ETICA E SOCIETÀ Disobbedienza civile. Dialogo, non ricatto

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ETICA E SOCIETÀ Disobbedienza civile. Dialogo, non ricatto

Uno dei temi di enorme importanza per ogni concezione democratica e liberale riguarda la disobbedienza civile. La questione è legata alle azioni recenti di chi richiede misure maggiormente efficaci per il contenimento dei cambiamenti climatici. Ha fatto scalpore la serie di iniziative contro le opere d’arte. Da un lato c’è chi sostiene queste azioni, affermando l’assoluta priorità del contenimento dei cambiamenti climatici. Da questa prospettiva si esprime indignazione nei confronti di un atteggiamento che attribuirebbe maggiore importanza alla salvaguardia delle opere d’arte, piuttosto che a uno sviluppo sostenibile che possa garantire un pianeta quale valida cornice per la qualità della vita. Dall’altro lato c’è chi riconosce l’importanza di misure efficaci per il contenimento dei cambiamenti climatici, ma richiede comportamenti adeguati nella loro richiesta. Sarebbero adeguate quelle forme di disobbedienza civile che non creano danni rilevanti (come la distruzione di un’opera d’arte) e che stimolano una comprensione del reale problema sociale per il quale si esercitano gli atti di disobbedienza civile.

Pensieri simili sono stati assunti, nella storia della democrazia liberale, da importanti teorici della disobbedienza civile e da persone che l’hanno praticata. Una tra queste è Martin Luther King. L’idea è che la disobbedienza civile sia un correttivo delle procedure democratiche, spesso insensibili agli argomenti validi (e tra questi, indubbiamente, c’è la tesi quasi assolutamente condivisa dagli esperti che riguarda l’influenza umana sui cambiamenti climatici). La disobbedienza civile deve indirizzare l’attenzione dei cittadini verso questi argomenti. In questo modo, deve essere un invito al dialogo e non un ricatto nella forma – se le politiche pubbliche non saranno conformi alle nostre richieste, provocheremo danni continui. Una simile pratica non rispetta i procedimenti democratici e, quindi, l’uguaglianza dei concittadini.

Peraltro, in almeno una tra le recenti manifestazioni di disobbedienza civile rivolta con gesti contro opere d’arte, questa condizione è stata rispettata. Parlo dell’azione a Londra contro un quadro di van Gogh. Il quadro, in realtà, era protetto da danni reali da un vetro e, quindi, il gesto è stato soltanto simbolico. In questo senso, si tratta di un atto che può essere legittimo. Non possono, assolutamente, essere legittime, invece, le azioni che recano danni a opere d’arte. L’accusa che, a difesa di queste azioni, dice “per voi sono più importanti le opere d’arte rispetto al futuro del pianeta” si basa su un falso dilemma. Distruggere le opere d’arte, infatti, non è l’unica risorsa per tutelare lo sviluppo sostenibile. Non è neppure chiaro se sia la risorsa più efficace.

Infatti, la disobbedienza civile, per essere efficace, deve stimolare il pensiero degli altri, non irrigidirli in posizioni avverse, come avviene quando si ricorre ad azioni che suscitano condanna. Distruggendo opere d’arte si suscita condanna e quindi si crea un impedimento al dialogo con gli altri. Ora, ci sono ragioni (esposte in una recente ricerca di Simpson, Willer e Feinberg) per dire che anche suscitando la condanna, si stimola, comunque, l’attenzione a determinati argomenti e fini. Ma se anche fosse così, le azioni estreme e dannose continuerebbero a essere prive di legittimità. La disobbedienza civile, infatti, deve ricorrere sempre a comportamenti minimamente dannosi. Ci sono sicuramente azioni meno dannose rispetto al distruggere opere d’arte per sostenere l’attenzione rivolta agli argomenti della scienza a proposito dei cambiamenti climatici.

Ricordiamo, però, che la legittimità della disobbedienza civile nei casi indicati è legata all’autorità della scienza sulla quale questa si basa. Non darebbero prova di coerenza le persone che aderirebbero a queste situazioni di disobbedienza civile e, allo stesso tempo, ad esempio, a manifestazioni rivolte contro le politiche di salute pubblica sostenute dalla scienza (ad esempio, legate al tema dei vaccini). Queste persone si esporrebbero al sospetto di non avere, quale fine, lo sviluppo sostenibile e il contenimento dei cambiamenti climatici, ma altri fini di opposizione politica.

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