Per la prima volta il Raduno a Fiume

Con tanta voglia di condivisione esuli e residenti si sono mescolati, hanno prodotto cultura, hanno ricordato i propri scrittori eccellenti, i personaggi importanti, hanno intrecciato canti e promesse, hanno stampato libri e tanto tanto altro

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Per la prima volta il Raduno a Fiume
La conferenza su Enrico Morovich svoltasi nell'Aula consiliare del Municipio

Avevamo tentato di superarla nel 2013 la porta del giardino segreto, il luogo magico in cui si conserva la memoria e dove potrebbero tornare nuove fioriture se ci fosse modo di coltivarlo, ma s’era richiusa subito dopo: troppa paura di gestire una nuova realtà, finalmente concreta e palpabile. S’era chiusa su altre nostalgie e rassegnazioni dopo che Fiume aveva ospitato l’incontro intitolato Sempre Fiumani, con la partecipazione di centinaia di persone, con la corsa della Fanfara dei Bersaglieri lungo il Corso e l’arrivo fragoroso nel salone delle feste di palazzo Modello. Solo un’illusione, un breve attimo di gioia rubata?

 

Ma ora, nuovamente, qualcosa è successo, per quasi una settimana, con la voglia di condivisione di esuli e residenti, Fiumani “patochi” si sono mescolati, hanno prodotto cultura, hanno ricordato i propri scrittori eccellenti, i personaggi importanti, hanno intrecciato canti e promesse, hanno stampato libri e tanto tanto altro.

Tutto è iniziato con la Settimana della Cultura italiana a Fiume, voluta dal Consolato con una coda di colore e tele, l’inaugurazione nella neo-restaurata sala delle esposizioni della mostra di Nevia Gregorovich. Solo la sera prima, mobili, sedie, scrivanie accatastate per permettere i lavori nelle sale, il bar, la cucina facevano tremare i polsi, ce l’avrebbero fatta i nostri eroi a preparare tutto in vista dell’arrivo dei Fiumani per il loro Raduno? Qualcuno disperava, qualcuno sospirava, Flavio Cossetto, Lucio Slama, Sara Marsanich, Adriana Mozina e l’incredibile Giulio Bonačić continuavano ad asserire che tutto sarebbe stato al proprio posto al momento giusto. “In questa sala se poterà balar!”, sostenevano con l’attento e convinto coordinamento di Melita Sciucca, la presidente della Comunità degli Italiani di Fiume. “Una locomotiva” l’ha definita Bruno Paladin la sera dell’inaugurazione della mostra. Tema dell’esposizione l’onda, simbolo della forza del mare e a Palazzo Modello la tempesta è entrata con gioia, per spazzare tutto, rimettere le cose al loro posto, realmente e metaforicamente.

Il manifesto della mostra su Enrico Morovich

”Siamo in pochi” dirà all’assemblea dell’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo-Libero Comune di Fiume in Esilio, il presidente Franco Papetti. Non possiamo nasconderci la realtà, gli anziani, esuli e non, sono andati avanti ed altri che proprio anziani non erano, ci sono stati strappati, come Agnese Superina e Rosy Gasparini. C’era qualcosa di tutti loro nell’aria, una specie di curiosa attenzione per capire se finalmente la promessa fatta mille volte sarebbe stata mantenuta.

Riuscirà questo nostro popolo sparso, fustigato dalla storia, messo ai ceppi, schiavo dei pregiudizi e dei luoghi comuni, a incontrarsi finalmente libero dalle pastoie che il tempo ha costruito?

La risposta è sì… Ciò a cui abbiamo assistito, finalmente ubriachi di realtà, è qualcosa che rimarrà scritto nelle pagine della nostra vita, di tutti noi, di chi c’era e di chi ci ha seguiti a distanza e che rivivrà questi momenti nei racconti sparsi che come una cantilena ci ripeteremo, perché ciò che è successo non ha precedenti.

La Santa messa in Cattedrale con la partecipazione del Coro Fedeli Fiumani e di Francesca Squarce

Per la prima volta gli esuli fiumani hanno tenuto il loro Raduno a Fiume, con la riunione di Consiglio e Assemblea, in effetti solo un momento del ricco programma costruito insieme alla Comunità degli Italiani. Nessuna divisione, nessuna separazione, nessuna questione da discutere in camera caritatis, tutto alla luce del sole, uniti e coesi. Su tutto si è posata un’aria nuova, sin dall’incontro con i ragazzi nell’Aula magna del Liceo. Critico in erba, un evento cresciuto grazie all’entusiasmo e al certosino lavoro di Maria Luisa Budicin Negriolli, diventa ora un programma di punta dell’AFIM-LCFE che attraverso il cinema intende mantenere il rapporto con le scuole. I lavori presentati dai ragazzi hanno brillato per quantità e qualità con delle punte insospettabili, tra musica e fotografia. Un’iniziativa che intende crescere – hanno assicurato Franco Papetti, Adriano Scabardi e Michele Scalembra.

L’attesa vera e propria era per il convegno dedicato a Enrico Morovich anche se già la sera prima un folto pubblico in Comunità aveva assistito alla presentazione di due volumi sul dialetto fiumano, risvolti critici e antologia delle opere. Un vademecum per le giovani generazioni. Ma ciò che ha colpito lo spettatore è stata la squadra scesa in campo: Corinna Gerbaz Giuliano, Gianna Mazzieri Sanković, Irene Mestrovich, Maja Đurđulov e Martina Sanković Ivančić per un esempio di alta cultura su un argomento che avevamo sentito affrontare moltissime volte in Comunità, ma che ora diventa un compendio per lo studio di un idioma che molti danno per defunto. Eppure risorge, nei versi di personaggi che non citeremo perché l’elenco è lungo, ma che arrivano dal passato per esplodere nel presente e parlarci di futuro. Li trovate in quei libri, da richiedere alla Comunità degli Italiani che diventa fucina di talenti, un luogo di infiniti esprimenti alchemici.

Così è stato per il convegno dedicato a Enrico Morovich in occasione della ristampa di “Un italiano di Fiume” e della sua traduzione ad opera di un illustre concittadino, Damir Grubiša. Accanto al gruppo di intellettuali fiumani anche alcuni ospiti illustri provenienti da Trieste e Genova, i proff. Elvio Guagnini e Francesco De Nicola. Di tutto ciò hanno scritto le cronache, rimane la sensazione di pienezza per essere riusciti a realizzare un progetto tanto ambizioso quanto necessario che apre le porte a un diverso modo di concepire la cultura italiana a Fiume, non uno stagno ricoperto di foglie morte, ma una fonte perenne che spazza via le dighe e porta sempre acqua fresca e cristallina. Una cultura che ritrova la forza delle argomentazioni colte ed argute, per contrastare, senza mezzi termini, chi continua a volerci definire all’interno di una cornice ancora ammantata di nazionalismo. Probabilmente è vero che siamo in pochi… ma quanta energia ragazzi e soprattutto ragazze.

Le prime copie del libro di Morovich, “Un italiano di Fiume”

Basti pensare che due professoresse, animate di grande slancio, sono riuscite a creare un Dipartimento di Italianistica a Fiume, presso la Facoltà di Filosofia. Il loro libro “Un tetto di radici” è ora una spada per sconfiggere altri draghi sulla strada dell’assimilazione e superare lo svilimento in atto da troppo tempo.

Si è fatta musica, qualcuno ha ballato, sono stati presentati altri libri ancora, perché “carta canta” e ciò che la scrittura propone sono nuove visioni di vecchie frustrazioni che non hanno più ragione di essere.

Quando succede un evento come questo, moltiplicato per tutti i giorni in cui i Fiumani hanno condiviso le giornate in città, è giusto ribadire l’eccezionalità di ogni istante trascorso insieme, a ricordare ma anche a progettare, riscoprire una città profondamente cambiata, ma ancor sempre riconoscibile e piena di suggestioni.

Fiume non è più quella delle prime pagine dello Stradario di Massimo Superina, ristampato dalla Società di Studi Fiumani, non è più quella descritta da Osvaldo Ramous o da Paolo Santarcangeli, è una città provata, per certi versi ferita, perché sta ancora pagando la violenza della storia. Solo nel processo di riconoscimento delle tante ricchezze che l’hanno plasmata potrebbe ritrovare la sua armonia che affiora solo in brevi tentativi di ricomposizione che non sempre la politica riconosce, ma certo sono una consolazione per la gente, per chi questo mondo lo riscopre con nostalgia e rispetto, con voglia di crescere e costruire. Lo si avverte entrando nel Palazzo che fu fabbrica tabacchi e zuccherificio, poi industria meccanica e si rivela oggi una delle architetture più preziose della città, dove si possono cogliere le meraviglie della tecnologia, delle invenzioni, dell’arte. Accanto alla storia tra Ottocento e Novecento delle industrie Whitehead, delle imprese di Salcher e Luppis, il ciclo di dipinti dei fratelli Klimt e dei loro allievi. Innovazione e arte, bellezza di marmi e dipinti per una nuova stagione che unisce il passato al presente e potrebbe essere foriera di un nuovo futuro con un piccolo sforzo, il riconoscimento di una poliedricità linguistica e culturale della città che sfugge nei dettagli tecnici, la mancata traduzione in lingua italiana dei cartellini illustrativi. Ma anche questa è Fiume, quella delle ingiustizie gratuite, che cerca di risollevarsi con la proposta degli odonimi che occhieggiano da alcune vie cittadine e che dovrebbero moltiplicarsi, ma si arenano nel dibattito sterile sul bilinguismo delle indicazioni autostradali. Per ogni conquista una sconfitta in agguato.

La visita guidata all’ex Zuccherificio

Di tutto questo e di tanto altro si è discusso nei vari incontri, in Comunità o al Museo, nella sala del Consiglio municipale o sul bus turistico che ha portato i partecipanti a conoscere le meraviglie di Via dell’Industria che è brutta e degradata, ma ricca di spunti di riflessione, di storia, di luoghi evocativi; un’apoteosi, un posto in cui tornare perché racchiude parte dell’anima della città, da consegnare ai posteri. E per finire, nonostante la pioggia, la gita sul Monte Maggiore.

Doveva essere un Raduno: si è rivelato qualcosa di più grande, difficile da inquadrare, ma che ha convinto.

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