Peranić su Cec 2020: «Minoranza italiana? Trattamento incomprensibile»

Zvonimir Peranić, presidente del Comitato cittadino per la cultura, è stato molto critico in merito alla cerimonia d’inaugurazione dell'evento

Zvonimir Peranić, presidente del Comitato cittadino per la cultura. Foto Goran Žiković

Ormai è passata quasi una settimana dall’inaugurazione di Fiume Capitale europea della Cultura 2020. La città è lentamente tornata alla normalità dopo la sbornia della cerimonia d’apertura, le cui immagini sono ancora vive negli occhi e nella mente di tanti fiumani e non. Com’era ampiamente prevedibile, lo show Opera Industriale, andato in scena nel porto, ha infiammato i social e acceso gli animi dei cittadini, tra chi è rimasto estasiato, chi deluso, arrabbiato, indifferente e chi invece non ha colto il messaggio criptico che si è voluto lanciare. Posizioni contrapposte dunque, com’è normale che sia, a maggior ragione alla luce di uno spettacolo certamente molto singolare del quale si parlerà ancora a lungo. Come detto, non tutti hanno apprezzato. Uno di questi è il presidente del Comitato per la cultura della Città di Fiume, Zvonimir Peranić.
Nuove divisioni
“È normale che un evento di tale portata abbia alimentato così tante reazioni, sia positive che negative – dice Peranić –. L’elemento che più di tutti ha suscitato in me delle perplessità, in relazione alla cerimonia d’inaugurazione, è stato l’effetto contrario generato dall’insistenza sulle diversità che, anziché unire, rischia di creare ulteriori divisioni tra i cittadini. Perché? Perché se ancora oggi, all’alba degli anni ’20 dei XXI secolo, siamo testimoni di così tanti episodi di vandalismo in cui vengono bruciate e imbrattate delle opere d’arte, è palese come all’interno della nostra società ci sia un problema. Quanto all’Opera Industriale, questa ha sì celebrato la nostra città, ma insistendo un po’ troppo su un passato che magari qualcuno ricorda con nostalgia. Gli autori non hanno portato nulla di nuovo. Anzi, hanno semplicemente riciclato alcune loro vecchie idee. Alla fine le reazioni del pubblico sono state indirizzate per lo più verso i fuochi d’artificio. Insomma, questi li vediamo sempre a Capodanno e non rappresentano di certo un qualcosa di innovativo”.
Tra i critici dello show, c’è chi sostiene come alle minoranze nazionali sia stato riservato un ruolo troppo marginale. Non ultima a quella italiana. Basti soltanto ricordare come i tre programmi culturali proposti dalla Comunità degli Italiani di Fiume, in collaborazione con il Dipartimento di Italianistica e della Società di Studi fiumani, siano stati bocciati senza troppi complimenti.
Rapporto ambiguo
“Il rapporto tra CEC 2020 e le minoranze è un po’ ambiguo. A questo proposito non ho ben compreso il modo in cui è stata trattata la minoranza italiana. Nello specifico, l’intento dello sketch in italiano nel finale della cerimonia tenutasi nel Teatro Ivan de Zajc (l’incursione dell’attore del Dramma Italiano Giuseppe Nicodemo, nda). O meglio, se si è trattato di una critica o meno. Mi spiego. L’esibizione della scritta Nema nas (Non ci siamo, nda) sulle spalle del gruppo musicale Putokazi, la modifica di una delle opere più famose di de Zajc e un’opera molto oscura dedicata a Janko Polić Kamov, sono tutte chiari riferimenti critici. Se quello sketch è stato pensato come una critica per sottolineare il trattamento iniquo che viene riservato alle minoranze, allora è stato giusto manifestarlo. Qualora invece si sia trattato di un banalissmio sketch fatto giusto per il gusto fare qualcosa, allora c’è da riflettere. Le minoranze, a mio avviso, meritano di più”.
È stato rimarcato un’infinità di volte di come CEC 2020 sia una preziosa occasione in grado di portare molteplici benefici alla città, soprattutto sotto il profilo culturale, e di come quest’opportunità vada sfruttata ben oltre il 2020.

Foto: Goran Kovacic/PIXSELL

Risposte nascoste
“Nel momento in cui uno cerca di arrivare a determinate informazioni, la risposta della signora Emina Višnić (direttrice della società 2020, nda) puntualmente insinua in voi il dubbio di come non si stia andando nella giusta direzione. Se le chiedete delucidazioni sui mezzi finanziari, ovvero su come sono stati spesi i soldi che, lo ricordo, sono pubblici e quindi di tutti noi contribuenti, ecco che si nasconde dietro alla giustificazione della privacy e che dunque non le è permesso rivelarlo. Non dimentichiamoci poi come molte figure di spicco del progetto, tra cui Oliver Frljić, giusto per fare un nome, abbiano lasciato CEC 2020. In più, se si va a confrontare il programma iniziale con quello attuale, si notano le evidenti modifiche che sono state apportate. Nel momento in cui non riuscite a ottenere le informazioni che desiderate, quando il programma cambia in continuazione e quando durante le sedute del Consiglio cittadino rivolgete delle domande alla signora Višnić e lei rimane puntualmente vaga nelle risposte, è chiaro che sorgono dei dubbi sul fatto che riusciremo a sfruttare appieno le opportunità che derivano dal progetto CEC 2020. Ma sarà ovviamente il tempo a dare tutte le risposte”, ha concluso Zvonimir Peranić.

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