Su questo l’Istria ha costruito la propria immagine, abbinando ai sapori del mare quelli della terra, dell’olio extravergine d’oliva, del vino e dei tartufi. Secondo noi bisognerebbe valorizzare il lavoro di coloro che hanno contribuito alla costruzione di tale immagine”.

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