ROBE DE MATTEONI Il Qatar è più vicino

Dopo le tre partite d’inizio settembre valide per le qualificazioni al Mondiale del 2022, per la Croazia il Qatar è più vicino. Sette punti incamerati, dei quali quattro nelle due difficili trasferte a Mosca e Bratislava, prima del gran finale contro la temibilissima, più per tradizione, Slovenia. Si può chiedere di più? In Croazia, ecco un’altra tradizione: non siamo mai contenti. Lo ha detto prima della partita Matjaž Kek, tecnico degli sloveni, che conosce alla perfezione la Croazia e il suo mondo del calcio. Sulla panchina del Rijeka ha scritto la storia del club quarnerino e, ma questo è un parere tutto mio, mai più qualcuno riuscirà a regalare simili emozioni alla città e soprattutto ai tifosi. Magari un domani il Rijeka vincerà anche una Coppa europea, ma il primo titolo di campione nazionale non si scorda mai, è un’emozione irripetibile. Per quanto fatto con il Rijeka, Kek faceva gola ai grandi club croati. Lo voleva la Dinamo. Lo voleva, e lo vuole tuttora, l’Hajduk. Facile capire il perché: Kek a Spalato non ha perso mai con il Rijeka. In 22 partite l’unica sconfitta è arrivata a Fiume, nelle altre 21 il bilancio parla di 13 vittorie e 8 pareggi. Al Poljud lo considerano una garanzia per il salto di qualità. L’ultimo hurrà in campionato risale all’ormai lontanissimo 2005…
La nazionale slovena è tornata a giocare in Croazia a distanza di 18 anni. Nel 2003
si trattò dello spareggio per l’Europeo e a Zagabria finì 1-1. Nel ritorno i biancorossi vinsero 1-0 e andarono in Portogallo. L’unico precedente sloveno al Poljud risale invece
al 1997, quando Primož Gliha firmò una clamorosa tripletta. Finì 3-3, anche se la Croazia era stata in vantaggio 2-0 e 3-1. Una partita valida per le qualificazioni mondiali
e che rese più difficile la strada verso Francia ‘98, dove poi sappiamo bene come andò a finire… Quella Slovenia era una squadra davvero tosta, forte, ricca di talenti quali Zahović, Gliha, Rudonja e altri ancora. Dopo 24 anni Matjaž Kek, a marzo, ha fermato
la Croazia sul campo amico per la prima volta nella storia. Un momento pesante per la nazionale di Dalić: problemi di gioco, ma anche comportamentali. Un brutto segnale
per gli Europei che hanno confermato, al di là del passaggio del turno, che Dalić non ha la situazione in mano. Lo ha confessato pubblicamente, promettendo che avrebbe cambiato le cose. Lo ha fatto in primis “tagliando” i vari Vrsaljko, Rebić, Petković e Brekalo per le partite di settembre, mandando un chiaro messaggio agli esclusi, ma anche a tutta la squadra, ovvero che non avrebbe tollerato più l’indisciplina e l’egoismo nello spogliatoio. Le tre partite hanno confermato che i problemi di gioco non sono svaniti all’improvviso, ma hanno comprovato che l’atteggiamento dei giocatori è cambiato. E i risultati gli hanno dato ragione…
Matjaž Kek, dopo il successo di Lubiana, nella “sua” Spalato se l’è passata male. Molto male. Ho visto forse la peggior Slovenia contro la Croazia. Prima magari perdeva, giocava anche male, ma questa volta ha superato ogni limite. Kek era già stato l’eroe sloveno in passato, quando superò la Russia negli spareggi davanti a Putin, portando la nazionale al Mondiale in Sudafrica. I ritorni nel calcio, come dimostra la storia, raramente hanno l’esito desiderato. La storia di Kek al Rijeka è speciale, ma irripetibile. Con la Slovenia è invece solo la conferma di come nel calcio il fattore più importante siano i giocatori. Con la qualità che si ritrova, Kek non può fare miracoli. Al Rijeka Mišković gli assicurava il “materiale” valido che Kek sfruttò al massimo per vincere trofei. Così, se non hai la qualità per la tua filosofia di gioco, ritorni a Spalato, ma non puoi fare niente. Perché il tecnico avrà anche le sue idee, ma per metterle in pratica servono i giocatori. Se un giorno Kek finisse all’Hajduk, sarebbe un grande rinforzo, ma senza giocatori di qualità cambierebbe poco o nulla.
Zlatko Dalić lo ha provato sulla propria pelle. Senza grandi risultati in carriera, si è trovato al posto giusto nel momento giusto, arrivando fino alla finale del Mondiale. Dopo Russia 2018 le cose sono cambiate. La squadra è cambiata, come sono cambiati il risultato e l’atmosfera. La Croazia quella qualità non ce l’ha più. Bisogna quindi accontentarsi e lavorare per un futuro più radioso…

Facebook Commenti