La varietà del paesaggio linguistico fiumano

Inaugurata ieri nel Campus universitario di Tersatto la mostra dei professori Diana Stolac e Jim Hlavač dedicata alle scritte pubbliche plurilingui che contribuiscono all’identità culturale del capoluogo quarnerino

Ines Srdoč-Konestra, Diana Stolac e Rajka Jurdana

È stata inaugurata ieri nell’ambito del Vicinato Campus, uno dei 27 vicinati di Fiume Capitale europea della Cultura, e del progetto universitario Patrimonio scritto della Croazia dal XVIII al XX secolo (Hrvatska pisana baština od 18. do 20. stoljeća) la mostra “Paesaggio linguistico fiumano” (Riječki jezični krajolik). Il percorso espositivo, che comprende venti cartelloni affissi sui pannelli sistemati lungo la scalinata al centro del complesso universitario, è stato curato dalla prof.ssa Diana Stolac, della Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume e dal professor Jim Hlavač, della Monash University di Melbourne in Australia.

 

La prof.ssa Diana Stolac

Scritte nell’ambiente
Il paesaggio linguistico è un concetto che indica tutte le scritte esistenti in un ambiente. La loro gamma è molto ampia e spazia dalla segnaletica stradale e dalle scritte ufficiali delle istituzioni statali e locali alle scritte private, alle pubblicità e ai graffiti. Lo scopo del progetto è studiare l’uso di una o più lingue nelle scritte pubbliche: queste vengono documentate, descritte e commentate nel contesto sociolinguistico e culturale.

Il materiale raccolto per la mostra ha confermato il carattere tradizionalmente plurilingue e multiculturale di Fiume, mentre la dimensione storica dimostra la sua appartenenza all’ambiente culturale europeo.
L’allestimento è stato recensito da Tanja Gradečak-Erdeljić, della Facoltà di Lettere e Filosofia di Osijek e Anastazija Vlastelić, della Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume, mentre le fotografie sono firmate da Damir e Dunja Stolac. Le traduzioni in inglese sono state realizzate dal professor Jim Hlavač.
Nel 2021, la ricerca verrà pubblicata nel libro “Paesaggio linguistico fiumano” edito dalla Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume.


Decisione lungimirante
Come rilevato dalla presidente del Comitato esecutivo del Team creativo Campus, Rajka Jurdana, questo è uno dei numerosi eventi espositivi organizzati nell’ambito dei 27 vicinati ed è particolarmente importante in tempi difficili come questo. “La mostra mi ricorda il libro di Radmila Matejčić ‘Come leggere la città’”, ha aggiunto la prof.ssa Jurdana, facendo riferimento alle scritte che sono una parte dell’identità di Fiume.

La preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Ines Srdoč-Konestra, ha osservato che è stata una decisione lungimirante, considerata la situazione epidemiologica, sistemare nel Campus i pannelli destinati alle mostre all’aperto. “Tutti gli esempi di scritte pubbliche che sono riportati nell’ambito della mostra li vediamo ogni giorno girando per la città, ma raramente ci facciamo caso”, ha puntualizzato la preside, la quale ha ringraziato gli autori per l’impegno nella realizzazione del progetto espositivo.

ll 10 p.c. del materiale raccolto
La prof.ssa Diana Stolac si è detta lusingata per il fatto che il libro “Come leggere la città” sia stato ricordato nel contesto della mostra. “Ho letto il libro di Radmila Matejčić diversi decenni fa, dopo essere arrivata a Fiume, ed è così che ho conosciuto e imparato ad amare questa città – ha spiegato -. A cavallo tra il XX e il XXI secolo, è nato un nuovo campo scientifico nella linguistica, il cosiddetto paesaggio linguistico, che veniva studiato nelle regioni plurilingui e multiculturali. Non ero a conoscenza di questo nuovo campo di studio fino a quando durante un soggiorno a Melbourne il collega Jim Hlavač non mi ha proposto di dedicarmi allo studio del paesaggio linguistico a Fiume”, ha rilevato la prof.ssa Stolac, la quale ha aggiunto che l’allestimento comprende appena il 10 p.c. del materiale raccolto, in quanto certi concetti necessitano di lunghe spiegazioni ed elaborazioni e non si possono adattare alla presentazione nell’ambito di una mostra.


Temi specifici
“Al fine di analizzare a fondo l’argomento, abbiamo deciso di scrivere un libro. Ovviamente, la mostra non propone le scritte volgari e quelle che incitano all’odio che purtroppo troviamo pure sulle facciate dei palazzi. Si concentra, però, sulle varie lingue che concorrono a creare il paesaggio linguistico di Fiume e queste sono, oltre il prevalente croato, anche l’italiano, l’inglese, l’ungherese, l’arabo, il macedone, il turco e via dicendo. Tutte queste lingue formano l’identità di Fiume”, ha precisato l’autrice, rilevando che il percorso espositivo comprende anche due cartelloni dedicati a temi specifici che hanno segnato il 2020: il progetto Fiume Capitale europea della Cultura e la pandemia da coronavirus.

L’uso dell’inglese
Per quanto riguarda l’inglese nelle scritte pubbliche – ha osservato la prof.ssa Stolac -, questo è molto diffuso, anche se meno di quanto ci si aspetterebbe. “L’inglese è utile nelle tabelle e legende destinate ai turisti, è la lingua franca del mondo contemporaneo e quindi il suo uso è legittimo. Un po’ meno, invece, quando viene usato soltanto perché considerato più prestigioso, anche se potrebbe liberamente essere rimpiazzato dal croato”, ha spiegato la prof.ssa Stolac. “Nel linguaggio quotidiano si fa uso di numerosi vocaboli inglesi che, però, hanno la loro traduzione in croato, ma questa non viene usata più di tanto. Tuttavia, questa è la realtà e dobbiamo accettarla, anche perché si tratta di un fenomeno diffuso in tutte le lingue del mondo. Anche le grandi lingue, tra cui il cinese, non sono risparmiate da questo fenomeno, che è la conseguenza diretta della globalizzazione”, ha aggiunto la prof.ssa Stolac, stando alla quale è soprattutto la terminologia di un determinato settore quella che è stata sopraffatta dai vocaboli in inglese. “Dal momento che i ricercatori e studiosi sono tenuti a scrivere i loro studi scientifici in lingua inglese, numerosi termini tecnici non vengono tradotti in croato e vengono utilizzati nella loro forma originale, anche se sarebbe più opportuno trovare delle traduzioni adatte. Di conseguenza, molto spesso il tentativo di offrire una traduzione viene deriso in quanto il termine originale è ormai entrato nell’uso quotidiano”, ha concluso la prof.ssa Stolac.

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