Asja Zenere: la prima volta non si scorda mai

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Asja Zenere: la prima volta non si scorda mai
Il debutto della vicentina nel massimo circuito è stato incoraggiante

Finalmente il giorno tanto atteso è arrivato. Asja Zenere, una delle migliori promesse dello sci azzurro, ha fatto il suo esordio in Coppa del Mondo nello slalom gigante di Lenzerheide di domenica scorsa. La 25.enne di Enego, nonostante il pettorale alto di partenza, ha chiuso la sua prova con il 32º crono, sfiorando la qualificazione alla seconda manche, sfumata per meno di tre decimi. Un debutto incoraggiante per l’azzurra lungo un tracciato insidioso che ha messo in difficoltà atlete ben più esperte e titolate, tra cui la campionessa slovacca Petra Vlhova e la detentrice della coppa di specialità Marta Bassino, uscite entrambe nella parte alta. Il meritato debutto nel circuito più prestigioso è arrivato dopo una serie di ottime prestazioni stagionali, tra cui il quarto posto in rimonta nel gigante di Coppa Europa di Maribor e la vittoria nel gigante FIS a La Thuile. Nel circuito continentale vanta anche il secondo posto nel gigante di Trysyl e il terzo in quello di Andalo nel 2019, prima che un grave infortunio (rottura del legamento crociato anteriore e collaterale mediale del ginocchio destro) la costringesse all’operazione e a un lungo stop. Lo scorso ottobre si è dovuta fermare nuovamente a causa della frattura dell’astragalo e del calcagno riportata in allenamento, ma Asja si è rialzata anche stavolta e adesso non vuole più interrompere il suo percorso di crescita. A cominciare dalla tappa svedese di Åre, che oggi la vedrà nuovamente protagonista tra le porte larghe.

Asja Zenere è una delle migliori promesse dello sci azzurro

Asja, com’è andato il tuo esordio in Coppa del Mondo?

“Sono molto contenta. Ho lavorato a fondo per arrivare a Lenzerheide nelle migliori condizioni possibili, sia a livello mentale che tecnico. Nei primi due intermedi stavo anche andando forte, peccato per l’errore commesso subito prima del piano che mi ha fatto perdere velocità e centesimi preziosi nella parte finale”.

Ti aspettavi di essere così vicina alle trenta?

“Per un attimo, quando ho visto che ero giunta ventinovesima al traguardo, ho sperato davvero di riuscirmi a qualificare alla seconda manche. Ma poi mi sono resa conto dei distacchi e ho capito che non ce l’avrei fatta. Per fortuna avrò subito la possibilità di riprovarci ad Åre: sarebbe bello entrare nelle trenta e credo di averne le potenzialità”.

Oltre alla riconferma tra le grandi hai altri obiettivi stagionali?

“Al di là della trasferta svedese, vorrei soltanto chiudere la stagione con un podio a Soldeu in occasione delle finali di Coppa Europa”.

E per il futuro?

“Non ho aspirazioni particolari oltre a quella di migliorarmi sempre di più, che è la mia priorità. Le Olimpiadi di Milano/Cortina 2026 sono un sogno per qualunque atleta, ma sono ancora troppo lontane in questo momento”.

Nonostante la giovane età sei una veterana della squadra azzurra in Coppa Europa: hai notato differenze con la Coppa del Mondo?

“Le emozioni sono sempre grandi, ma paradossalmente avverto di più la pressione in Coppa Europa perché lì ho molte più possibilità di conquistare il podio”.

Hai qualche modello di riferimento a cui ti ispiri nello sci?

“Il mio idolo è Lara Gut-Behrami. La sua tecnica, la sua cattiveria e le sue linee mi lasciano sempre a bocca aperta. Cerco però di apprendere tanto anche da Federica Brignone. Non soltanto per i piedi d’oro di cui è dotata, ma anche e soprattutto per il suo atteggiamento perché è la sua forza mentale che fa la differenza”.

A proposito, durante la seconda manche la regia internazionale ha immortalato un lungo e affettuoso abbraccio tra te e Federica Brignone. Qual è il tuo rapporto con la campionessa di La Salle?

“Adoro Federica. Ascolto sempre con piacere i suoi consigli e le sue parole sul nostro mondo. Per la mia esperienza posso tranquillamente dire che è la più gentile di tutto il circo bianco. È una grande atleta e non c’è gara in cui non faccia il tifo per lei. È stato un onore esserle accanto in un fine settimana ricco di soddisfazioni anche per lei”.

Negli ultimi anni in Coppa Europa hai ottenuto i tuoi risultati migliori in gigante. È un caso oppure preferisci questa disciplina rispetto a quelle veloci?

“Purtroppo i tanti infortuni non mi hanno aiutata, così ho dovuto sempre ricostruire le basi sul gigante. Sono molto soddisfatta dei miei progressi in questa disciplina, ma l’intenzione è quella di tornare a essere presto competitiva anche nella velocità”.

Anche perché nel 2015 eri stata convocata per la discesa di Val d’Isère, anche se alla fine hai disputato soltanto le prove. Cosa diresti oggi alla ragazza che sette anni fa avrebbe potuto esordire in Coppa del Mondo da discesista?

“A quella ragazza vorrei dire che il suo sogno era quello di esordire proprio in gigante e quindi è meglio che alla fine sia andata così. E poi la inviterei ad avere tanta pazienza perché se scia bene le soddisfazioni arriveranno sicuramente”.

Qual è il tuo segreto per non esserti mai arresa davanti agli infortuni che sembravano volerti frenare ogni volta sul più bello?

“La questione, in realtà, è molto semplice. Credo fermamente che il gioco valga la candela perciò tutto quello che ho dovuto sopportare è servito a fortificarmi ancora di più”.

Hai una dedica speciale per il tuo esordio tra le grandi?

“La mia dedica va a chi mi ha portato sin qui. In primis la mia famiglia e mio marito (l’istruttore e allenatore Giuseppe Alborghetti, nda), che mi ha letteralmente salvato la carriera da atleta”.

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