Gari Cappelli: «A ognuno il leader che si merita»

Intervista al candidato presidente della Regione litoraneo-montana (HDZ) a pochi giorni dal ballottaggio e dal confronto con Zlatko Komadina

Foto Željko Jerneić

Non siamo dei veggenti, ma fin d’ora ci azzardiamo a prevedere un calo ulteriore della partecipazione al voto dei residenti nella Regione litoraneo-montana che domenica eleggeranno il presidente della Contea. Per diverse Città e Comuni si sceglie anche il sindaco e lì, forse, la flessione potrebbe essere meno sensibile. Poter esercitare il diritto di voto sta alla base della democrazia, ma quando a votare è meno della metà degli elettori, talvolta un terzo di essi, il vincitore, al di là del successo, ha davvero motivo per gioire? Abbiamo assistito in Corso a una scena che può farci riflettere. Vi troviamo i gazebo, l’uno accanto all’altro, dell’HDZ e dell’SDP, partiti simbolo del potere a livello nazionale e locale. Vi sono passati a pochi metri di distanza cortei di maturandi, con fischietti, fumogeni e gioia di vivere, ignorando sistematicamente quei simboli. I diciottenni, semplicemente, se ne infischiano. Lo abbiamo commentato praticamente in diretta con Gari Cappelli, candidato dell’HDZ, seduti al tavolino di un bar.

«Un limite ai mandati»

”La politica è strana – osserva l’aspirante presidente della Regione, riferendosi immediatamente a colui che sarà suo avversario nel turno di ballottaggio –, visto che Zlatko Komadina, parlando di scarsa affluenza, ha detto che i cittadini sono soddisfatti della situazione e che pertanto non sentono il bisogno di votare. È un discorso vergognoso, soprattutto se a farlo è un politico navigato, in carica da vent’anni, a cercare di fare il bello e il cattivo tempo. Non credo sia questa la risposta che ci si aspetta da un politico responsabile, uno che è stato anche ministro nel governo. Sembra che egli preferirebbe che le elezioni non ci siano per niente, che non ce ne sia bisogno. Sono realtà che troviamo in certi Paesi che non vorrei citare. Ritengo che debba venire cambiata la legge elettorale e non solo in riferimento a Komadina. Penso anche a certi miei compagni di partito o, per fare un esempio, al sindaco di Veglia Darijo Vasilić, che si appresta a iniziare il suo ottavo mandato. Credo che sia meglio per tutti noi, per la democrazia, porre dei limiti. Mi piace quanto è stato fatto in Italia con il massimo di due mandati di cinque anni, seguiti da una pausa di cinque anni prima di potersi ricandidare. Questo è il mio approccio alla politica. Se ci possono essere dei cambiamenti per migliorare la vita nella società, a prescindere se al potere ci sia l’SDP, l’HDZ o altri, io sono pronto a sostenerli. Inoltre, la politica dovrebbe richiedere da chi intende occuparsene un minimo di percorso, di esperienza, di risultati alle proprie spalle. In certi Paesi, come la Gran Bretagna, non si diventa politici da un giorno all’altro. In questo senso, ciò che dico è anche un’autocritica”.

A Fiume ha aderito al voto per il primo turno il 37 per cento degli aventi diritto, nella Regione il 42. Siamo tornati ai maturandi, ai ragazzi che festeggiavano l’ultimo giorno di scuola, giunti a un crocevia da cui intraprendere un loro cammino.

”A loro non interessa la politica. Sono insoddisfatti della politica e di chi la conduce. Forse i cambiamenti potrebbero incidere positivamente, magari proprio modificando la legge elettorale. Ammetto che anch’io, a metà del mio terzo mandato come sindaco di Lussinpiccolo, dopo dieci anni, avevo annunciato di volermene andare. Sono necessarie delle novità. Ci rendiamo conto che l’approccio attuale alla politica non soddisfa le aspettative della gente”.

Komadina è stanco?

L’attuale presidente della Regione Komadina, in carica da vent’anni, è davvero stanco? Lo ritengono diversi dei candidati che hanno partecipato al primo turno e lo stesso Cappelli che insiste proprio sulla stanchezza di Komadina, vera o presunta. “Come ho detto, dopo due mandati da sindaco avevo affrontato il terzo con meno convinzione, consapevole di non avere più la grinta e l’energia che mi avevano sostenuto prima. Ero sicuro che chiunque fosse arrivato al mio posto sarebbe stato in grado di fare molte cose meglio di me. Al mio posto è arrivata la mia sostituta (Ana Kučić, ndr), giovane, con tanta energia, pronta a iniziare il suo secondo mandato”.

La maggioranza in Assemblea

Che venga eletto Cappelli o Komadina, all’indomani del ballottaggio occorrerà fare i conti con i numeri nell’Assemblea per assicurarsi il sostegno necessario. Non facciamo calcoli, anche perché le trattative verranno avviate a partire da lunedì, dopo le elezioni, ma sarà un’operazione non semplicissima. “La situazione, secondo me, sarà complicata soltanto all’inizio. Ci saranno le elezioni aggiuntive per i seggi garantiti alle minoranze nazionali, due per quella serba e uno per quella italiana. Con questi tre voti ci si assicurerà la maggioranza. Fino ad allora, o noi o l’SDP, avremo portato a termine le trattative per avere almeno altri due voti dalle altre forze politiche. Si aspetterà l’esito delle elezioni di domenica per dare il via ai negoziati. Chiunque dovesse vincere, Komadina o io, avrà la maggioranza. È meglio che ci sia una maggioranza stabile a differenza dello scorso mandato in cui c’è stato bisogno del voto di Hrvoje Burić, per molti anni membro dell’HDZ, un esponente di centrodestra che ha sostenuto una maggioranza di centrosinistra. Un suo emendamento era stato accolto e lui ha ricambiato. Succede così. Se fosse stato accolto qualche emendamento dell’HDZ, chissà, forse anche noi avremmo sostenuto Komadina”.

Campagna educata

Chi decide di fare politica deve essere pronto a fare i conti con le critiche, qualche volta con le calunnie, con le offese. Ne siamo stati testimoni anche noi, sorseggiando il caffè in Corso. Nel corso di questa intervista siamo stati ripetutamente interrotti. Un’anziana signora ha inveito contro Cappelli, ma non vogliamo entrare nel merito della questione, quindi si è presentata una sua fan che gli ha assicurato il proprio sostegno e, infine, un’altra signora, imprenditrice, che gli ha illustrato i suoi problemi, consegnandogli un plico di carte che Cappelli ha promesso di analizzare prima di contattare l’interessata. La campagna come tale, sia a Fiume che nella Regione, si sta svolgendo con toni accesi, ma entro i limiti del buon gusto.
”In questi ultimi giorni ce l’hanno con me per lo slogan con cui invito Komadina a prendersi un po’ di riposo. Io sarò felice nel momento in cui, terminata la carriera, qualcuno mi dirà di riposare perché me lo sono meritato. Ripeto, Komadina ha sicuramente dei meriti e certe cose le ha sicuramente fatte anche bene. In vent’anni, tra l’altro, ha dovuto per forza fare qualcosa di buono. Quando ero sindaco di Lussinpiccolo ho collaborato discretamente con lui, con alti e bassi. Lo ringrazierei per le cose buone che ha fatto, ma dopo vent’anni, anche se fosse il migliore del mondo, è davvero ora di cambiare. Ci vogliono nuove energie, nuove idee che egli non sembra disposto ad accettare. Si vuole proseguire per altri quattro anni con lo stesso ritmo. Verrà costruita una scuola, una palestra, verranno donate delle attrezzature all’ospedale, alla Casa della salute di Abbazia o altrove, si costruirà qualche nuova riva, mentre lo Stato continuerà a riversare nella Regione miliardi di kune. Komadina continuerà a vantarsi di questi miliardi e si proseguirà allo stesso modo. Se il 37 per cento sostiene che vada bene così, devo accettarlo. Se ci si accontenta, va bene così. Il popolo, pertanto, ha il capo che si merita. Dopo le elezioni, domenica sera alle 22 avremo i risultati e io sono pronto a congratularmi con il vincitore e mi aspetto lo stesso da Komadina qualora dovessi vincere io. Non sappiamo come andrà a finire. L’affluenza alle urne nel secondo turno sarà sicuramente inferiore a quella del primo turno. Al primo turno si era votato per i sindaci locali. Lì dove sono stati eletti al primo turno non mi aspetto una grande affluenza per cui entrambi riceveremo meno voti. Per ben che vada, dal 42 arriveremo al 35 per cento”.

Progetti alternativi

”Ci sono altre questioni che mi interessano in questo periodo, soprattutto in politica estera. Come presidente della Commissione Esteri al Sabor sono impegnato nell’affrontare temi come i conflitti in Israele o l’episodio di cui si è resa responsabile la Bielorussia. Sono a contatto con gli Ambasciatori e sto pianificando, se non dovessi venire eletto presidente della Regione, di partecipare a Strasburgo a una grande conferenza sul futuro dell’Europa. Cerco di valutare quali saranno i prossimi tre passi nel percorso europeo. Ho grande interesse per la politica estera in cui mi sono già cimentato come ministro e come console in Italia. Forse non avrò più occasione di affrontare situazioni come quella di pochi minuti fa. Devi avere pazienza e nervi saldi. Non sono certo che Komadina in queste circostanze possa avere pazienza per stare a sentire la signora che mi si è rivolta pochi minuti fa”, ha concluso Gari Cappelli che, in caso di successo al ballottaggio, annuncia che convocherà tutti i sindaci eletti ai quali verrà chiesto di elencare le rispettive priorità entro i successivi 30 giorni.

Coabitazione possibile

Tra la Città di Fiume e il governo, soprattutto con il Ministero del Mare, Traffico e Infrastrutture e quello della Cultura, negli ultimi cinque anni i rapporti sono quasi idilliaci, a prescindere dai differenti colori politici. C’è un clima diverso quando ci riferiamo alla Regione.
”Komadina pretende il decentramento del potere a livello nazionale, ma si comporta in modo diametralmente opposto in Regione nei confronti delle amministrazioni locali. La collaborazione non deve mai essere messa in discussione. Anch’io, oggi, posso parlare bene di Vojko Obersnel, che come sindaco di Fiume ha fatto molte cose importanti. Dietro di lui resterà Fiume 2020, Capitale europea della Cultura, un traguardo straordinario. Dietro l’ex sindaco di Fiume Slavko Linić, come membro del governo, resterà il progetto della fiscalizzazione. Cosa resterà dietro Komadina?”

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