LETTERATURA Presentata a Trieste «La città contesa»

Giacomo Scotti

Parlare di Fiume, città multietnica, straordinariamente ricca di storia, divisa e contesa, e di Jugoslavia, terra di profonde e affascinanti contraddizioni, un Paese che non c’è più, è nelle “corde” dello scrittore Giacomo Scotti.
Una sfida fra le tante che l’autore savianese trapiantato in riva al Quarnero – voce fra le più autorevoli e longeve della letteratura dei “rimasti” – ha voluto cogliere, forte delle sue esperienze di saggista e storiografo, con il suo ultimo libro pubblicato dall’editrice leccese Besa Muci: “La città contesa”, presentato all’Antico Caffè San Marco di Trieste. Presentazione a cui si è affiancata quella dell’altro volume di Scotti, “Si chiamava Jugoslavia”, sempre per i tipi dello stesso editore. A illustrare il volume sulla storia dell’urbe di San Vito dall’esauriente sottotitolo “Fiume 1918 -1924, un lustro e più di lotte e rivolte”, sono stati l’editore Livio Muci e lo storico Fulvio Salimbeni.
Livio Muci ha spiegato il perché di questa scelta editoriale che riassume, con la narrazione di Scotti, il senso e la missione della casa editrice “Besa Muci”: rivolgere una particolare attenzione a quegli ambiti letterari che sono da sempre stati penalizzati dal grande circuito editoriale: il travaglio dei Balcani e il crogiolo multietnico del Mediterraneo. Giacomo, da uomo originario del Sud, ma radicatosi profondamente in quest’angolo dell’Adriatico nord-orientale, ha saputo e voluto descrivere innanzitutto – ha spiegato Muci – l’identità multietnica e la complessità di questa città divisa e segnata dagli eventi storici, piegata dalle ferite del confine. Una città che nelle sue sofferenze ha saputo dimostrare, fra mille difficoltà, che la convivenza fra i diversi è possibile e che la diversità è un valore, una ricchezza.
L’impronta e l’impianto storiografici del libro sono stati illustrati da Fulvio Salimbeni. Scotti descrive, come tanti altri storici e saggisti, una città animata dal perenne anelito all’autonomia municipale, sino all’agognata indipendenza come possibile ma negato “Stato Libero”; una città retta dai traffici e dai commerci, dalla febbre degli affari, contrassegnata fra gli ultimi decenni del XIX secolo e i primi anni del Secolo scorso da un repentino e straordinario sviluppo economico, marittimo, imprenditoriale, urbano e civile. Una città che ha richiamato braccia e menti da tutto il mondo e dalle terre vicine, divenuta crogiuolo di culture, lingue, religioni e nazionalità diverse, pur integrate in un’italianità – fiumanità municipali divenute koiné, lingua franca, tratto distintivo di una piccola “città – mondo”.
È la città dell’impresa di D’Annunzio, città di “passione”, dei miti che hanno infuocato le menti e innescato quei processi ideologici che avrebbero dominato le moderne società di massa, spianando la strada alle dittature del Novecento. Ma a Scotti, afferma Salimbeni, piace indugiare soprattutto su due figure “chiave” della storia di Fiume fra le due guerre: sul sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris, autore della celebre “Carta del Carnaro”, straordinario esempio di modernità, di originalità anticipatrice sul piano giuridico, politico e costituzionale (apprezzata da Gramsci e da Lenin, oltre che da una moltitudine di intellettuali europei), di cui in questi giorni è stato celebrato il centenario della promulgazione (rilevato, a questo proposito, l’importante editoriale sul Sole 24 Ore dello storico Emilio Gentile, o l’appellativo dato alla Carta da Marcello Veneziani come la “più bella costituzione del mondo”), e l’autonomista Riccardo Zanella, presidente dello Stato Libero di Fiume, fervente democratico e antifascista, fautore di una visione diversa, forse troppo avanzata e da molti incompresa, del rapporto fra Stato e Nazione, basato sul principio dell’autonomia territoriale e sull’originale concetto di “città libera”, “Freie Stadt”, di moderna polis indipendente quale unico modello in grado di assicurare politicamente, in quest’area multiculturale e plurilingue, in un territorio storicamente conteso, il rispetto delle diversità e della convivenza, la reale tenuta della complessità.
Il volume, corredato da un ricco apparato fotografico, fornisce una cronistoria particolareggiata e ricca di dettagli ancora poco noti del periodo che va dalla fine della Prima guerra mondiale all’annessione di Fiume all’Italia, attraverso la Reggenza di D’Annunzio e lo Stato Libero.
“Un contributo ulteriore – afferma lo storico Fulvio Salimbeni – alla conoscenza di una città che è stata un importante laboratorio per la storia e la cultura europee, un crocevia per la civiltà del Novecento; una città rivendicata, idealizzata, tormentata, contesa, divisa, dimenticata, di cui tanto si parla, ma di cui pochi, in Italia e altrove conoscono veramente la storia”.

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