Fiume. La targa ricordo sulla villa degli esuli

Iniziativa del Dottor Augusto Rippa Marincovich. Sarebbe bello che il suo esempio avesse un seguito

Villa Rippa oggi

All’inizio del novembre scorso, in occasione del Raduno dei fiumani svoltosi per la prima volta a Fiume, uno dei partecipanti all’incontro, l’urologo prof. dott. Augusto Rippa Marincovich, laureato in Medicina e Chirurgia nel 1973 presso l’Università di Padova, nato a Pieve Tesino (Trento) il 5 maggio del 1946, ma discendente di esuli (suo padre Italo era fratello di Ettore Rippa junior e la famiglia, fino alla fine della Seconda guerra mondiale, gestiva in Corso un noto negozio di strumenti ottici, geodetici, barometri, occhiali, cannocchiali, termometri, microscopi, macchine fotografiche e altra attrezzatura fotografica), ha realizzato un’idea che covava da tanto tempo. Ottenuto il permesso degli attuali inquilini, ha installato all’ingresso della villa in cui la sua famiglia visse fino al momento dell’esodo, una targa in ricordo di suo padre e dei suoi nonni. Un’iniziativa molto simile alle pietre d’inciampo che nel mondo vengono posate in memoria delle vittime del nazismo, indipendentemente da etnia e religione, che ha indotto molti fiumani a riflettere su un’eventuale proposta di fare la stessa cosa in ogni casa di Fiume che fu abbandonata dagli esuli.

Una targa bilingue

Sulla targa in ottone che Augusto Rippa Marincovich ha installato su una delle due colonnine in cemento sulla quale compare l’attuale numero civico dell’odierna via Moše Albahari (all’epoca dell’Italia via Milano), il numero 13, e che è parzialmente bilingue (italiano e croato) sta scritto: “Qui abitava Ettore Rippa nato nel 1884, con Anna Milcetich dal 1905 al 1945. Qui nacquero i loro figli Rino – 1905, Linda – 1907, Italo – 1909, Anita – 1913. U ovoj kući živio je Ettore Rippa i njegova familija od 1905 do 1945. Il nipote Augusto pose addì 2021”.

La targa ricordo posta sotto all’odierno numero civico di villa Rippa

La madre di Augusto Rippa Marincovich, Lidia, era di Fasana, ma suo papà era originario di Comisa, sull’isola di Lissa, in Dalmazia. Giunta a Fiume conobbe e sposò Italo Rippa. Da Fiume la mamma di Augusto, al quale diedero il nome dal bisnonno, con la sorella di Augusto Flavietta, di soli 5 anni, sfuggiva ai primi bombardamenti e si rifugiava da sfollata nella piccola Pieve Tesino, in Valsugana, nella casa del bisnonno, da dove a fine 800 era migrato a Fiume il nonno Ettore Rippa. Soltanto alla fine guerra la raggiunse il suo sposo, Italo, reduce dalla prigionia.

Nel 1937, prima dell’esodo, il padre di Augusto, Italo, già presidente del GUF, medico chirurgo e in seguito responsabile della Sezione di otorinolaringoiatria dell’ospedale, teneva anche lezioni di specializzazione sportiva alle infermiere volontarie della Croce rossa.

I nonni Rippa avevano origini nel Trentino e si insediarono a Fiume a fine ‘800. Una delle due nonne di Augusto era una Milcenich che sposò un Marincovich, e abitava in Cittavecchia. L’altra nonna che di cognome era Tedeschi, era un’istriana, originaria di Orsera. Dopo la fine della guerra nonna Eufrasia fu l’unica a rimanere a vivere a Fiume della grande famiglia Marincovich. Tutti gli altri, comprese le cugine di Augusto, Annamaria Marincovich e Alejandra Marina Marincovich, emigrate a Buenos Aires, se ne andarono con l’esodo.

Come tante altre storie di esuli anche quella della famiglia Rippa è molto interessante.

Il Dottor Augusto Rippa Marincovich fiero di aver realizzato la sua iniziativa

La storia del negozio

Noto fotografo e ottico Ettore Rippa senior fondò il suo negozio di ottica in Corso Vittorio Emanuele III al civico 37 nel 1880. All’epoca era l’unico specializzato nell’offerta di strumenti geodetici, barometri, occhiali, cannocchiali, termometri, microscopi, macchine fotografiche e altra attrezzatura fotografica. Nel lontano 1880 il fratello del nonno di Ettore Rippa junior, Paolo Rippa, reduce da un giro in Dalmazia quale venditore ambulante, si fermò a Fiume che in quel tempo era in pieno sviluppo commerciale, industriale e navale, sotto l’Ungheria. Aprì il suo negozio in Corso con l’aiuto finanziario del compaesano Ernesto Avanzo, che aveva a sua volta un analogo negozio a Trieste. Il lavoro prosperò gradatamente tanto da permettergli di mantenere e sovvenzionare gli studi in medicina di suo fratello Augusto, che si laureò a Innsbruck e più tardi mandò il nipote Ettore (figlio di Augusto) in Germania a fare pratica di ottica in una fabbrica di occhiali. Rientrato dopo un anno a Fiume (1900) lo impiegò nell’esistente negozio come aiuto e collaboratore. Paolo Rippa morì nel 1912 e il nipote Ettore junior, fratello del padre di Augusto Rippa Marincovich, rilevò il negozio. Nel 1918 il suo primogenito, Ettore junior (Rino), dopo essere stato anche lui in Germania a fare pratica nella stessa fabbrica in cui l’aveva fatta suo padre, collaborò col genitore riuscendo a superare le traversie del dopoguerra e mantenendo l’attività fino all’annessione di Fiume all’Italia (1924). Il lavoro progrediva bene e all’attività dell’ottica si ampliarono offrendo anche la vendita di articoli fotografici e un laboratorio di sviluppo e stampa. Tutto andò bene fino al 1940. Ovvero all’inizio della Seconda guerra mondiale. Nel 1943 Ettore Rippa fu richiamato. Dopo l’occupazione tedesca iniziarono i bombardamenti aerei anglo americani. Con l’arrivo a Fiume dei partigiani jugoslavi molti cittadini italiani furono arrestati, tra cui suo padre, ultimo vice-podestà di Fiume, e lui che venne condannato a 15 anni di carcere e alla confisca di tutti i beni (casa e negozio). Catturato proprio nella sua casa in via Milano dagli agenti dell’OZNA nella notte del 14 maggio del 1945, fu processato e condannato ai lavori forzati pur non avendo personalmente commesso crimini. Ma era e voleva rimanere italiano. Scontò a Maribor un anno di lavori forzati. Poi, grazie a una petizione di fiumani rimasti, che venne inviata alle autorità dell’ esercito jugoslavo, lo stesso Tito gli fece ottenere la grazia. Tornò a Fiume a piedi, talmente malconcio che i figli non lo riconobbero.

L’esodo

Lui e sua moglie Nora, nata Rudan, rimasero per un certo periodo nel negozio per conto dell’amministrazione jugoslava, despodestati da proprietari a operai. Fino al febbraio del 1947, quando gli permisero di lasciare Fiume, dov’era nato e cresciuto. Il figlio, Ettorino – che riparò con la famiglia a Pieve Tesino, nella casa dei nonni, dove nacquero le sue figlie gemelle Anna e Maria, e il quale, per mantenere la famiglia si trasferì poi a Milano per lavorare dapprima come commesso dall’ottico Duroni, in Galleria e quindi, dopo essersi rimesso in contatto con i suoi vecchi fornitori che lo aiutarono a iniziare una nuova attività, riattivare un proprio negozio di Ottica in via Meravigli 18 –, riuscì a convincerlo a raggiungerlo a Milano e nel 1947 lo fece. Morì nel 1962, quattro anni dopo la scomparsa di sua moglie Nora. Il negozio di Milano cessò definitivamente le sue attività nel 1975. Il figlio Ettore, zio di Augusto Rippa Marincovich, fu presidente del Club alpino di Fiume e, nel 1966, uno dei soci fondatori del Libero Comune di Fiume in esilio.

Il decreto emesso dal Comitato popolare cittadino di Fiume il 5 febbraio del 1946 con il quale Ettore Rippa e sua moglie Nora da proprietari del negozio divennero operai

Oggi villa Rippa, sulla quale Augusto ha posto la sua targa ricordo e dove, nel 1919, suo padre Italo sedeva sulle ginocchia di Gabriele D’Annunzio, spesso ospite in casa del nonno Ettore e dello zio Paolo, entrambi legionari, è sotto protezione dell’Istituto di conservazione della Repubblica di Croazia ed è monumento culturale protetto.

Una pubblicità d’epoca del negozio dei Rippa, in Corso

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