L’uso eccessivo dei social può generare depressione

Il lockdown ha messo in luce l'altra faccia delle moderne tecnologie. In Croazia focus sui giovani

Foto: Davor Puklavec

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Computers in Human Behaviour il mese scorso, è stata rilevata la connessione tra l’eccessivo utilizzo dei social media e lo sviluppo di disturbi depressivi e traumi secondari (detti anche vicari), che sorgono per il tramite del contatto indiretto con esperienze traumatiche altrui.

Nell’ambito della ricerca, promossa dall’Università di Jinan a Guangzhouu (Cina) e dall’Università della Pennsylvania (USA), sono state interrogate 320 persone residenti a Wuhan circa le loro modalità di condivisione delle informazioni sulla salute con familiari, amici e colleghi, per il tramite di WeChat, l’app di comunicazione più usata in Cina.

Secondo il professor Bu Zhong, docente di giornalismo all’Università della Pennsylvania nonché uno degli autori della ricerca, lo studio sulla salute mentale delle persone è stato avviato dopo che nella città di Wuhan era stata imposta la quarantena per contenere la diffusione del coronavirus. I risultati della ricerca dimostrano che oltre il 50 p.c. degli intervistati, che prima della pandemia da Covid-19 non soffriva di depressione o di traumi vicari, ha accusato un certo livello di depressione negli ultimi mesi, mentre quasi il 20 p.c. ha dichiarato di aver sofferto di depressione grave e moderata (mediamente grave). I ricercatori ritengono che gli utenti di WeChat che utilizzavano l’app come principale strumento di condivisione delle informazioni abbiano attribuito troppa importanza ai contenuti in esso presenti, soffrendo, di conseguenza, di depressione e di disturbi vicari più delle persone che al contrario non usavano l’app.

Anche un contributo positivo
Tuttavia, sottolinea il professor Zhong, bisogna ricordare che ogni tipo di social media può anche dare un contributo positivo allo stato di salute mentale delle persone in tempi di crisi. “Non bisognerebbe dare la colpa ai social media. Dovremmo solamente prestare attenzione a come li usiamo. Vogliamo far capire alle persone che ci dev’essere un punto d’equilibrio. Oltrepassare la soglia, ad esempio controllando il telefonino ogni cinque o dieci minuti, può causare stress ulteriore”.
Secondo alcuni studi precedenti, le persone risultano più motivate a utilizzare i social media per la diffusione di informazioni in tempi di crisi. Infatti, secondo un’analisi della Harris Poll, tra il 46 e il 51 p.c. dei cittadini statunitensi ha dichiarato, tra marzo e maggio di quest’anno, di utilizzare i social media più frequentemente rispetto a prima.

La salute mentale dei giovani
Anche in Croazia è in aumento il numero di persone che soffrono di depressione, in particolare tra la popolazione giovanile. Infatti, in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, l’Istituto croato per la salute pubblica (HZJZ) ha pubblicato la ricerca “La salute mentale dei giovani in Croazia”. Secondo quanto evidenziato dall’HZJZ, lo scopo dello studio è stimolare il dibattito sulla salvaguardia e la tutela della salute mentale della popolazione giovanile in Croazia, e porre in rilevo l’importanza dello sviluppo di servizi adatti ai giovani e alle loro necessità, la responsabilità degli adulti per la sanità mentale dei più piccoli, nonché l’importanza di un sostegno e la disponibilità al soccorso per chi ne ha bisogno.

Secondo lo studio croato, il 5,6 p.c. dei sedicenni dichiara di aver provato, nei sette giorni precedenti, almeno quattro su sei sintomi di depressione (tristezza, mancanza di appetito, difficoltà di concentrazione, umore depresso, difficoltà nell’esecuzione di obblighi e impossibilità della loro realizzazione). La percentuale è più elevata tra le ragazze, arrivando all’8,7 p.c., rispetto al 2,6 p.c. dei ragazzi. Minimo un giovane (maschio o femmina) su quattro afferma di aver avuto in precedenza pensieri di autolesionismo, mentre uno su dieci ha già tentato il suicidio. Sempre secondo lo studio, a partire dal 2011 si registra un notevole aumento del numero di sedicenni affetti da disturbi depressivi. Inoltre, i risultati pubblicati nell’analisi fanno parte del Progetto europeo di ricerca sull’alcool e le altre droghe (ESPAD), iniziativa che, in Croazia, viene promossa da parte dell’HZJZ ogni quattro anni a partire dal 1995.

Tre passi fondamentali
La ricerca croata indica tre passi fondamentali per aiutare chi soffre di disturbi depressivi: approcciare, sostenere e motivare alla cura. Viene inoltre specificato che, nel caso in cui le difficoltà depressive persistano per più di due settimane, ostacolando il funzionamento giornaliero di una persona giovane, è necessario richiedere l’aiuto di un professionista.

Infine, il monito dell’HZJZ è di non dimenticare il ruolo degli adulti nella protezione della salute mentale dei più giovani. In particolare, si sottolinea, bisogna richiamare l’attenzione sul comportamento degli adulti a stretto contatto con i bambini (come ad esempio nelle scuole e in altre istituzioni formative) e sulla politica pubblica relativa alla protezione e alla tutela della salute mentale dei bambini e dei giovani.
D’altro canto, l’Organizzazione mondiale della sanità ricorda la necessità di maggiori investimenti nelle iniziative e nei programmi di salvaguardia e miglioramento della salute mentale. Tali progetti, sottolinea l’OMS, sono particolarmente significativi per la popolazione più giovane.

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