Zoran Roje: «Quei caffè con Orlando…»

Zoran Roje. Foto Lucio Vidotto

“Ha accompagnato e seguito tutta la mia carriera, di giocatore, allenatore e dirigente. Mi ricordo di tante interviste, soprattutto dopo le Olimpiadi. Lo conobbi meglio a metà degli anni Ottanta, quando giocavo a Napoli. Condivisi con lui un’intera giornata a Napoli, anche se l’avevo conosciuto prima. Da quel momento non ci siamo mai persi di vista”, racconta Zoran Roje, uno tra i nomi che hanno fatto la storia del Primorje, della pallanuoto fiumana e non solo quella. “Ciò che mi impressionava – aggiunge Roje -, era la sua capacità di ricordare le cose, di estrarre dati incredibili. Non gli ho mai chiesto come facesse. Non so se sia una questione di memoria o il frutto di annotazioni meticolosamente conservate da qualche parte. Era in grado di tirar fuori eventi del passato che poi metteva in relazione all’attualità in modo sorprendente. Mi restano tanti bei ricordi, non solo quelli legati al lavoro. Ci si trovava volentieri anche per un caffè. C’era poi il piacere di leggere i suoi articoli, i suoi commenti per i quali usava un linguaggio accattivante, frasi leggere, scorrevoli. Come per tutte le cose, poi, inevitabilmente, arriva la fine…”
Roje, nel 2010, aveva portato a Fiume l’allenatore spalatino Ivan Asić che negli anni successivi, come suo assistente e poi come primo allenatore a tutti gli effetti, guidò il Primorje dei trofei, otto in tutto, con due finali di Champions.
Asić ci ha chiamato ieri, provato: “Non posso crederci. Orlando mi ha seguito quand’ero al Primorje, ma si è spesso ricordato di me anche dopo il mio ritorno a Spalato. Mi aveva chiamato per farmi gli auguri dopo che avevo trovato un ingaggio negli USA. Che dire di lui? Grande giornalista e grande uomo, lo terrò per sempre nel cuore”.

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