ROBE DE MATTEONI Ragionando al contrario

Matej Vuk

Ci stavo pensando mentre camminavo verso il Drosina, accompagnato dalle fredde raffiche di bora. È martedì, e c’è poca gente in strada. Attorno allo stadio non si vedono neppure i gatti randagi. Tranne la nutrita delegazione arrivata da Vitoria Gasteiz, i baschi proprietari dell’Istra 1961. E così penso che forse sarebbe un bene che i gialloverdi di Fausto Budicin prendano una batosta, ad esempio uno 0-2. Magari è meglio perdere e deludere la delegazione in modo tale che si renda conto che la squadra ha bisogno di rinforzi…
Alle volte alcune cose possono andare bene anche se il contesto generale è tutto negativo. Ne se qualcosa il buon Budicin, che a poche ore dalla partita contro il Gorica ha perso pure il quinto titolare dopo Bosančić, Guzina, Paez, Hujber, ovvero lo spagnolo Perera. E come se non bastasse, al 29’ si è infortunato anche l’ottimo Navarro. Eppure la sua squadra ha strappato un meritatissimo pareggio. Favorita della vigilia, squadra forte e la più prolifica dopo la Dinamo, il Gorica non ha dimostrato di valere i venti punti in più in classifica e i 25 gol segnati in più rispetto ai polesi. A essere onesti, l’Istra avrebbe potuto comodamente vincere dopo essere andata in vantaggio con il ragazzo di Čakovec, che il Rijeka ha girato in prestito ai gialloverdi. Matej Vuk ha firmato il suo quarto gol in questo campionato, dimostrando ancora una volta due cose. Primo, ha un grande talento; Secondo, è ancora troppo discontinuo. Ci sta. In fondo stiamo parlando di un ragazzo di 20 anni che sta vivendo la sua prima stagione da titolare in una squadra di Prima Lega. Matej ha meritato la chiamata di Igor Bišćan nell’Under 21 ed è tra i papabili candidati per gli imminenti Europei di categoria. Ora però deve compiere il fatidico salto di qualità se vuole far parte del gruppo. Con i mezzi tecnici che si ritrova è già avvantaggiato di suo, ma deve però cambiare atteggiamento. Nei primi 45’ contro il Gorica è stato troppo riservato, anche se si vedeva che, se soltanto lo avesse voluto, avrebbe potuto liberarsi facilmente dalla marcatura dei difensori avversari. Nel secondo tempo l’ha capito e non a caso ha fatto gol. Ma allora perché aspettare un tempo?
Dopo la buona prestazione dei polesi, ho sentito delle voci giungere dalla “delegazione” che dicevano qualcosa come: “Beh, tutto sommato non siamo messi poi così male come sostengono certi giornalisti”. Mi associo. L’Istra non è scarso e basterebbero alcuni piccoli ritocchi per farlo diventare una squadra in grado di raggiungere la salvezza senza troppi stress. Siccome l’Alaves, che sabato compirà i primi 100 anni, si ritrova con un buco di bilancio dovuto alla pandemia, è palese che la delegazione parli di austerity e di come stringere la cinghia. Che poi, a dirla tutta, senza l’assegno di 250-300 mila euro che arriva ogni mese da Vitoria, l’Istra 1961 sprofonderebbe nelle categorie amatoriali in meno di sei mesi.
Intanto, ieri la società gialloverde ha formalizzato il chiacchieratissimo trasferimento di Rocco Žiković, che porterà più di dieci milioni di kune nelle casse societarie. Altrettanti potranno arrivare nei prossimi due anni grazie ai bonus. A questo punto sarebbe sufficiente investire una decima parte di questa somma per portare la squadra a raggiungere due traguardi. Uno è il rafforzamento della rosa con giocatori validi sui quali guadagnarci in futuro; il secondo è mantenere la massima categoria, accendendo finalmente un po’ d’entusiasmo tra i tifosi delusi.
Però, invece di giocar male, i ragazzi di Budicin hanno giocato bene. I baschi sono quindi soddisfatti e così, in compagnia del sindaco Boris Miletić, presente in tribuna, potevano concentrarsi sul progetto Campo Marzio. Lo Stato ha ceduto l’immobile di via Promontore, dove sorgeva il primo campo di calcio della città ai primi del Novecento, e i baschi vogliono ora costruirci il centro sportivo. L’investimento previsto è di circa otto milioni di euro. Per me si tratta di un progetto fondamentale per il futuro del calcio a Pola. Se ne parlava da almeno dieci anni, ma non se ne fece nulla perché lo Stato non voleva cedere i terreni e nemmeno la Città. Da quello che ho sentito, non era particolarmente attiva a riguardo. Sinceramente non ci speravo più perché nella seduta del governo nel 2018, presieduta da Andrej Plenković a Pola, non era arrivato l’OK per Campo Marzio, mentre invece gli altri immobili erano stati messi a disposizione della Città. Praticamente non c’era speranza…
Ma la settimana scorsa mi è arrivato questo messaggio su WhatsApp: “È fatta, Campo Marzio è di nostra proprietà!”
Finalmente. Ma pensa te… Allora a questo punto mi auguro che non si faccia il centro sportivo, che l’Istra non si rafforzi e che forse è meglio scendere in Seconda Lega. Vuoi vedere quindi che ragionando al contrario le cose funzionano!?
P.S. L’Istra ha onorato con un minuto di raccoglimento la scomparsa di Franko Valenčić (84), grande protagonista della celebre squadra polese che nella stagione 1961/62 centrò la prima promozione nell’allora Seconda Divisione jugoslava.

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