Coronavirus. Blindata la Casa di riposo di Costabella

A Fiume si fa tutto il possibile affinché il Covid-19 non penetri nei gerontocomi

Il gerontocomio di Costabella vieta severamente qualsiasi tipo di visita, a parte quelle mediche, concesse soltanto in casi di estrema necessità. Foto Željko Jerneić

Emergenza coronavirus. Ormai non si parla d’altro, in qualsiasi campo o settore della nostra vita. Fa parte, purtroppo, della nostra quotidianità e passeranno probabilmente mesi prima di poter tornare alla solita routine. La questione, che inizialmente in molti hanno sottovalutato, o addirittura ignorato, ha assunto in breve tempo i connotati di una pandemia d’interesse globale, sconvolgendo le nostre vite. Ne stanno risentendo in particolar modo gli anziani, per i quali l’uscita fino al mercato cittadino era l’unico diversivo quotidiano, un modo per distrarsi un po’ e per scambiare quattro chiacchiere con i propri simili. La crisi sanitaria in corso da qualche mese sta influendo molto anche sulle persone ricoverate nelle case di riposo, che già dagli inizi di marzo risultano letteralmente blindate. È severamente vietato qualsiasi tipo di visita di parenti, amici e conoscenti. Per capire più da vicino come funziona il sistema nei gerontocomi in questo periodo di emergenza, abbiamo contattato la direttrice della struttura di Costabella, Marija Maras.
“Seguiamo costantemente tutte le notizie relative al coronavirus e ci atteniamo alle ordinanze decretate dall’Unità di protezione civile, motivo per il quale già il 26 febbraio scorso abbiamo ridotto le visite ai nostri assistiti, gli incontri con potenziali clienti e l’uso di autobus per raggiungere il centro cittadino, se non strettamente necessari. Al contempo, abbiamo assicurato vari prodotti per la tutela sanitaria e acquistato grandi quantità di viveri. Dato che nel frattempo l’Unità di protezione civile ha emanato misure più restrittive, abbiamo deciso di sospendere in toto le visite, i movimenti all’interno della struttura e gli incontri con persone che non fanno parte del personale. Abbiamo sospeso tutti gli eventi artistico-culturali, ridotto i contatti fisici e assicurato disinfettanti per le mani, che sono comunque sempre presenti vicino agli ascensori, su tutti i piani, all’entrata dell’edificio e del ristorante. Anche se tutti gli spazi vengono costantemente arieggiati, con il degenerare della situazione relativa al virus, abbiamo deciso di consolidare le misure igienistiche, in particolar modo per quanto riguarda gli spazi comuni”, ha spiegato Maras.
In quanto alle visite mediche, queste vengono effettuate soltanto nei casi d’urgenza. C’è un’ottima collaborazione con la dottoressa della Casa della salute di Fiume. Purtroppo i contatti con i familiari vengono effettuati esclusivamente per telefono o per via elettronica.
Responsabilità in primo piano
In base alla Delibera sull’organizzazione e sull’orario di lavoro, fino a quando non rientrerà l’emergenza Covid-19, la direttrice della Casa di riposo di Costabella e il suo team hanno deciso di formare due gruppi di lavoro, A e B, che indipendentemente gli uni dagli altri, garantiranno il regolare svolgimento delle mansioni in seno alla struttura. Dal 23 marzo scorso i gruppi A e B si stanno dando il cambio ogni due settimane. Questo comporta un ulteriore sforzo e impegno, ma assicura che non succedano imprevisti e che il lavoro proceda regolarmente anche in casi straordinari. “Siamo consapevoli del fatto che nella Casa di risposo la prevenzione deve avere la precedenza, poiché abbiamo sotto la nostra tutela 370 anziani, categoria particolarmente a rischio di contagio. Ci sono sempre degli assistiti e anche dei dipendenti che dimostrano la loro insoddisfazione, però è molto importante, per la nostra struttura, contare su quante più persone responsabili e coscienziose, che permettono di eseguire al meglio il nostro lavoro. Colgo l’occasione per ringraziarle”.
Trasporto pubblico, un problema
Dobbiamo considerare anche la recente sospensione del trasporto pubblico e quindi, chi usa gli autobus per raggiungere il proprio posto di lavoro deve seguire un nuovo regime che a noi spesso non va bene. Infatti, abbiamo turni che vanno dalle ore 6 alle 14, dalle 14 alle 22 e dalle 22 alle 6. Con questo nuovo orario, non ci sono più linee che possano farci arrivare al lavoro senza fare tardi. La prima corsa include il tratto verso Marčeljeva draga. Sulla nostra rotta, c’è anche l’Ospedale pediatrico che, come il gerontocomio, lavora ininterrottamente, ma le corriere dell’Autotrolej non contemplano questa direzione. Ciò comporta per noi un ulteriore problema organizzativo che include ben 150 dipendenti, molti dei quali non guidano e giungono da Porto Re (Kraljevica), Grobnico, Viškovo o Klana. La sospensione del trasporto pubblico ha scombussolato anche il lavoro quotidiano delle nostre assistenti, che offrono tutela sociale a una settantina di persone che vivono nei loro condomini, e che visitano, sei per volta, a frequenza quotidiana portano loro gli aiuti necessari. In mancanza di un adeguato trasporto pubblico, fanno dunque parecchia fatica. In poche parole, abbiamo dovuto riorganizzarci. Le assistenti si mettono d’accordo per venire assieme al lavoro, oppure si fanno dare uno strappo da mariti o figli, fruendo del lasciapassare rilasciato loro dal datore di lavoro. Gli aiuti in casa sono stati resi possibili in queste condizioni, grazie all’Associazione per la paralisi infantile e cerebrale che offre trasporto alle nostre assistenti, in collaborazione con la Centro per la previdenza sociale e il Dipartimento cittadino per la sanità e la previdenza sociale. Per questo stesso problema, abbiamo dovuto modificare anche la distribuzione dei pasti nelle mense dei Club per pensionati oppure fino alla soglia di casa, per coloro che non hanno modo di raggiungerli. Anche se la situazione è difficile e ai nostri assistiti manca il contatto con i loro cari, possiamo ritenerci contenti perché la situazione è sotto controllo e siamo ancora tutti sani. Attendiamo che la crisi passi”, ha concluso la direttrice.

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