Nuove minacce per le libertà fondamentali

Il premier ungherese Viktor Orban

Gli ordinamenti politici del passato, che hanno infranto in modo grave o orrendo le libertà e i diritti fondamentali dei cittadini, continuano a trovarsi nel dibattito politico corrente. Ma invece di occupare gli scontri politici attuali, andrebbero lasciati all’analisi storica scientifica, oltre che agli organi inquirenti, se sono ancora in vita persone che hanno commesso reati non in prescrizione, legati alle attività dei sistemi statali che hanno agito nel nome delle loro ideologie e visioni del mondo.
Un danno provocato da questa controversia anacronistica nelle dispute politiche è che si trascurano i rischi per i diritti e le libertà fondamentali rappresentati da governi o progetti politici attuali. Contrariamente a esagerazioni retoriche, è chiaro che in Europa, oggi, non esistono governi che si possono equiparare ai regimi del secolo scorso, o progetti politici che hanno delle possibilità reali di riproporre ordinamenti analoghi. Concentrandosi sui regimi del passato come al criterio per definire il male, si perde di vista il fatto che esistono rischi attuali per le libertà e i diritti fondamentali, che, anche se non raggiungono i livelli estremi di quei sistemi, devono essere opposti in modo fermo.
È urgente una nuova dichiarazione politica che affermi le libertà e i diritti fondamentali e le opportunità eque che sono valori compromessi oggi da progetti politici e realtà attuali. Questa dichiarazione dovrebbe essere espressa a livello nazionale, europeo e mondiale.
Perché? A causa delle nuove minacce. Una di queste è rappresentata dalle crescenti diseguaglianze sociali. L’altra da ordinamenti non liberali. Il fenomeno è, al momento, più attuale nell’Europa dell’Est, ma rischia di estendersi all’occidente. L’esempio di Orban è quello più noto. Una sintesi del suo pensiero è presente in index.hu.
Orban dichiara che la democrazia liberale è stata solo uno strumento utile per uscire dall’ordinamento socialista. Poi offre una caricatura del pensiero liberale e alcune dichiarazioni talmente generali da essere banali (il valore del lavoro, dello studio, del pagare le tasse…). Insomma, cose che proprio tutti, sarebbero pronti ad affermare in modo così generico, da Roosevelt a Hitler, passando per Orban. Dette da lui, appaiono sarcastiche, se si prendono sul serio analisi sul livello della corruzione presente in Ungheria che si possono leggere in hungarianspectrum.org.
Tra i problemi della società ungherese, rilevati da Transparency International, c’è la compromessa indipendenza dei media, che sarebbero stati troppo spesso acquistati e controllati da circoli economici legati al governo.Trovo Orban particolarmente preoccupante quando dice che le libertà individuali non possono porre limiti alla legittimità delle decisioni democratiche. Un ricordo storico sarà utile. La segregazione razziale negli USA era il risultato di decisioni democratiche negli Stati dove era presente. Che cosa possiamo apprendere da questo fatto?
La democrazia è un valore, perché ci rende uguali nel processo politico. Ma da questa uguaglianza nel processo politico possono risultare decisioni che violano l’uguaglianza e i diritti nella vita reale, come ha fatto la segregazione razziale. È necessario, pertanto, tutelare alcuni valori anche nei confronti delle decisioni democratiche e difendere alcune istituzioni, centrali per la tutela di questi valori. Tra queste ci sono le Università. Al contrario, è noto il destino della Central European University di Budapest, un’istituzione di elevato prestigio, costretta a spostare la sede al di fuori dell’Ungheria da decisioni che le impediscono le attività in quello Stato.
Il rispetto delle libertà e dei diritti fondamentali, oltre che di opportunità eque, e la tutela delle istituzioni necessarie per la loro difesa, sono gli aspetti centrali della democrazia liberale che costituiscono, anche, l’essenza della civiltà politica occidentale e della forma di vita sociale più evoluta mai raggiunta.

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