Minoranze. Fondamentale la «reciprocità positiva»

Il deputato della Comunità Nazionale Italiana alla Camera di Stato del Parlamento sloveno, Felice Žiža, illustra i temi d’interesse per le etnie, trattati durante la visita della delegazione di Lubiana al Consiglio regionale dell’FVG

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Minoranze. Fondamentale  la «reciprocità positiva»
Felice Žiža, Urška Klakočar Zupančič, Mauro Bordin e Marko Pisani. Foto red

Anche il deputato della minoranza italiana alla Camera di Stato del Parlamento sloveno, Felice Žiža, ha fatto parte, come è noto, della delegazione della Slovenia che si è recata in visita al Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia a Trieste. I temi affrontati nel corso dell’incontro, di carattere principalmente economico, hanno incluso pure argomenti d’interesse per le Comunità nazionali del territorio, rispettivamente quella slovena nel Friuli Venezia Giulia e quella italiana in Slovenia.
Felice Žiža ha spiegato che le ragioni della sua partecipazione alla visita sono state essenzialmente due. “In primo luogo, sono stato invitato a partecipare alla delegazione perché sono il presidente del tavolo d’amicizia italo-sloveno. Il secondo motivo è che sono il rappresentante della Comunità Nazionale italiana in Slovenia”. In seguito all’introduzione della zona Schengen i rapporti sono molto migliorati, sia tra i capi di Stato che fra tutti gli altri massimi rappresentanti della politica italiana e slovena. “S’incontrano molto più spesso. C’è molto più fervore, molta più attività”, ha sottolineato il parlamentare.

Seggio garantito

In merito alla prima ragione della visita, il deputato ha spiegato come procedono le relazioni. “Abbiamo 21 deputati su 90 nel Parlamento sloveno che sono iscritti e collaborano con il gruppo d’amicizia italo-sloveno e ciò indica un grande interesse per la cura di questi rapporti, che sono ottimi. Tra Slovenia e Italia c’è una grande amicizia, ci sono una stretta collaborazione e un profondo rispetto. La collaborazione è presente in ambito politico, culturale e soprattutto economico”. Per quanto riguarda i temi più specifici, pertinenti all’ambito delle Comunità nazionali Felice, Žiža ha indicato che per la minoranza nazionale slovena l’obiettivo più importante è quello di conseguire il seggio specifico garantito, che esiste già in Slovenia e Croazia: “Vogliono averlo garantito e non legato più ai partiti, sia a Roma che nel Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. Per quanto riguarda quest’ultimo, ci troviamo già in una fase di colloqui con Massimiliano Fedriga, presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. La ‘Slovenska skupnost’, il partito politico della Comunità slovena in Italia, aveva invitato già a gennaio come ospite speciale proprio lui. Anche il presidente del Consiglio regionale dell’FVG, Mauro Bordin si è dichiarato favorevole a lavorare in sintonia con il governo regionale e si spera che a metà mandato l’obiettivo sarà raggiunto”.

Evitare campanilismi

“Il termine fondamentale sul quale insisto è ‘reciprocità positiva’ invece di solo reciprocità”. Nel secondo caso, ha spiegato Felice Žiža, si potrebbe interpretare la reciprocità nel modo più banale, come per esempio “se non lo abbiamo noi, non lo avrete neanche voi”. Ragionando “in termini di positività, cioè di tendere allo scambio per ottenere dei valori aggiunti, non c’è il rischio di una chiusura campanilistica”.
Scuole sotto la lente
I temi affrontati all’incontro sono stati principalmente tre. Innanzitutto, si è parlato del sistema scolastico. Sono stati i rappresentanti della Comunità Nazionale Slovena in primo luogo a parlare delle proprie difficoltà, delle loro sfide e del loro futuro. “La sensazione è che ci sia una situazione paragonabile a quella che è presente nella nostra Comunità: c’è un calo demografico, una riduzione delle nascite e di conseguenza una riduzione delle iscrizioni nelle scuole. Alla luce di questa riduzione dei numeri le nostre nazioni domiciliari vorrebbero, per esempio, chiudere delle scuole. Ma si tratta di cose che dovrebbero però essere tutelare dallo Stato e dagli accordi internazionali”, ha dichiarato Felice Žiža.

Equipollenza. Si negozia

Discutendo del secondo punto affrontato, “il grande problema che ci affligge negli ultimi anni è il riconoscimento dei titoli accademici. Abbiamo delle direttive europee che ci impongono delle condizioni dalle quali è difficile uscire, però i nostri rispettivi ambasciatori – specialmente l’ambasciatore sloveno in Italia Matjaž Longar che era con noi – stanno portando avanti un tavolo di negoziato per far riconoscere l’equipollenza automatica alla conclusione degli studi, sia in ambito accademico che in quello professionale”. Felice Žiža ha evidenziato un altro accordo di successo in un simile contesto: “L’Italia ha firmato con l’Austria un accordo bilaterale per il riconoscimento dei titoli di studio e la cosa sembra che funzioni. Ora quindi, per il tramite degli ambasciatori e dei Ministeri, si analizzerà questo documento e si valuterà se possa essere applicato anche tra Italia e Slovenia”.
Sinergia tra le etnie
Felice Žiža ha ribadito l’importanza della collaborazione tra la Comunità slovena in Italia e quella italiana in Slovenia: “Le due Comunità devono essere in stretto contatto, lavorare assieme, avere dalla propria parte ambasciatori, consoli, Ministeri e Governi. Soprattutto, dobbiamo essere noi al centro dei tavoli di lavoro perché solo noi conosciamo le nostre difficoltà, le nostre problematiche e dobbiamo perciò fare da ‘motore’”.
Il tema dell’informazione pubblica è stato pure affrontato all’incontro in Consiglio regionale, in particolare la situazione di TV Capodistria. Rilevante è stata pure la questione delle frequenze radio su banda media di Radio Capodistria e Rai 3 bis in Italia. A livello europeo è stato accordato che le frequenze in onda media verranno progressivamente ridotte. “Noi come Comunità, richiamandoci ai diritti acquisiti, faremo appello a quello che è un diritto acquisito. Se l’onda media viene eliminata, bisogna garantire una diffusione del segnale che sia paritetica o migliore, ma non peggiore, a prescindere dalle tecnologie usate. Deve cioè essere garantito lo stesso numero di ascoltatori sia da una che dall’altra parte della frontiera. Solo a quel punto si potrà togliere il segnale radio”, ha chiarito Felice Žiža.

Accordi bilaterali

Il terzo argomento messo sul tavolo è stato il negoziato con il Governo sloveno per la firma di patti bilaterali imperniati sul Memorandum trilaterale del 1992. In quel Memorandum era stato scritto che negli anni successivi alla firma avrebbero dovuto essere stipulati tre accordi bilaterali fra i tre Stati: Italia, Slovenia e Croazia. La Comunità Nazionale Slovena in Italia dimostra grande interesse in merito alla possibilità di stipulare questi trattati. Gli accordi bilaterali tra Italia e Slovenia nonché fra Slovenia e Croazia non sono stati finora stipulati. Un’eventuale firma di queste intese faciliterebbe il raggiungimento dell’obiettivo di stabilire TV e Radio Capodistria come la quinta istituzione comune della Comunità Nazionale Italiana, permettendo così di garantire la diffusione del segnale su tutto il territorio nazionale croato dove risiede la CNI. Nell’ambito di questi possibili accordi, in aggiunta, verrebbero inserite – ha chiarito Felice Žiža – “tutte le cose che ci interessano a tutela delle Comunità nazionali: scuola, formazione pubblica, cultura, sport. Andiamo in questa direzione. È chiaro che non è un lavoro che si può fare rapidamente. Bisogna ottenere l’approvazione del governo sloveno”.

Gli sloveni, un esempio

Durante la visita nell’FVG si è potuto parlare e venire a contatto pure con la realtà slovena in Italia: “Non si possono fare paragoni con la nostra condizione. Ho potuto solo apprezzare questa realtà. Tantissimi nostri connazionali conoscono la realtà slovena in Italia, che è eccezionale: una banca, un’Associazione di imprenditori molto consistente, un’Associazione degli agricoltori. La maggior parte dei contadini della zona di frontiera che va da Trieste a Tarvisio è slovena. Ci sono due scuole di musica, una a Trieste e una a Gorizia con filiali periferiche. Hanno oltre mille allievi che imparano a suonare vari strumenti musicali e una ha stabilito una piccola orchestra sinfonica. Sono presenti oltre un centinaio di associazioni sportive in tutte le discipline sportive. La Comunità Nazionale Slovena in Italia è la più grande Comunità slovena al mondo fuori dai confini nazionali; la stima varia dai 40 agli 80 mila appartenenti. I suoi membri sono molto ben istruiti: sono attive associazioni di avvocati, di medici e di varie altre professioni. È davvero una realtà da studiare, ‘cadono le braccia’ nel confrontare cosa hanno loro e cosa abbiamo noi. Da menzionare anche l’Associazione degli intellettuali sloveni che ha sede nel Teatro Stabile di Trieste. Oltre a questo, altri due teatri a Gorizia sono di loro proprietà e ora è nel loro ambito anche il Narodni Dom, che dal 2032 avranno la possibilità di usare in tutta la sua capienza. È presente infine anche una serie di biblioteche a Trieste, Gorizia, pure in forma digitale”. In conclusione – ha detto Felice Žiža – “l’unica” cosa che manca agli sloveni in Italia è il seggio garantito regionale e quello a Roma, o al Senato o alla Camera dei deputati. Per ottenere questo diritto, la via è dura poiché bisogna ottenere i due terzi dei voti. “Su questo tema, a Roma si sta discutendo già da tantissimi anni. Questo è uno dei miei incarichi, posso trasmettere le buone pratiche, spiegare molto meglio tutti quelli che sono i nostri diritti”.

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