La tragedia dell’esodo ha diviso le famiglie

Tradizionale commemorazione al cimitero di San Damiano di Umago

Bruno Bose e Floriana Bassanese Radin

Il Giorno del ricordo, che a Umago viene celebrato sin dal 2004, per tutti gli umaghesi è un momento di grande riflessione. La targa sulla cappella del cimitero di San Damiano testimonia il dramma dell’esodo e delle foibe, eventi tragici e mai dimenticati né da chi è partito né da chi è rimasto. Ebbene anche ieri, in tempo di pandemia, la Comunità degli Italiani “Fulvio Tomizza” di Umago ha voluto deporre dei fiori ai piedi della targa che ricorda quella tragedia. Presenti i vicesindaci Floriana Bassanese Radin e Mauro Jurman, il presidente della CI di Salvore, Silvano Pelizzon, il direttore della Scuola elementare italiana “Galileo Galilei” di Umago, Arden Sirotić, nonché una delegazione di soci del sodalizio umaghese. Alla fine della Seconda guerra mondiale la tragedia dell’esodo e delle foibe ha diviso le famiglie, svuotato le campagne e fatto piangere moltissime persone. Ricordi che ritornano e che oggi sono celebrati ufficialmente sia in Italia che in Croazia. Umago è stata la città apripista, quella che ha posto una targa commemorativa nel luogo dove ogni anno, a partire del 2004, esuli e rimasti si ricongiungono per ricordare i loro cari. E così è stato anche ieri, quando al cimitero la vicesindaco di Umago eletta in quota CNI nonché presidente della locale CI, Floriana Bassanese Radin, assieme a Bruno Bose, membro dell’Assemblea della CI “Fulvio Tomizza”, ha ricordato la tragedia dell’esodo, dello smembramento delle famiglie, delle divisioni. A causa della pandemia quest’anno non hanno potuto presenziare alla cerimonia commemorativa i rappresentanti della Famiglia umaghese di Trieste, sempre presente in occasioni di questo tipo. L’esodo, drammatico, ha spopolato paesi e città, anche l’anima del territorio se n’è andata, anni difficili per tutti, perché chi è andato via si è trovato in un ambiente spesso ostile, idem per chi è rimasto a causa della lingua che non conosceva. Mille difficoltà da entrambi le parti e per tutti mille lacrime d’infinita sofferenza, perché le ferite non si sono mai rimarginate. Un capitolo buio della nostra storia, nazionale e internazionale, che causò lutti, sofferenza e lo spargimento di sangue innocente. Vi furono persone, come i fratelli Gulin di Umago, vittime di un odio che era ideologico, etnico e sociale; vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con il fascismo e le sue persecuzioni. Il solo fatto di essere italiani era motivo di persecuzione. Paesi e città spopolate, quasi interamente, e con gli italiani se ne andavano la vita, l’economia, la cultura, i parenti, i compaesani.

Le delegazioni delle CI di Umago e Salvore

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