ROBE DE MATTEONI Il calcio è tornato a casa

Federico Chiesa, grande protagonista del'Italia agli Europei

Sono un amante sincero del calcio inglese. Più che del gioco, sono stregato dall’atmosfera che si respira nei loro stadi. Dal 1996, quando ebbi il privilegio di seguire sul posto l’esordio della Croazia agli Europei, ho capito subito il perché di tanta passione in Inghilterra. Oltremanica il calcio è una fede. Per tutti, tifosi e non, è uno stile di vita. Prima di allora l’Europeo lo seguivo sempre in tv. Avevo sempre l’impressione che il boato dopo il gol nei loro stadi avesse una tonalità specifica. Non come in Italia, Croazia, Austria, Svizzera o Germania, dove avevo già vissuto esperienze professionali. Godendomi la partita inaugurale tra Inghilterra e Svizzera, nel mitico Wembley delle due torri (quello di oggi è stato ricostruito nel 2007), al minuto 23 esplodeva la gioia dei tifosi inglesi: Alan Shearer gonfiava la rete e l’urlo del pubblico era proprio come in televisione! Non lo so spiegare, ma è veramente unico…
Da quel 1996 l’Inghilterra ha lanciato il motto “Football is coming home”. Vanitosi come sono, non riescono a rassegnarsi all’idea che loro, gli inventori del calcio, non possano essere protagonisti con la nazionale dei Tre Leoni. Un unico trofeo nella storia, quello del 1966, il Mondiale vinto in casa con “l’aiutino” degli arbitri nella finale con la Germania Ovest. Mai riconfermatisi campioni, gli inglesi hanno sempre snobbato le vittorie altrui, e dopo che nella semifinale ‘96 avevano perso ai rigori contro l’“odiata” Germania, non hanno mai più centrato una finale nei grandi tornei. Fino a quest’Europeo. Anomalo già per il fatto che si disputa in 11 città del continente, ma ancora di più per la pandemia. L’Inghilterra ha praticamente giocato il torneo come se fosse il Paese ospitante. Padroni di casa contro la Croazia, la Scozia, la Repubblica Ceca e la Danimarca, con l’unica trasferta all’Olimpico di Roma con l’Ucraina. I protocolli sanitari sono rigidi nelle altre sedi, ma non a Londra, con il premier Johnson che ha progressivamente aperto Wembley al pubblico. La finale si giocherà con 60mila persone, delle quali 40mila saranno inglesi. Della serie aiutiamo i forti e i ricchi, come ha fatto il malcapitato arbitro olandese Danny Makkelie regalando loro un rigore inesistente allo scadere del primo tempo supplementare della semifinale con la Danimarca. Una vergogna a questi livelli, anche perché c’è il VAR, che per un motivo oscuro, nonostante la verifica dell’episodio, gli arbitri della VAR Room non hanno segnalato al collega che si trattava di un errore colossale. Peccato perché l’arbitraggio fino a qui è stato di livello, confermando la bontà della tecnologia quando usata in maniera corretta.
Domenica al Wembley Stadium ci sarà l’Italia! Prima che il “Football’s coming home”, ho la sensazione che potrebbe esserci “Il calcio torna a casa”. Dopo che tre anni fa avevano saltato il Mondiale, gli azzurri sono ritornati alla grande. Roberto Mancini con i suoi collaboratori “made in Sampdoria” (Vialli, Salsano, Lombardo, Evani…) ha costruito una squadra giovane, compatta, con un gioco moderno che però non ha perso il DNA italiano. Se gli inglesi sono gli inventori del calcio, gli italiani sono i maestri della tattica, dell’organizzazione di gioco e delle squadre di club. Si sono smarriti nel 2000 per problemi economici e sociali
negli Appennini, ma con questo spettacolare Europeo sono tornati ai vertici. E non poteva essere altrimenti. Dopotutto l’Italia ha vinto quattro Mondiali, un Europeo e con le squadre di club ha dettato legge in vari cicli, dei quali quello interista (anni ‘60) e milanista (‘90) risplendono come testimoni di quel dominio. Indipendentemente da come finirà la finale, l’Italia è tornata a essere grande…
La finale è sempre una partita difficile da leggere. Per come la vedo io, gli inglesi sono un pelino più forti e oltretutto giocano in casa. Fisicamente sono impressionanti, ma l’Italia ha più talento. Se Spinazzola non si fosse fatto male sarei molto più convinto che gli azzurri sarebbero più vicini al loro secondo titolo europeo. La finale sarà sicuramente uno spettacolo.
Che tipo di Europeo chiuderanno Inghilterra e Italia? La mia convinzione è che proprio queste due nazionali abbiano meritato di ritrovarsi all’ultimo atto. Come sistema della squadra nazionale, l’Inghilterra di Southgate come l’Italia di Mancini sono due esempi da seguire. Al di là dei grandi giocatori, la vera forza di entrambe è il gruppo: tutti per uno, uno per tutti! L’Europeo ha inoltre confermato i trend visti da qualche anno in Champions, ovvero un gioco veloce, impostazione dal basso, pressing alto, tanto possesso. L’Inghilterra non è più la squadra dei lanci lunghi e del gioco aereo, l’Italia non è più sinonimo di catenaccio, mentre invece la Spagna era ed è rimasta tutt’oggi fedele alla filosofia del calcio “giocato”. Sono queste le linee guida di un gioco che, e ne sono più che convinto, non può essere più veloce di quanto lo sia adesso. Le squadre non possono correre più di quanto lo stanno facendo adesso. Siamo insomma ai limiti. Ebbene sì, il calcio è tornato veramente a casa, alle origini. Per tutti e non solo per gli inventori o i vari maestri…

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