Ilija Lovrinović, l’artefice del «miracolo parentino»

Il tecnico racconta la straordinaria cavalcata del Poreč che ha centrato uno storico terzo posto

È stata una stagione interminabile, massacrante e pesantemente condizionata dal Covid. Tra positività, quarantene, partite rinviate e la sospensione di un mese e mezzo del campionato a poche giornate dalla linea del traguardo che aveva scatenato una valanga di polemiche. Inutile girarci tanto attorno: la pandemia ha falsato la Premier League di pallamano. La maggior parte della società vorrà cancellare al più presto una stagione tribolata come mai prima d’ora, altre invece ne conserveranno un ricordo dolcissimo. Una di queste è il Poreč, che ha chiuso la Poule titolo al terzo posto dietro alle inarrivabili PPD Zagreb e Nexe. In altre parole, i parentini hanno riscritto la propria storia. In 67 anni di attività il club non si era mai spinto così in alto. Un’impresa che è valsa anche la qualificazione ai preliminari della prossima EHF European League. Merito di un gruppo bravo ad adattarsi, a fare di necessità virtù e a superare le difficoltà di una stagione anomala, sfruttando anche i passi falsi di altre società più blasonate che puntavano alla top-3. E poi c’è l’allenatore, Ilija Lovrinović, arrivato nemmeno 12 mesi fa ma capace subito di infondere alla squadra le sue idee e i metodi di lavoro, riuscendo al tempo stesso a fare gruppo.

 

È stata una cavalcata straordinaria ma gli obiettivi a inizio stagione erano ben altri…

”L’obiettivo era la salvezza. Avevamo perso 4-5 giocatori per noi molto importanti e quindi sapevamo di non poter ambire alle primissime posizioni, ma speravamo comunque di poter agguantare la Poule titolo in modo da chiudere subito il discorso salvezza. La chiave per entrare tra le migliori sei è stato il successo sul Gorica, arrivato in piena emergenza infortuni, eppure i più giovani hanno messo in campo carattere e personalità eccezionali in quel match. Nella Poule titolo eravamo naturalmente consapevoli del fatto che PPD e Nexe fossero inavvicinabili, ma al tempo stesso di potercela giocare alla pari con le altre formazioni. E così è stato”.

L’unico rimpianto resta il quarto di Coppa perso in casa col Sesvete, che vi ha precluso la possibilità di giocare la Final Four proprio a Parenzo…

”È stata forse la nostra peggior partita di tutta la stagione. La classica serata storta. Quel quarto era arrivato subito dopo l’interruzione del campionato e quello stop forzato ci aveva creato parecchi problemi. Ci abbiamo messo un po’ per ritrovare la miglior condizione”.

Inevitabilmente la pandemia ha falsato il campionato. Crede che ciò vi abbia in qualche modo dato una mano o invece anche in condizioni normali sareste comunque stati in lotta per il terzo posto?

”È una domanda senza risposta. Chiaramente questa situazione ha favorito alcune e penalizzato altre formazioni, ma in quale misura lo abbia fatto è impossibile da stabilire”.

Il terzo posto significa preliminari dell’EHF European League. L’Europa tuttavia ha i suoi costi, spesso proibitivi per le casse di molte società…

”La dirigenza ci ha rassicurati che giocheremo in Europa e che la Città è disponibile a sostenerci”.

La parte più difficile viene però adesso, ossia cercare di mantenere l’ossatura della squadra anche nella prossima stagione…

”È impossibile. La realtà è che il Poreč è un club destinato allo sviluppo e alla crescita dei giocatori, che offre loro la possibilità di giocare nel massimo campionato, ma non appena uno si mette luce, saluta e se ne va. D’altro canto però i nostri giocatori proseguono puntualmente la loro carriera in realtà più grandi e ambiziose della nostra e ciò rappresenta comunque una soddisfazione perché conferma la bontà del lavoro svolto”.

Il PPD ha conquistato abbastanza agevolmente il doblete, sebbene gli addetti ai lavori fossero convinti che il Nexe avesse colmato il gap con gli zagabresi…

”Sinceramente a marzo/aprile ero convinto anch’io che il Nexe fosse la favorita al titolo perché stava giocando davvero bene, meglio del PPD. Poi però al rientro in campo dopo lo stop forzato del campionato hanno avuto un calo non riuscendo più a ritrovare quello stato di forma”.

Nel frattempo la Federazione ha varato la riforma della Premier League, che a partire dalla prossima stagione vedrà un campionato allargato a 16 squadre e suddiviso in due gironi da 8. Come valuta questa riorganizzazione?

”Non credo faccia bene al movimento perché 16 squadre sono a mio avviso troppe e il rischio è quello di perdere qualità. Personalmente avrei mantenuto il format a 12 squadre, includendo però fin da subito PPD e Nexe”.

Nell’ultima uscita della nazionale di qualche giorno fa il selezionatore Hrvoje Horvat ha lanciato una Croazia sperimentale e imbottita di giovani, non convocando però alcun giocatore del Poreč, ma ben due del Dubrava che ha terminato il campionato alle vostre spalle. Ci sarebbe potuto essere spazio per qualche tuo giocatore?

”Sarò anche di parte, ma credo che Luka Moslavac avrebbe meritato la chiamata perché ha disputato davvero una grandissima stagione, così come Ivan Vekić, il miglior portiere della regular season per percentuale di parate. Ma comunque non sta a me giudicare le scelte di Horvat”.

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