Nino Raspudić: «L’antifascista Angelo Adam è meglio della stella rossa a cinque punte»

Il noto opinionista e professore universitario a Fiume per promuovere il suo nuovo bestseller «Kratki espresso»

Nino Raspudić ha trascorso l’adolescenza a Treviso. Foto Goran Žiković

La presentazione di “Kratki espresso” (Espresso ristretto), il libro più venduto in Croazia, secondo soltanto alla biografia del calciatore Luka Modrić (capitano della nazionale croata, nda), ha suscitato un enorme interesse a Fiume. La sala conferenze di Casa Rinaldi (sede del consorzio Agram), era piena in ogni ordine di posti. Centinaia di persone, inclusi deputati, consiglieri municipali del capoluogo quarnerino e anche firme storiche del giornalismo della Comunità Nazionale Italiana non si sono fatti sfuggire l’occasione di porre domande o semplicemente ascoltare i ragionamenti di Nino Raspudić, autore del successo editoriale pubblicato dalla Trgol di Zagabria. Difatti, l’incontro moderato da Marin Miletić è stato molto più di una semplice presentazione di un libro, è stato un’occasione per discutere con Raspudić di alcuni temi di grande attualità: da Fiume Capitale europea della Cultura 2020 ai “punker di regime”, dalla lustrazione al voto all’estero, dal pluralismo ai crimini del Secondo dopoguerra…
Nino Raspudić (nato a Mostar il 3 novembre 1975, ha trascorso l’adolescenza a Treviso), docente alla Cattedra di letteratura italiana in seno al Dipartimento d’Italianistica della Facoltà di Filosofia dell’Università di Zagabria, è uno dei commentatori più influenti in Croazia. Ospite fisso della trasmissione Peti dan (Il quinto giorno), tra i talk show di maggior successo della Televisione pubblica croata (HTV), ha una rubrica settimanale (Kratki espresso) sul Večernji list, uno dei quotidiani più autorevoli in Croazia. Kratki espresso è anche il titolo della raccolta dei 186 commenti pubblicati da Raspudić sul “Večernjak” nei bienni 2016/17 e 2018/19.
Raspudić, che in uno dei suoi commenti più recenti (Večernji list, 7 febbraio 2020) ha denunciato la deriva ideologica del progetto Fiume CEC 2020, ha ironizzato all’inizio del suo intervento sul fatto di essere toccato per la massiccia adesione dei fiumani alla presentazione del libro. “Per sdebitarmi, vi prometto che la prima presentazione del mio prossimo libro (poi ha spiegato di essere impegnato nella stesura di un saggio su Nicolò Machiavelli), l’organizzerò a Fiume”, ha annunciato Raspudić. “In realtà – ha proseguito – non sono stupito. Fiume è una grande città e in quanto tale ha tante sfaccettature, ed è abitata da persone di diversa estrazione, che coltivano una moltitudine di valori. A prescindere dagli stereotipi, Fiume è una città nella quale vige il pluralismo d’idee”.
Marxismo no, Gramsci sì
A proposito del pluralismo d’opinioni, Raspudić ha espresso il parere che l’ipocrisia sia uno dei grandi problemi della società croata. “Quando la sinistra non ha argomenti per ribattere a una tesi che non le aggrada si limita a dare del fascista all’avversario di turno. Talvolta per essere tacciati di fascismo e nazionalismo basta sostenere che la Croazia è migliore rispetto all’ex Jugoslavia”, ha affermato Raspudić, puntualizzando di provare ribrezzo per qualsiasi forma di totalitarismo e ideologia illiberale. “Non ho una grande considerazione del marxismo, anzi reputo che parta da un presupposto sbagliato. Tuttavia, nonostante ciò non mi permetterei mai di non parlare ai miei studenti di Gramsci”, ha puntualizzato, smentendo categoricamente le tesi stando alle quali la Facoltà di Filosofia di Zagabria sarebbe un baluardo della sinistra. “Stiamo parlando di un’istituzione nella quale lavorano circa 700 tra professori e ricercatori. L’idea che si tratti di una Facoltà di sinistra è fuorviante e dovuta a un’analisi superficiale”, ha dichiarato.

Il cofanetto con i due volumi scritti da Raspudić

Gli autentici antifascisti
Anzi, ha sollecitato le persone presenti all’incontro a lasciarsi alle spalle la divisione tra destra e sinistra. Nell’argomentare il suo appello Raspudić ha ricordato che fino alla Seconda guerra mondiale circa l’80 p.c. della popolazione croata viveva nelle campagne e che la forza politica di riferimento era il Partito contadino di Stjepan Radić e Vladko Maček, non gli ustascia o i comunisti. “Anzi – ha rilevato – i comunisti e gli ustascia erano forze del tutto marginali e incapaci di ottenere la legittimità alle elezioni”. Anche per questo motivo Raspudić si è posto la domanda perché per celebrare l’antifascismo nell’ambito di Fiume Cec 2020 gli artisti si ostinino a voler esaltare la stella rossa a cinque punte, simbolo, a suo dire, di un’ideologia per certi versi alleata del nazismo fino al 1941 e non un autentico oppositore al terrore nazifascista, come ad esempio Angelo Adam. Un antifascista e autonomista fiumano, un ebreo di cultura italiana, deportato nel campo di sterminio di Dachau nel 1943, dal quale riuscì a uscire vivo e a tornare nella sua città, finita nel frattempo in mano ai comunisti di Tito, e scomparire nel nulla, assieme alla consorte Ernesta Stefancich e alla loro figlia Zulema. Nel corso della serata, Raspudić ha parlato pure delle foibe e dei circa 50mila fiumani che nel Secondo dopoguerra presero la via dell’esodo. Anche alla luce di questo Raspudić non manca di sollevare, pure nei suoi testi pubblicati sul Večernji list, la questione dell’incomprensibile esclusione degli italiani dalla cerimonia d’inaugurazione di Fiume Capitale europea della Cultura 2020.
D’Annunzio? Imperfetto come Krleža
“Le opere letterarie di Gabriele D’Annunzio sono a tutti gli effetti dei classici della letteratura italiana”, ha affermato Raspudić interpellato sul Vate. “Per certi versi – ha notato – assomiglia a Krleža, i suoi romanzi sono imperfetti. Svevo è a un livello nettamente superiore rispetto a D’Annunzio. Idem le novelle di Pirandello e le poesie di Montale o Ungaretti. Tuttavia, lui si è cimentato in tutti i generi letterari, raggiungendo sempre livelli qualitativi molto buoni se non eccelsi”. “Parliamo di uno scrittore importante e mi dispiace che abbia fatto le scelte che ha fatto. Mi riferisco in particolare a quelle compiute nella seconda parte della sua vita, quando la sua militanza politica e militare misero in secondo piano il suo opus letterario. In questo modo ha creato, anche giustamente, nelle persone che non condividono queste sue scelte, una sorta di repulsione nei confronti dei suoi scritti. Credo, però, che con il passare del tempo, la sua dimensione artistica tornerà a prendere il sopravvento”, ha concluso il professore universitario.
I croati e la cultura italiana
“In senso culturale Fiume è stata in passato una città anche italiana. Oggi lo è ancora. Ma pure in aree del nostro Paese più lontane dall’Italia è forte l’influenza della cultura italiana, sia quella di massa – basti pensare ad Alan Ford, agli spaghetti western, alla Serie A o all’abitudine di gustarci un buon caffè espresso – sia quella più erudita e raffinata. Abbiamo la fortuna che i grandi classici della letteratura italiana sono stati tradotti nella nostra lingua molto tempo fa”, ha affermato Nino Raspudić, parlando dell’influenza operata dalla letteratura e dalla cultura italiane sulla società croata. “La lingua italiana – ha proseguito – in Croazia è molto studiata. Anche lo studio della letteratura italiana vanta una lunga tradizione. Il Dipartimento d’Italianistica dell’Università di Zagabria è stato a lungo considerato uno dei migliori fuori dall’Italia. Ai Dipartimenti d’Italianistica degli Atenei di Zagabria e Zara si sono aggiunti nel corso degli anni quelli a Spalato, Pola (sia alla Facoltà di Filosofia sia in quella di Pedagogia), a Fiume e persino a Mostar, dove l’Università attua il piano e programma accademico croati”.
Cec 2020 e i «punker di regime»
Commentando il progetto Fiume Capitale europea della Cultura 2020, Nino Raspudić ha rivelato di essere sbigottito dal fascino operato dall’ideologia comunista sui responsabili dell’evento. Ha spiegato di reputare assurdo un concetto – quello della Capitale europea della Cultura – che riduce la cultura a una mera attrazione turistica. Polemizzando con gli autori dei programmi di Fiume Cec 2020 Raspudić, scettico sul modo nel quale vengono spesi i soldi dei contribuenti, ha espresso l’opinione che “Fiume è l’unico luogo al mondo nel quale i punker vivono in grandi appartamenti di proprietà della città”.

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