Mottadelli: «L’opera fa parte del mio DNA»

A colloquio con il Maestro alla vigilia della première di venerdì prossimo al TNC di Zagabria del capolavoro donizettiano «Lucia di Lammermoor»

Il Maestro Marcello Mottadelli

Venerdì prossimo al TNC di Zagabria andrà in scena il capolavoro donizettiano “Lucia di Lammermoor” con la direzione del Maestro Marcello Mottadelli, regia, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi. Lo spettacolo è dovuto all’Ambasciata d’Italia a Zagabria, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura e con il Teatro Nazionale Croato della capitale.
Nei ruoli principali si esibiranno Ivana Lazar (Lucia), Ljubomir Puškarić (Ravenswood), Tomislav Mužek (Edgardo).
Dal nostro colloquio con il Maestro Marcello Mottadelli direttore dell’Opera e direttore d’Orchestra, ne esce il ritratto di un personaggio poliedrico: promotore di iniziative e progetti inediti, organizzatore della vita musicale, organista concertista, oltre a direttore d’Orchestra con una carriera internazionale. Ha diretto sia opere che concerti sinfonici in Ungheria, Romania, Italia, Svizzera Germania, Danimarca, Svezia, Bielorussia, Polonia, Messico.
“Tutte queste esperienze internazionali mi hanno aiutato a crescere, a migliorarmi, a conoscere mé stesso e maturare prima di tutto come uomo e poi come artista”, spiega il Maestro Mottadelli.
Un’esperienza particolarmente emozionante?
“Dirigere la Royal Philarmonie di Stoccolma in occasione della consegna dei Premi Nobel. Un’organizzazione incredibile. Ero emozionatissimo prima di entrare. Il pubblico fu meraviglioso. Mi accolse con un applauso caldo, d’incitamento, che veniva dal cuore. Avevo già diretto in Svezia, però farlo alla presenza di tanti Nobel e illustri personaggi… Quando uscii ero frastornato dall’emozione”.
Ma veniamo a “Lucia di Lammermoor”. Che cosa ci possiamo aspettare da questo allestimento zagabrese?
“È un’opera che ho fatto tante volte. L’allestimento, curato da Pizzi – che è una leggenda come regista, scenografo, costumista –, è un misto di tradizione e modernità. Lucia, pur essendo una perla del belcanto, per certi suoi timbri, colori forti preannuncia il verismo. I cantanti, i musicisti, il Coro sono tutti molto bravi, preparati e lavorano con dedizione. Il Coro, poi, ha fatto un lavoro straordinario. Sono molto contento di tutti. Nel contempo sto facendo un enorme lavoro assieme al mio team musicale, volto a scoprire voci nuove e a dare occasione ai giovani cantanti di salire sul palcoscenico; per cui facciamo tantissime audizioni. Il ‘Flauto magico’ l’ho pensato proprio allo scopo di impegnare diversi giovani. Ci sono in giro tante belle voci e giovani talentuosi che però hanno bisogno di un’esperienza pratica sul palcoscenico. Tra le tante abbiamo notato Josipa Lončar, una giovane cantante molto preparata e l’abbiamo subito ingaggiata nella ‘Lucia di Lammermoor’. Bisogna dare spazio ai giovani, metterli nel luogo giusto al momento giusto”.
Prossimamente l’Opera di Zagabria sarà ospite in Estonia.
“Sì, questa uscita rappresenta una grande occasione e una grande sfida per l’Opera zagabrese. Parteciperemo al Saarem Opera Festival, che si svolge nella suggestiva scenografia di un castello nell’omonima isola con ‘Il flauto magico’, ‘Lucia di Lammermoor’, ‘Madama Butterfly’ e ‘La donna del lago”, per concludere infine con un concerto di gala. Nel corso di nove giorni tutti i duecento membri dello staff eseguiranno ben quattro titoli d’opera tra i più noti, suggellando il tutto con una serata lirica.
L’anno scorso l’Opera di Zagabria è stata ospite a Wiesbaden, dove ha ottenuto grandissimo successo. Nel gennaio scorso abbiamo tenuto spettacolo all’Opera di Budapest con ‘Ero, lo sposo caduto dal cielo’, e anche qui abbiamo acceso l’entusiasmo del pubblico e degli addetti. D’altronde, l’Opera di Zagabria suona all’estero regolarmente, in quanto la sovrintendente Dubravka Vrgoč persegue intenzionalmente l’esportazione e la diffusione della cultura croata all’estero, collaborando con i più importanti Teatri d’Europa”.
Quali sono i prossimi progetti dell’Opera di Zagabria?
“Un altro allestimento da rilevare è il ‘Don Giovanni’ di Mozart, in collaborazione con il Conservatorio di Musica Santa Cecilia di Roma e il Mozarteum di Salisburgo. Anche questo progetto si prefigge di scoprire nuovi talenti con il supporto di ERASMUS e FEDORA (the European Plarform Supporting Innovation in Opera and Ballet).
Com’è stata la sua esperienza di direttore in Romania?
“È stata un’esperienza straordinaria. Dal 2016 al 2017 sono stato direttore artistico e direttore dell’Opera di Bucarest. Ho operato molti cambiamenti tesi allo sviluppo delle voci della casa e ho diretto allestimenti di successo quali ‘Il barbiere di Siviglia’, ‘La Traviara’, ‘Lucia di Lammermoor’, ‘Un ballo in maschera’ con protagonisti grandi cantanti come Ramon Vargas, Roberto Alanja, Nelly Miriciou e Sumi Jo. A Bucarest mi sono sentito benissimo sia professionalmente, con ottime collaborazioni tra colleghi e umanamente. È stata veramente un’esperienza bellissima”. “Ho avuto pure l’occasione di dirigere al 75.esimo Festival Puccini di Torre del Lago – ricorda Mottadelli –, ritenuto il ‘tempio’ dell’opera pucciniana. L’anno scorso ho diretto ‘Turandot’, un’esperienza mistica, che è pure stata premiata come migliore produzione lirica del Festival. Adoro la musica pucciniana, ma amo moltissimo anche la Toscana per la sua bellezza del paesaggio, l’arte, la storia, l’ottima cucina. Spero un giorno di andarci a vivere”.
Lei ha diretto in tutte le parti del mondo sia concerti sinfonici che opere liriche. Che cosa ama dirigere di più?
“Definitivamente l’opera. È più complicata, del tutto diversa e fa parte del mio DNA. Mi piace molto la musica sinfonica, ma nell’opera ci sono i cantanti, il coro, le scene; è più divertente”.
Lei in realtà ha studiato e si è diplomato in organo. Come mai questa scelta?
“Fin da piccolo mi piaceva l’organo. Dopo il diploma al Conservatorio milanese ho studiato organo per quattro anni anche all’Università di Vienna, che come insegnanti è straordinaria. Ho imparato tantissimo e ho avuto delle belle soddisfazioni. Mi sono esibito in concerti al Duomo di Vienna, in Germania, in Danimarca. Già l’organo di per sé è un’orchestra, in quanto tramite i vari registri può imitare tutti gli strumenti che compongono un’orchestra. A un certo punto però mi sono accorto che la professione di organista mi stava un po’ stretta. E quindi ho scelto di percorrere un’altra strada”.
I prossimi impegni porteranno il Maestro Mottadelli in Germania, a dirigere la Filarmonica di Norimberga, e poi in Svezia, all’Opera Festival Opera pa Skaret.

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