ROBE DE MATTEONI Calcio polese, che cosa succede?

Foto: Goran Kovacic/PIXSELL

Le partite di campionato dell’Istra 1961 al Drosina sono complessivamente 18. Di queste, quelle giocate contro il Rijeka e l’Hajduk si disputano sempre in un’atmosfera particolare. In primo luogo perché le due compagini adriatiche magnetizzano l’interesse dei propri tifosi, di Fiume e Spalato, ma anche dei sostenitori che vivono nella penisola istriana. Logico quindi che pure gli aficionados dell’Istra 1961 arrivino in grande numero sulle tribune del Drosina. Il Rijeka è il classico vicino di casa che porta alla conseguente rivalità. L’Hajduk è invece uno dei due più grandi club croati dal 1945 ad oggi. La Dinamo, poi, è l’altra grande realtà dell’HNL, anche se quando gli zagabresi giocano a Pola c’è sempre meno pubblico rispetto ai confronti con Rijeka e Hajduk.
Nell’arco di tre settimane il calendario prevedeva che prima l’Hajduk (12 settembre) e poi il Rijeka (2 ottobre) sfilassero al Drosina. Dopo tutti i problemi legati alla pandemia speravo che finalmente si sarebbe respirata un’atmosfera calcistica di “vecchio stampo”. Non potevo avere più torto quando pensai che saremmo ritornati alla normalità. La partita con l’Hajduk ha attirato sugli spalti soltanto 1.761 spettatori, uno dei minimi storici dal 2004 ad oggi. Quello che poi mi ha maggiormente colpito è stato il momento del primo gol degli ospiti, al 7’ della ripresa dopo il rigore di Marko Livaja. Il boato dalla sud me l’aspettavo eccome perché la Torcida si fa sempre sentire. Però l’euforia sulla tribuna centrale, inclusa la zona VIP, mi ha sorpreso non poco. Ero certo che i tifosi dell’Hajduk, alcuni dei quali sono personaggi conosciuti nel panorama politico e di altri settori di Pola, avrebbero gradito il vantaggio della loro squadra. Mi ha meravigliato invece la “quantità” di fan ospiti che hanno occupato la tribuna che solitamente è popolata dai più calorosi tifosi locali, che non fanno parte degli ultrà dei Demoni.
Pensai che è forse un periodo un po’ grigio per il calcio di Pola, una specie di reazione alla sconfitta di Sebenico. Quindi aspettavo con curiosità di vedere come sarebbero andate le cose nel derby con il Rijeka. Si sapeva che i Demoni non assistono alle partite perché i giovani sotto i 18 anni, che sono molti nel gruppo, non hanno i mezzi per pagare ad ogni partita il test anti-Covid. Pensai che forse il derby con i vicini avrebbe invertito la tendenza, ma ancora una volta gli ultrà non si sono presentati. Poi, dopo aver sentito lo speaker ufficiale annunciare che gli spettatori erano 794, ho capito che non erano presenti alla partita nemmeno coloro che più o meno frequentavano quasi regolarmente lo stadio prima della pandemia. I gol del Rijeka hanno prodotto lo stesso effetto come quelli dell’Hajduk. O meglio dire, la stessa situazione. Se nella sud l’Armada cantava durante tutta la partita, nella tribuna centrale i tifosi ospiti gioivano per i molti gol della loro squadra del cuore. A conti fatti tra i 1.761 spettatori con l’Hajduk quelli locali saranno stati circa 500, mentre contro il Rijeka tra i 794 totali, quelli locali erano forse 300. Meno insomma che contro l’Hajduk, anche se l’Istra 1961 si era presentato al derby reduce dalla vittoria a Zagabria contro il Dragovoljac e (prima) del pareggio a Koprivnica. Vuol dire che il risultato non conta?
Una tristezza immensa per il calcio di Pola. Ma è colpa soltanto dei problemi legati alla pandemia e ai protocolli? Oppure la tifoseria di Pola ha perso la pazienza per la politica dei proprietari baschi? Ho fatto una veloce analisi della situazione in ambito HNL. Ricordo che due anni fa l’avevo fatta anche per il mio giornale e allora scrissi che c’era un calo di pubblico ovunque, Spalato esclusa. Scrissi che ci sono già due-tre club che non vanno oltre 700-800 spettatori a partita.
Bene, adesso siamo arrivati già a sei club. Istra 1961 (981), Gorica (847), Slaven Belupo (586), Šibenik (544), Lokomotiva (462) e Hrvatski dragovoljac (390) hanno più spese che ricavi nell’organizzazione della partita. A registrarne oltre al migliaio di persone sono soltanto le quattro big del calcio croato. Interessante il fatto che la Dinamo abbia appena 1.183 spettatori a partita. Il club con più frustrazioni a causa dei risultati che non arrivano, l’Hajduk, ha allo stesso tempo una media di 9.015 spettatori. L’Osijek (2.215) e il Rijeka (2.046) viaggiano più o meno sugli stessi binari: dipende dai big-match giocati finora in casa.
È chiaro che la tendenza di andare allo stadio in Croazia cala di anno in anno. Se mettiamo da parte i numeri dell’Hajduk, tutte le altre partite della stagione (46) hanno portato un numero simile, ovvero 46.749 spettatori. Con i 45.079 del Poljud la Prima Lega ha una media di 1.800 spettatori. Senza Spalato siamo invece a 1.016, dunque molto vicini a scendere sotto la soglia dei mille.
Il trend è chiarissimo. Quali sono le cause di questo triste andamento? Per adesso nessuno di coloro che “contano” non ne fa un problema. Troppo cari i biglietti? O la paura del Covid? Oppure l’overdose di calcio in TV? Forse magari il disamore per il calcio in generale?
Penso che lo capiremo nel corso della stagione. Ma la prospettiva non è sicuramente rosea. Anzi…

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