“Se davvero pensi che l’ambiente sia meno importante dell’economia, prova a trattenere il respiro mentre conti i tuoi soldi”. Termina con questa citazione, del biologo Guy McPherson, il comunicato stampa rilasciato ieri mattina dall’iniziativa civica Comunità dei cittadini dell’Albonese sul tema dell’incinerimento dei rifiuti nel cementificio di Valmazzinghi, gestito dalla “Holcim Croazia”, operante in seno al Gruppo Lafarge-Holcim.

In attesa di risposte

I firmatari del comunicato, il medico Lucijan Mohorović e gli attivisti Mladen Bastijanić, Mladenka Vidas, Ivan Mohorović e Tanja Pejić, hanno voluto reagire alle risposte avute dalla “Holcim Croazia” alle domande indirizzate alla stessa azienda nel loro comunicato stampa del 29 aprile. Gli stessi cittadini sono ancora in attesa delle risposte degli esponenti delle autonomie locali nell’Albonese, i quali, a loro avviso, dovrebbero definire e implementare le misure per difendere i cittadini dell’Albonese da qualsiasi tipo di inquinamento, compreso quello dovuto all’incenerimento dei rifiuti nel cementificio di Valmazzinghi. Secondo gli attivisti, i quali hanno consultato le informazioni riguardo alla combustione dei rifiuti nello stesso cementificio disponibili sul sito dell’Agenzia nazionale per la tutela ambientale, la “Holcim Croazia” utilizza come combustibile il carbone, il coke di petrolio (petcoke), il masut, gli pneumatici, vari oli, il CDR (combustibile da rifiuti), come pure le farine di carne e di ossa, ottenute da sottoprodotti di origine animale.

Monitoraggio assente

“Lo scorso mese il cementificio a Valmazzinghi ha bruciato 3.384,49 tonnellate di combustibili solidi di origini sconosciute e 2.027,29 tonnellate di rifiuti – non sappiamo né il tipo né la provenienza del CDR in questione – gli pneumatici, gli oli, le farine di carne e di ossa. Nell’aria sono stati emessi 155.851.336 metri cubi di gas”, si legge nel comunicato stampa dell’iniziativa civica, secondo i cui rappresentanti, sono rimasti sconosciuti, perché non monitorati, i valori limite di metalli pesanti, “i gas tossici che si misurano solo ogni sei mesi!”. Stando agli attivisti menzionati, è inammissibile che i cittadini rimangono all’oscuro dei valori limite dei gas tossici emessi nell’aria e che a monitorare le emissioni e a informare le istituzioni competenti dei valori limite sia il produttore. Ciò, sottolineano, dovrebbe essere fatto da un’istituzione indipendente.

Provenienza incerta

“Se la “Holcim Croazia” ha iniziato a utilizzare il CDR già nel 2007 e se il primo produttore di questo tipo di rifiuti, il Centro per la gestione dei rifiuti di Marišćina, ha avviato la sua attività solo nel 2015, da dove provenivano i rifiuti bruciati nel cementificio nei primi otto anni?”, è la domanda posta dagli attivisti dopo aver avuto l’informazione dell’azienda menzionata legata all’anno in cui il cementificio di Valmazzinghi ha bruciato le prime quantità di rifiuti come combustibile alternativo. Nel prosieguo del comunicato stampa, gli attivisti menzionano un servizio dell’emittente televisiva “Nova TV” del 2013 in cui alcuni esponenti del Ministero della Tutela ambientale avevano confermato che gli uffici di quest’ultimo non controllano la provenienza del CDR utilizzato dalla “Holcim Croazia”. Secondo i firmatari del comunicato stampa, ignorano la problematica pure i rappresentanti delle autonomie locali dell’Albonese.

Pericolo diossine

Anche in questo comunicato stampa gli attivisti citano il professor Stanko Uršić, docente di chimica fisica della Facoltà di scienze farmaceutiche e biochimiche dell’Università di Zagabria, secondo il quale, i combustibili di sostituzione portano a un aumento delle emissioni di sostanze cancerogene, mentre per l’emissione delle pericolose diossine nell’ambiente sarebbero sufficienti minime quantità di rifiuti bruciati. “Non crediamo nella validità dei permessi rilasciati dal Ministero della Tutela ambientale, il quale dovrebbe proteggere l’ambiente e i cittadini, non permettere alle corporazioni di avvelenare la gente”, affermano gli attivisti nella parte conclusiva del comunicato stampa.

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