Ennesimo colpo basso per i titolari dei bar

Vedran Jakominić, presidente dell’Associazione dei ristoratori ritiene scorretta la decisione della Task force

Gli interni dei bar non saranno più “off limits”

Il nuovo pacchetto di allentamento delle misure antiCovid che scatterà alla mezzanotte di oggi, sarà un ulteriore duro colpo per una parte dei ristoratori, la categoria che già si trova in ginocchio per le precedenti severe disposizioni e che sperava in una lenta, ma sicura ripresa. Come ha fatto sapere in sede di conferenza stampa Vedran Jakominić, presidente dell’Associazione dei ristoratori dell’Istria e del Quarnero, la categoria viene spezzata in due, quella dei ristoratori che potranno lavorare senza restrizioni e quella dei bar che saranno limitati nei loro servizi.

 

”Da parte della Task force si tratta di una decisione discriminatoria e oppressiva che dopo 16 mesi di inattività della categoria, colpirà duramente la già debole economia nel settore della ristorazione. La pandemia ha comunque creato una spaccatura tra gli albergatori e i ristoratori. I primi hanno continuato a operare in forma ridotta, mentre i ristoratori hanno subito tre lockdown, durante i quali gli introiti erano ridotti a zero. Il governo ha varato vari pacchetti di misure finanziarie, che però non hanno salvato i posti di lavoro, la nostra esistenza come piccoli imprenditori e quella delle nostre famiglie”.

Vedran Jakominić affiancato da alcuni titolari dei bar

Riferendosi alla situazione creatasi, Jakominić ha voluto sottolineare che gli imprenditori della categoria dei ristoratori sono oberati da tasse aggiuntive. “Non solo dobbiamo pagare l’IVA del 25 per cento ma su tutto questo pure il 3 per cento della tassa sul consumo. Una cosa paragonabile al feudalesimo con il possidente ad accumulare beni e la ‘plebe’ a sopravvivere dei resti. Noi desideriamo lavorare onestamente, i nostri dipendenti, quelli pochi rimasti, desiderano lavorare ed essere pagati per il loro lavoro. Con queste leggi e restrizioni imposte, non riusciremo a pagare la metà dei debiti accumulati. In un sistema di tassazione migliore tutti i nostri obblighi sarebbero coperti in tre o quattro anni. Invece molti di noi rischiano non solo di chiudere ma pure la bancarotta con conseguenza il pignoramento dei beni mobili e immobili. Dunque, l’esistenza delle nostre famiglie e dei nostri dipendenti viene messa in pericolo. Non stiamo criticando l’operato del governo, che si deve rendere conto che le imposte pagate dagli stipendi di tutta la popolazione è denaro dei cittadini e ai cittadini dovrebbe venire restituito tramite varie agevolazioni o assicurando sostegno in caso di crisi”.

Dean Alpeza, titolare di quattro noti bar a Fiume, ha fatto sapere che dall’inizio della pandemia ha perso tutto il personale. “I dipendenti, dovendo rimanere a casa durante le tre chiusure con uno stipendio notevolmente ridotto, hanno deciso poco per volta di licenziarsi e cercare fortuna altrove. Al momento non solo lavorerò in condizioni limitate, ma sono a corto di camerieri che non si trovano neanche a cercarli con il lumicino. Ci lasciamo maltrattare invece di reagire uniti. Noi desideriamo soltanto lavorare onestamente e contribuire alla ripresa dell’economia”.

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