«M. L’uomo della provvidenza». Antonio Scurati racconta Mussolini

La copertina del libro

Perché il fascismo è un male? Ora te lo spiego, risponde Antonio Scurati e concepisce un’epopea dal titolo “Il romanzo di Mussolini”. A settembre è uscito “M. L’uomo della provvidenza” che è il seguito di “M. Il figlio del secolo” (Strega 2019, poi un terzo libro completerà la saga, e forse ce ne sarà un quarto a ultimare la tetralogia.

 

“Uomo della provvidenza” è un’espressione famosa. A definire Mussolini così furono le alte gerarchie ecclesiastiche dopo il Concordato tra Stato e Chiesa, a cominciare dalla frase pronunciata da Pio XI nel 1929: “l’uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare”. Ma il titolo s’ispira anche a un comunicato dell’agenzia di stampa tedesca Reuter del 12 settembre 1926 che affermava: “L’on. Mussolini sta ora assurgendo alla fama leggendaria di uomo che è inutile aggredire perché evidentemente protetto dalla Provvidenza”. Questo secondo voluminoso tomo va dal 1925 al 1932. Mentre nel primo libro “Il figlio del secolo” veniva sconfitto alle elezioni del 1919, in questo secondo libro lo ritroviamo trionfante, vincitore su tutti i fronti. L’anno 1925 viene narrato in tutte le sue meschinità e in tutti i suoi sogni attraverso il corpo del Duce. Il suo è un corpo malato, corroso dall’interno dall’ulcera duodenale (sarà una metafora corporale per l’ulcera del Ventennio?), sebbene la propaganda dell’Istituto Luce lo mostri sempre come un corpo vigoroso. All’alba del 1925 è il più giovane presidente del Consiglio d’Italia e del mondo. È del 3 gennaio 1925 il celebre discorso con cui il Duce si assumeva la responsabilità storica e morale di tutto ciò che aveva fatto il fascismo, compreso il brutale assassinio di Giacomo Matteotti. Di fronte a un Parlamento inerme e silente, Mussolini instaura la dittatura. Purtroppo già moltissimi italiani sono dalla sua, guardano a lui come all’uomo mandato da un’entità sovrumana per risolvere i problemi complessi che la vita democratica quotidiana faticosamente cerca di risolvere – un tratto, questo, rimasto come tendenza nazionale dal 1945: la ricerca dell’uomo “risolutore”, non necessariamente “l’uomo forte”, ma la figura in grado di prendere in mano una situazione disastrosa assumendosi in prima persona e con pochissimi gregari l’onere di una risoluzione. È la fase esplosiva e violenta della conquista del potere, fatta con arroganza e tracotanza verbale, fisica e gestuale. Una fase accompagnata dalla maschera del “buon padre di famiglia” che corre al capezzale della moglie quando gli partorisce un figlio, una maschera che nasconde il fatto che Mussolini vive a Roma da scapolo e puttaniere irriducibile. In quanto figura pubblica, proiezione dell’immaginario collettivo e simulacro del culto della personalità, lui si è fatto sempre meno uomo e sempre più idolo, mentre pian piano la democrazia s’ammala e muore attraverso piccoli smottamenti silenziosi che vanno dalle “leggi fascistissime” del 1926 che sanciscono il definitivo smantellamento dello Stato liberale, fino alla mostra celebrativa del 1932 per il decennale della Marcia su Roma, quando viene innalzato il lugubre sacrario dei martiri fascisti il quale, più che onorare lutti passati sembra presagire ecatombi future.

Sono gli anni del consolidamento del regime che ambisce a permeare ogni aspetto della vita politica, sociale e spirituale del popolo italiano. Mussolini è costantemente a rischio per via dei quattro attentati cui scampa per un pelo, eppure trionfa su tutti gli avversari. Il fascismo è diventato dittatura che ubriaca e con la sua retorica e la sua violenza trascina il Paese nell’impresa coloniale africana, affidata a Badoglio e a Graziani, combattuta come la più sporca delle guerre, in cui l’esercito italiano si macchia di orrendi crimini con la pulizia etnica in Libia del 1930 con lo scopo di sconfiggere la resistenza degli indomiti guerrieri senussiti – fino allo sradicamento e alla deportazione di un intero popolo di centomila tra civili, vecchi e bambini dagli altipiani del Gebel verso la costa, fino all’orrore delle bombe chimiche e dei 18 campi di concentramento – per conquistare i deserti dell’entroterra libico.
All’interno, Mussolini avvia grandi opere pubbliche, impone la nuova scansione del tempo dell’”era fascista”, impone una tassa sul celibato per accrescere la potenza demografica italiana, si destreggia tra moglie e amanti, vede agitarsi tra gli antichi camerati intrighi e congiure e mette Augusto Turati a dirimere le beghe tra i gerarchi, dimentica ogni riconoscenza verso Margherita Sarfatti, cerca di placare gli ardori della figlia Edda dandola in sposa a Galeazzo Ciano, il Parlamento è ormai gremito di sole camicie nere, il Re usa come scorta la Milizia Nazionale di Mussolini, una capillare rete di delatori informa la Polizia segreta sulle trame dei dissidenti in Italia e all’estero, si celebrano grotteschi e terribili presunti processi senza difesa contro i dissidenti esuli in Francia, si conduce una vita di corte da basso impero, il dirigibile di Nobile sorvola il Polo Nord, ci sono le trattative internazionali per frenare la svalutazione della lira durante la crisi economica, alla seduta del 16 marzo 1928 la camera dei deputati chiude il Parlamento dichiarandolo inutile, i sindaci diventano podestà e Gentile dà alle stampe il Manifesto degli intellettuali fascisti, mentre D’Annunzio viene mollato al Vittoriale, perché è considerato “un bambino viziato che costa troppo”. Convinto che l’antifascismo novecentesco non possa più reggere ai tempi nuovi, in questo libro Scurati lo ripensa su basi nuove. Proprio questo raccontare il fascismo, per la prima volta, attraverso dei romanzi e senza pregiudiziali ideologiche, usando una curiosa combinazione di storia e fiction, con concessioni al pulp, vuole essere un monito per l’oggi sulla possibilità sempre dietro l’angolo che la democrazia possa essere calpestata e svilita, vuole dare così il suo contributo alla rifondazione dell’antifascismo. Ricco di spunti di riflessione sull’Italia di oggi, l’approccio romanzesco con le sue sottotrame dall’indiscutibile fascino è capace di mettere in evidenza sentimenti e circostanze, utili a capire ciò che è stato e cercar di capire cosa rimane di quello che è stato.

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