CNI. L’Unione fa la forza

Marin Corva e Paolo Demarin commentano la sottoscrizione della Convenzione MAECI-UI-UPT

Paolo Demarin e Marin Corva

L’Unione Italiana è un meccanismo rodato, efficiente, in grado di affrontare le sfide che si presentano al cospetto della Comunità Nazionale Italiana. È questa in sintesi l’opinione espressa ieri da Marin Corva e Paolo Demarin, presidenti, rispettivamente di Giunta esecutiva e Assemblea dell’Associazione apicale degli italiani in Croazia e Slovenia, in merito all’appello lanciato la scorsa settimana dal presidente dell’UI, Maurizio Tremul. Nel commentare la firma della Convenzione MAECI-UI-UPT, Tremul aveva rilevato la necessità di accelerare i tempi legati all’approvazione del Piano finanziario dell’UI. Un’operazione che, come spiegato dal presidente dell’UI, può essere portata a termine unicamente se l’Assemblea, la Giunta esecutiva, le Comunità degli Italiani e le altre istituzioni della CNI dimostreranno spirito di squadra. Un lavoro di concerto, che stando a quanto rilevato da Tremul, sarà necessario anche per affrontare la sfida legata al rifinanziamento della Legge 73/01. Difatti, per come stanno messe le cose, nel 2020 e nel 2021 la CNI potrà fare affidamento su 3 e non su 4 milioni di euro, come avvenuto nel 2019.

“Nel luglio scorso, in margine alla riunione del Comitato di coordinamento per le attività dellaMinoranza Italiana in Slovenia e Croazia, ho concordato con il presidente del medesimo, Francesco Saverio De Luigi, la necessità di anticipare i tempi connessi all’approvazione della Convenzione”, ha rilevato Corva. In altre parole, ha chiarito, ciò implica che entro la fine del mese di settembre la Giunta esecutiva termini la raccolta dei dati richiesti ai beneficiari dei mezzi. “A ottobre dovrebbe essere convocato un coordinamento dei sodalizi e delle istituzioni per stabilire una strategia in prospettiva dell’eventuale riduzione dei finanziamenti”, ha dichiarato Corva, puntualizzando che nel 2019 la CNI ha ottenuto un milione di euro in più rispetto a quanto era stato preventivato dal governo italiano. “A quel punto – ha proseguito –, sapremo a sommi capi a quanto ammonteranno i finanziamenti a noi destinati dall’Italia (FVG escluso), dalla Croazia e dalla Slovenia, e saremo in grado di abbozzare il piano finanziario”. A fine ottobre, inizio novembre, dovrebbe tenersi un incontro preparatorio del Comitato di coordinamento. “Allora la Giunta esecutiva dell’UI avrà i dati necessari per presentare all’Assemblea dell’UI una proposta concreta attinente al Piano finanziario per il 2020”, ha detto Corva, ricordando che solo a gennaio si saprà realmente a quanto ammonteranno gli stanziamenti a favore della CNI da parte dei suoi finanziatori. Per quanto concerne le risorse a bilancio della Legge 73/01, Corva ha dichiarato che in questo momento, considerato il clima politico in Italia, è prematuro avanzare pronostici. Ha assicurato che a tempo debito egli e Maurizio Tremul si recheranno a Roma, come fatto l’anno scorso, nel tentativo di assicurare alla CNI le risorse auspicate. “In caso contrario faremo di necessità virtù. Spetterà alla Giunta esecutiva trovare il modo per assicurare tutti i finanziamenti necessari alle nostre istituzioni”, ha concluso Corva.
Il ruolo dell’UPT
Sulla necessità di accelerare i tempi connessi alla firma della Convenzione MAEC-UI-UPT si è detto d’accordo pure Paolo Demarin. “Aspettare agosto per porre la firma sul documento è inverosimile, anche considerate le difficoltà che ciò comporta per la realizzazione dei nostri progetti”, ha spiegato il presidente dell’Assemblea UI, il quale ha ricordato che ai sensi dell’ordinamento croato il piano finanziario deve essere approvato entro il 31 dicembre. “Se desideriamo che la Convenzione sia firmata a marzo, l’Assemblea può votare il piano finanziario già a settembre”, ha affermato Demarin, sostenendo però che il punto è un altro. “Dubito che ciò sarà fattibile fino a quando l’UPT non potrà fare nuovamente affidamento su un’organizzazione fissa e ben operativa”, ha dichiarato Demarin, sostenendo che il nocciolo della questione è un altro. “Forse sarebbe il caso di valutare e perché no, proporre un nuovo meccanismo per la gestione dell’erogazione dei fondi destinati alla CNI dai suoi finanziatori in Italia”, ha fatto presente Polo Demarin.

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