2 giugno. Furio Radin: «Restiamo uniti»

Furio Radin, deputato CNI e vicepresidente del Parlamento di Zagabria. Foto Patrik Macek/PIXSELL

“Ricordo la mia prima Festa nazionale, da studente a Zagabria, quando in Croazia non c’erano Ambasciate. Pioveva, e dal prato, ci siamo riparti nell’allora residenza del Console generale che poi è oggi quella dell’Ambasciatore. Il capo della diplomazia italiana a Zagabria, disse allora una cosa che a me, fresco di confusi messaggi ideologici parigini, si era alla fine degli anni Sessanta, parve ovvio, e che oggi guardo sotto tutt’altra luce. Disse: ‘Piove connazionali, ma vi assicuro che dietro le nuvole c’è il sole, e che rispunterà’. Negli anni che seguirono, per non parlare degli ultimi trenta di politica attiva, usando un’espressione di Blade Runner, i miei occhi hanno visto quello che menti umane non possono neanche immaginare, e se la metafora del sole è superata, non lo è quella del cambiamento. Tutto cambia e continuerà a cambiare, e chi, al potere, è conscio di questo fatto provato innumerevoli volte, sarà tollerante e modesto. Chi non lo è, avrà, alla fine, un futuro di delusioni”.
Così, in occasione della Festa della Repubblica, il deputato della CNI e vicepresidente del Sabor, Furio Radin, nel suo messaggio ai connazionali, ma anche a tutti gli amici della CNI, a tutti coloro che indipendentemente dall’appartenenza nazionale sono vicini e aperti alla collaborazione, atteggiamento che con il passare del tempo acquisterà sempre maggiore importanza.
Riferendosi quindi all’attualità, Radin ha fatto presente: “Forse qualcosa di buono sta nascendo anche in questi giorni, forse no, e forse subiremo colpi che avevamo quasi dimenticato, o forse no. Noi dobbiamo appoggiarci alle nostre forze, quelle che hanno mantenuto intatta la nostra identità anche quando eravamo in condizioni molto più difficili, alla nostra unità e alle tante risorse, che, forse per pudore, sono rimaste in ombra negli ultimi anni”. “La Festa di una Repubblica Italiana – ha aggiunto – non esalta la statualità, ma subito nel primo articolo della Costituzione, il lavoro. E a noi italiani che forse sentiamo l’Italia di più di chi l’ha sotto casa, nel primo bar dove tutti parlano italiano, per la prima volta, dico molto semplicemente, vogliamoci più bene, sosteniamoci e mostriamo a testa alta una cultura che, anche qui dove siamo in pochi e neanche tanto compatti, tutti ci invidiano”. “Viva l’Italia, Viva la Croazia e, come sempre – ha concluso Radin -, Viva Noi”.

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