Bradanini: «Siamo tutti chiamati a un sacrifico collettivo»

Il Console generale d'Italia a Fiume, Davide Bradanini

Sull’attuale emergenza si è pronunciato anche il console generale d’Italia a Fiume, Davide Bradanini, insediatosi da poco negli uffici in Riva. “Siamo arrivati da poco in Croazia e come tutti i cittadini croati, nonché connazionali italiani in Croazia, stiamo vivendo questa situazione con molta apprensione. Personalmente cerco di rispettare le misure necessarie per fronteggiare quest’emergenza, come pure di adottare tutte le precauzioni igienico-sanitarie e di distanziamento sociale per cercare di tutelare al massimo la mia salute, quella della mia famiglia, oltre che naturalmente di tutto il personale del Consolato e delle persone che mi circondano e con le quali mi incrocio ogni giorno. Chiaramente siamo molto preoccupati per ciò che sta succedendo in Italia e per l’aggravarsi della situazione in Croazia, ma siamo comunque fiduciosi che queste misure, molto restrittive ma strettamente necessarie, possano rivelarsi efficaci nel contenere l’epidemia e quindi nello sconfiggere una volta per tutte il virus. Del resto, anche in Italia mi sembra di capire che si cominci a intravedere la luce in fondo al tunnel, o quantomeno un’inversione di tendenza in base ai dati degli ultimi giorni. Fermo restando che la situazione continua a essere grave e il bilancio pesantissimo. Sono ovviamente consapevole della situazione critica e sto prendendo tutti gli accorgimenti del caso, fiducioso che tutto ciò possa servire per uscirne quanto prima. Io comunque continuo a recarmi al lavoro perché nonostante tutto il Consolato è attivo. Ci siamo organizzati su uno schema di turni di telelavoro, quindi la maggior parte del personale lavora da casa e ora al Consolato ci sono pochissime persone, soltanto l’essenziale per mantenere l’operatività. Il mio lavoro in questi giorni consiste principalmente nell’assistenza ai connazionali che si trovano in difficoltà in Croazia e che vogliono rientrare in Italia, perciò passo le mie giornate al Consolato. Per il resto, queste non si discostano più di tanto da quelle degli altri cittadini di Fiume: me ne sto chiuso in casa e una o due volte alla settimana esco insieme a mia moglie per andare a fare la spesa. La mia è quindi una giornata tipo abbastanza comune. I familiari in Italia? I miei genitori si trovano a Reggio Emilia, rimangono chiusi in casa ed escono soltanto per andare a fare la spesa, come del resto altri 60 milioni di italiani. Vista anche la loro età, sono giustamente molto attenti perché ricordo che l’Emilia-Romagna, dopo la Lombardia, è la Regione più colpita dall’epidemia. Per loro non è facile vivere questa situazione, perché passare settimane chiusi in casa può avere degli effetti anche pesanti su molte persone. E poi c’è mia sorella che invece è a Rimini dove continua a lavorare in Procura”, dice.
“Bisogna essere consapevoli di dover fare tutti un sacrificio collettivo. Non siamo semplicemente singoli individui che devono fare questo sforzo sulla base della malasorte o di non so che cosa, ma siamo parte di un processo e di una battaglia. Una battaglia del Paese e dell’intero continente europeo contro un’epidemia che potrebbe avere degli effetti veramente devastanti e ancora più pesanti di quelli che non abbia già”, afferma infine.

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