Le numerose incognite del progetto Fiume Cec

La maggior parte dei dipendenti è stata licenziata e sul web sta circolando una lettera di dubbia autenticità che porta le firme di istituzioni all’oscuro dell’iniziativa

Foto Željko Jerneić

Che la situazione non fosse rosea all’interno della società Rijeka 2020 non era certo un mistero e qualche settimana fa in un’intervista la direttrice, Emina Višnić, ci aveva assicurato che si stavano cercando modi alternativi di garantire lo svolgimento dei programmi o di spostarli nei mesi estivi in modo da farli rientrare in un periodo epidemiologicamente più sicuro. A meno di un mese di distanza, però, è giunta la notizia che la maggior parte dei dipendenti è stata licenziata in tronco e la sopravvivenza del progetto è messa in forse sia a Fiume che nell’altra capitale culturale europea, Galway.
Il progetto Fiume CEC 2020, inaugurato all’inizio di febbraio, non ha compiuto neanche tre mesi di vita e sembra già essere giunto al suo capolinea.
I 70 milioni di euro di finanziamenti che dovevano rappresentare l’apice della cultura fiumana non saranno incamerati nelle casse cittadine e centinaia di volontari, dipendenti e artisti rimarranno senza un impiego. Sei duri anni di lavoro, dal 2014 ad oggi, sembrano essere stati vani e l’amarezza tra coloro che avrebbero dovuto portare in porto i programmi culturali è indescrivibile.
Dei 70 dipendenti della società Rijeka 2020, ben 59 sono stati licenziati la settimana scorsa, ma la chiusura del grandioso progetto culturale non avverrà in sordina, come probabilmente si auspicano i critici.
Coloro che si sono ritrovati disoccupati dall’oggi al domani si sono organizzati per lanciare un appello pubblico e cercare di mantenere in vita almeno una parte dei progetti per il futuro di Fiume CEC 2020.
Sostenere la cultura con i fatti
Tra i firmatari ci sono pure le municipalizzate Čistoća e Rijeka plus e persino l’Ambasciata americana. I neodisoccupati fiumani si sono rivolti alla Città di Fiume, al Ministero della Cultura e alla Regione litoraneo-montana lanciando un appello per scongiurare la chiusura di Fiume CEC 2020 e invitando le istituzioni competenti a sostenere la cultura con i fatti e non soltanto a parole.
I firmatari all’oscuro del documento
In seguito alla pubblicazione dell’appello per salvare la cultura a Fiume sono stati contattati alcuni dei nomi e delle organizzazioni che avrebbero sostenuto l’iniziativa e a quanto pare né le municipalizzate né l’Ambasciata degli Stati Uniti ne hanno sentito parlare. Lo stesso vale per parte degli ex dipendenti i cui nomi figurano in calce alla lettera.
Goran Borković, il giornalista del portale Novosti che ha pubblicato la lettera, ha dichiarato che gli errori sono dovuti a una svista e non sono stati commessi in malafede. Si è pure rifiutato a rivelare chi sia l’autore del documento in calce al quale si sono trovate circa 500 firme di collaboratori, artisti, persone di spettacolo e tanti altri cittadini, associazioni, ecc.

Obersnel: «Siamo pronti a collaborare»
La lettera che ha destato scalpore nei media ha suscitato la risposta immediata del sindaco, Vojko Obersnel, il quale si rammarica della situazione e soprattutto di dover comunicare attraverso i media, visto che né lui né il capodipartimento per la Cultura, Ivan Šarar, sono stati contattati dai diretti interessati per fare chiarezza sulla questione. È innegabile che il progetto di Fiume CEC 2020 è il prodotto del lavoro pluriennale di decine di persone che ora si sentono tradite e ingannate dalle istituzioni, ma le circostanze sono fuori dal controllo della Città, ha spiegato Obersnel. Non è stata la Città di Fiume a fermare i programmi culturali, è stato il virus. Fiume ha avuto la fortuna, a differenza di Galway, di celebrare l’apertura dell’anno dedicato alla cultura, ma ora la situazione economica è cambiata, l’economia si è fermata, il settore turistico è in difficoltà e impiegherà anni a riprendersi. Inoltre, non è ancora noto come si funzionerà in futuro, soprattutto per quanto riguarda la modalità di fruizione dei programmi culturali.
Tagli indispensabili
“Ci tengo a precisare – ha puntualizzato Obersnel – che la Città di Fiume ha sempre considerato il progetto CEC come una priorità e non abbiamo rinunciato alla realizzazione di un programma ridotto e posticipato. Eravamo consapevoli che saranno indipensabili dei tagli, sia in forma di riduzione degli stipendi sia di licenziamento del personale e siamo stati molto aperti nel rendere chiara questa possibilità. Appena e se sarà possibile ci siamo impegnati a riassumere tutti coloro che in questo momento sono rimasti senza lavoro a causa della pandemia. Di tutto ciò eravamo coscienti già a metà marzo e abbiamo condiviso tutti gli scenari possibili, come pure i tagli alla cultura che si dovranno fare. Abbiamo collaborato in maniera proficua per rimodellare il programma e adeguarlo alle circostanze. Abbiamo pure fissato un importo mensile per saldare gli impegni presi finora e permettere il funzionamento della società Rijeka 2020 fino alla fine dell’epidemia“.
Il sindaco ha precisato che la Città, assieme alla società Rijeka 2020, ha avuto una riunione con gli esponenti del Ministero della Cultura in base al materiale stilato dalla Città e da Rijeka 2020 che comprende due varianti del programma rivisto del progetto CEC e, di conseguenza, due cornici finanziarie. La Città di Fiume è pronta a finanziare entrambe le varianti nel caso in cui il Ministero e la Regione le appoggeranno con gli importi riportati nel documento. Nell’ambito della succitata riunione, il Ministro non ha potuto ancora esprimersi sulle varianti proposte.
“Come noto, la società Rijeka 2020 ha promesso di richiamare nuovamente i dipendenti licenziati se e quando sarà possibile realizzare la variante adeguata del programma – prosegue Obersnel -. Questo, però, non dipende esclusivamente dalla Città, bensì anche dal Ministero della Cultura e dalla Regione. Comunque, sono fiducioso che gran parte delle collaborazioni proseguirà”.
Obersnel ha voluto esprimere la sua gratitudine ai firmatari della lettera aperta per il lavoro svolto finora e il grande impegno investito nel progetto. “Sono consapevole della sensazione di un’enorme vuoto che si avverte non potendo realizzare i programmi preparati. Non riesco a comprendere, però, come si è giunti a una situazione in cui comunichiamo tramite i media in quanto personalmente sono stato sempre aperto per ogni domanda, colloquio e comunicazione a qualsiasi livello. Soprattutto non capisco per quale motivo in calce alla lettera si trovano pure firme di persone che non erano al corrente dell’iniziativa e di cui diverse mi contattano sorprese e si scusano sostenendo di non averla firmata. Infine, devo osservare che la vostra lettera bussa a una porta già aperta, in quanto per me è importante che il programma venga adeguato alle nuove circostanze e realizzato. A questo fine la Città, il Dipartimento per la Cultura e io personalmente lavoriamo attivamente”, ha concluso Vojko Obersnel.

Facebook Commenti