Caso Milinović. Salici piangenti

Ivona Milinović, consigliere cittadino dell'Hdz. Foto Ivor Hreljanovic

Il caso Milinović ha tenuto banco durante la settimana. E mentre l’opinione risulta spaccata, confusa o disgustata, alcune riflessioni vanno fatte. Per il partito al potere il cui leader carismatico Andrej Plenković ha progressivamente cercato di eliminare, estraniare, mettere nell’angolo la deriva destrorsa del partito e dargli un’immagine più vicina al Ppe o addirittura alla più classica democrazia cristiana, quello di Ivona Milinović è stato il più classico degli autogol capitato nella finale di Champions al 5’ del recupero. L’Hdz a Fiume non attecchisce: è noto la città che scorre sia un feudo del centrosinistra, nonostante le continue gaffe politico-gestionali del “borgomastro” Obersnel (stazione bus, stazione treni, lavori senza fine alle strade, municipalizzate alla deriva, Energo, Autotrolej, ViK) e un comportamento inspiegabilmente arrogante e nervoso dovuto forse al fatto che questo sia l’ultimo mandato, almeno così ha annunciato. In una simile costellazione di cose la Milinović ha creato nocumento al suo partito e dato pappa in bocca a chi vuole o vorrà screditarlo. In quanto al ruolo in seno all’Hdz, nonostante le scuse, probabilmente la carriera nel partito dello “Zna se” è giunta alle sue battute finali. In quanto alla funzione politica nelle vesti di responsabile della Commissione fiumana per le minoranze nazionali, la “metafora sui salici” nell’immaginario comune e in una certa frangia della popolazione servirebbero a impiccare i cittadini di nazionalità serba e, come sembra, anche gli italiani non sono immuni alle battute anacronistiche e intrise di cicuta della Milinović: è chiaro che non può ricoprire più la funzione. È come fare di un piromane una guardia forestale. O dare a Lucifero le chiavi del Paradiso.
In una società ordinata con uno Stato di diritto forte la Milinović finirebbe sotto inchiesta per istigazione alla violenza e forse si possono individuare elementi per una denuncia per il reato di apologia del fascismo. Infine, è triste e molto indicativo che il dibattito politico verta su dei cori disgustosi di alcuni cosiddetti gruppi di tifosi, molto più vicini a organizzazioni criminali che ad appassionati di calcio. Ed è inspiegabile come uno Stato continua da anni ad essere ostaggio di questi gruppi, che sotto la maschera dell’amore calcistico per una squadra o una città continuano a venir spacciati comportamenti e messaggi deleteri per l’immagine del Paese e della città che si dicono di rappresentare. Il prossimo esame fra qualche giorno a Spalato…

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