3.maj, è ormai imminente il procedimento fallimentare

ZAGABRIA | Il ministro dell’Economia, della Piccola e Media Imprenditoria e dell’Artigianato, Darko Horvat, ha asserito ieri la FINA sta per avviare il procedimento fallimentare del cantiere navale 3.maj di Fiume. Poco prima della riunione del governo, il ministro infatti, ha affermato che non ci sono le condizioni per avviare il procedimento fallimentare nel Gruppo Uljanik, “ma, a quanto mi è dato sapere, la FINA lo avvierà d’ufficio per il 3.maj”. Horvat ha aggiunto di essere felice perché proprio ieri è stato dato l’avvio alla “data room” virtuale: “Fino al 18 gennaio tutti coloro ai quali abbiamo spedito gli inviti potranno verificare e raccogliere le informazioni rilevanti sui cantieri. Mi attendo che entro la fine di gennaio riceveremo proposte responsabili e finanziariamente corrette sia per l’Uljanik, sia per il 3.maj”.

Per quanto concerne il piano di ristrutturazione del Gruppo Uljanik e la sorte del 3.maj, per il quale come rilevato appare inevitabile l’avvio del procedimento fallimentare, il ministro ha dichiarato che “sia la vecchia sia la nuova Direzione dell’Uljanik sono state molto pazienti e hanno aspettato che venisse elaborato un programma di ristrutturazione di qualità. Ci si attendeva molto dal partner strategico Danko Končar, ma non c’è stata la necessaria sinergia, per cui non c’è più tempo da perdere. Il mio parere è che non si debba solamente trovare un nuovo partner, ma sia indispensabile trovarne uno che possa seguire finanziariamente il piano di ristrutturazione”.
Il ministro Darko Horvat ha aggiunto che finora nessuno si è notificato per accedere alla data room, ma ha evidenziato che il Ministero dell’Economia ha inviato inviti a cinque indirizzi e che le reazioni dovrebbero giungere in questi giorni. Come ha spiegato, si tratta della Fincantieri (di Trieste) e del Gruppo DIV (nell’ambito del quale opera il cantiere navale Brodosplit), che si presentano insieme; del Gruppo Damen (cantieristica) e IHC, due aziende olandesi che si presentano insieme; della Smart Holding ucraina; nonché di alcuni cantieri navali cinesi, che si sono fatti avanti negli ultimi giorni.
La data room si trova all’interno del palazzo della Direzione del Gruppo Uljanik, in via Flaccio 1 a Pola. Rimarrà aperta dal 27 gennaio al 18 gennaio incluso, ogni giorno feriale dalle 8 alle 16 e, in via eccezionale, anche al sabato, dalle 9 alle 13.

Soldi gettati al vento

Il ministro delle Finanze, Zdravko Marić, ha confermato nel frattempo che il 31 dicembre lo Stato rimarrà senza 2,5 miliardi di kune, cioè un importo pari alle garanzie concesse al Gruppo Uljanik. “Non è nell’interesse di nessuno che si debba effettuare il pagamento imprevisto. Questo fatto deve essere esaminato da qualcun altro, il mio lavoro è di mettere in pratica ciò che sta scritto nei documenti”, ha sottolineato il ministro, aggiungendo che l’anno prossimo sul Bilancio potrebbero pesare ulteriori due miliardi di kune inerenti sempre alle garanzie che il governo ha concesso all’Uljanik per la costruzione di navi. Se nel frattempo una di tali navi potrà essere completata, le garanzie potrebbero diminuire di circa un miliardo, raggiungendo la cifra complessiva di circa 3,3 miliardi di kune.
“Le date di scadenza delle garanzie sono fissate e dobbiamo rispettarle. Per ciò che concerne il futuro dell’Uljanik, bisogna interpellare qualcun altro”, ha concluso il ministro delle Finanze.

La parola al sindacalista

Predrag Knežević, presidente del disciolto Comitato sindacale di sciopero del 3.maj, alla notizia del probabile avvio del procedimento fallimentare da parte della FINA, ha commentato: “Non è una buona cosa, né per i lavoratori, né per l’azienda e neppure per lo Stato. In ogni caso, anche se quest’avvio è imminente, il giudice della Corte commerciale ha 60 giorni di tempo per decidere. Personalmente, non credo che il 3.maj fallirà. Se i creditori decideranno di sbloccare i nostri conti almeno per un giorno, eviteremo questo provvedimento”.
A proposito del fatto che il procedimento fallimentare sia imminente al 3.maj, ma non al Gruppo Uljanik, di cui lo stabilimento navalmeccanico fa parte, Knežević ha affermato che “il Gruppo consta di 10 o 12 aziende, nessuna delle quali opera in positivo, perciò potrebbe essere avviato il procedimento fallimentare per tutto l’Uljanik. Se ciò si avverasse, noi potremmo chiedere la restituzione del prestito di oltre 520 milioni che il 3.maj ha concesso alla Direzione del Gruppo Uljanik. Se il fallimento ci dovesse essere, il denaro che ci spetta deriverebbe dalla vendita delle proprietà dell’Uljanik”.

In attesa degli stipendi

“Abbiamo deciso di interrompere lo sciopero il 14 dicembre, per permettere ai dipendenti di percepire, oltre alle tre paghe minime assicurate dallo Stato, anche le differenze per i mesi di settembre e ottobre”, ha dichiarato ancora Knežević, constatando che non si sa se e quando i dipendenti potranno ricevere la prossima busta paga. “Forse il ministro ha annunciato l’imminente avvio d’ufficio del procedimento fallimentare per accelerare la ricerca d’un partner strategico e porre fine all’agonia del 3.maj. Non lo so, qui circolano tante voci e versioni diverse, per cui nessuno sa più quale sia realmente veritiera e fattibile”. Forse ne sapremo di più nella giornata odierna, quando il Comitato per la salvaguardia del 3.maj, guidato da Juraj Šoljić, s’incontrerà a Zagabria con il ministro dell’Economia Darko Horvat.

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