DIARIO DI UN DIPLOMATICO Francesco Squarcia, ambasciatore della cultura

Francesco Squarcia e la sua viola. Foto: Nel Pavletic/PIXSELL

Così come ho avuto la fortuna di incontrare a Roma lo scrittore Diego Zandel, figlio di esuli fiumani, con cui non solo ho collaborato in veste ufficiale per far conoscere al pubblico italiano un po’ della letteratura moderna croata, ma ho stretto anche rapporti di amicizia al di là di quelli ufficiali, ho avuto anche l’occasione di conoscere nella capitale italiana un altro fiumano famoso – il Maestro Francesco Squarcia. Quando l’ho visto per la prima volta, a Roma, durante il tradizionale concerto di Natale che avevo organizzato in Vaticano con il mio collega, l’Ambasciatore croato presso la Santa Sede, e abbiamo parlato in dialetto fiumano, ho subito capito di avere incontrato una persona straordinaria, un grande musicista, ma anche una persona dal cuore d’oro, con un’empatia profonda e un’energia creativa accattivante.
E così, trovandomi con poche risorse materiali per poter presentare degnamente la cultura del mio Paese, la Croazia, a Roma, ho avuto la rara fortuna di poter contare sulla buona volontà dei miei nuovi amici, i fiumani a Roma. E Francesco Squarcia si è dimostrato una persona sempre pronta ad aiutare, a prestare il suo talento e la sua esperienza a un fine nobile; in questo caso per approfondire le relazioni tra l’Italia e la Croazia. D’altronde, per questo ha ottenuto anche numerosi riconoscimenti, tra i quali lo stemma d’oro della Città di Fiume, la cittadinanza onoraria di Città Sant’Angelo, e tanti altri ancora. Non basterebbero le pagine del mio diario romano per elencare tutti i premi e i riconoscimenti che ha avuto per il suo contributo ai due Paesi, ma soprattutto per aver portato al pubblico italiano un’atmosfera speciale, quella della sua città natale – Fiume.
E così, ci siamo dati da fare, insieme, per portare in Italia nel 2015, un piccolo assaggio musicale di Fiume, e naturalmente un esempio della maestria musicale del Maestro Squarcia. Non potendo contare sugli esigui fondi dell’Ambasciata croata a Roma, abbiamo dovuto arrangiarci, e così, con una “triangolazione”, come si dice in diplomazia, abbiamo coinvolto l’Accademia ungherese di Roma, per organizzare un concerto – omaggio musicale a Fiume. Tengo a dire che il maestro Squarcia ha prestato tutto il suo talento senza alcuna retribuzione, ma ha insistito per organizzare un concerto con un alto livello professionale anche per quanto riguarda l’accompagnamento al piano: è arrivato così un altro fiumano – il Maestro Aleksandar – Saša Valenčić, che molti avranno visto quest’anno, in piazza del Municipio a Fiume, a dirigere l’orchestra della serata finale del Festival delle melodie dell’Istria e del Quarnero (il MIQ, come si suol dire a Fiume). E qui la Città di Fiume mi è venuta di nuovo in aiuto, provvedendo alle spese di viaggio del maestro Valenčić a Roma.
Ne è venuto fuori un concerto con i fiocchi, con la regia di Francesco Squarcia: un’alternanza di brani classici eseguiti dal celebre violista accompagnato da Valenčić, ma anche un potpourri di brani composti dallo stesso Squarcia, che si era ripresentato, l’anno precedente, al Festival itinerante del MIQ, nei panni di cantautore.
Il pubblico, tra il quale c’erano molti esuli da Fiume, ha premiato i due esecutori con calorosi e ripetuti applausi e ovazioni. A creare un’atmosfera magica è stato, naturalmente lo stesso Squarcia con due sue canzoni, la prima, un vero inno a Fiume, dal titolo “Fiume”, con parole che rispecchiano il suo profondo attaccamento alla città natale: “Fiume/Ai tanti figli tuoi dai il calore/La fiamma che riscalda a tutti il cuore/La luce che risplende nel profondo/Dell’anima Fiumana in tutto il mondo/Per te magicamente l’emozione/Diventa una canzone… /Immensamente innamorato/Della città in cui son nato/Profondamente nel mio cuore/Per te coltivo il più bel fiore..”
Ed è stato, anche per me, uno dei momenti più emozionanti del mio mandato a Roma. Non soltanto per questa canzone, ma anche per via della tragedia della perdita del figlio di Squarcia, Giovanni, deceduto in un incidente stradale, e al quale il Maestro ha dedicato la seconda canzone che ha commosso tutto il pubblico in sala, con il titolo “Arrivederci”.
E poi, con questo concerto ci siamo presentati – veramente io solo in veste di organizzatore, e Squarcia e Valenčić di nuovo come interpreti, al Festival internazionale musicale di Assisi; il pubblico accorso in Piazza del Comune, in una bella serata estiva (mi pare fosse giugno), rimasto colpito ed entusiasta, reagì quasi come i fiumani, gli esuli, a Roma. Questo breve squarcio – con Squarcia! – della vita diplomatica di Roma è un esempio di come, a volte, si possano superare i limiti imposti sia dalla situazione finanziaria ed economica del Paese che si è tenuti a rappresentare, ma anche i limiti della professione che molti, purtroppo, ancor oggi intendono solamente come rappresentanza a livello di élite, di politici e di istituzioni politiche, senza tener conto che la diplomazia moderna vuol dire stabilire in primo luogo dei contatti tra due culture, tra il meglio delle attività creative e produttive che i Paesi hanno a disposizione – e che nella persona di Francesco Squarcia, vero ambasciatore della cultura del dialogo e della comprensione reciproca, ha un esempio da seguire e rispettare con la dovuta attenzione.

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