La storia della Nuova Europa nata sulle macerie della guerra

Tappa fiumana per la mostra itinerante firmata da Bartosz Dziewanowski-Stefańczyk e Robert Żurek

Foto: Roni Brmalj

In piazza della 111.esima brigata dell’Esercito croato è stata inaugurata ieri la mostra itinerante “Dopo la Grande guerra. La nuova Europa 1918-1923”, che comprende oltre duecento oggetti d’archivio e materiali multimediali, tra fotografie, cartine geografiche e filmati sui cambiamenti avvenuti in Europa dopo la Prima guerra mondiale.

 

L’esposizione, firmata da Bartosz Dziewanowski-Stefańczyk e Robert Żurek, autori polacchi, tratta gli anni turbolenti che hanno fatto seguito alla Prima guerra mondiale, illustrati attraverso materiali d’archivio, multimediali, carte geografiche e film. Il percorso espositivo si concentra sui cambiamenti avvenuti nell’Europa centrale e orientale, sulla nascita di nuovi Stati sulle macerie di quattro imperi, sulle gravi perdite subite in regione come conseguenza della guerra, sulla ricostruzione e l’ammodernamento di queste terre, nonché sull’istituzione di una Nuova Europa.

Impegnati più di 40 storici
L’allestimento, nel quale sono stati coinvolti più di 40 storici provenienti da 18 Paesi, è stato realizzato dalla Rete europea della memoria e della solidarietà e racconta la straordinaria storia della nascita del nuovo ordine in Europa dopo il 1918. A quell’epoca, i cambiamenti si sono fatti sentire in diverse sfere della vita: in politica, economia, cultura e nella vita quotidiana. La mostra mette in rilievo l’influsso di questi cambiamenti sul futuro del continente, inclusi i rapporti internazionali attuali e la cultura della memoria contemporanea in diversi Paesi, come pure in Croazia.

Foto: Roni Brmalj

La mostra è stata finora presentata in nove città: Sarajevo (Bosnia ed Erzegovina), Verdun (Francia), Berlino e Weimar (Germania), Praga (Repubblica Ceca), Bratislava (Slovacchia), Wrocław, Cracovia e Varsavia (Polonia).

Il percorso espositivo si compone di un padiglione bianco-argento a forma di cubo, che si distingue per l’originale struttura. Il contenuto è presentato in forma di testi, filmati e oggetti interattivi sistemati all’interno del padiglione e sulle pareti esterne. Una parte della mostra è costituito da rumori e suoni di sfondo dell’epoca. I documenti storici e le memorie personali raccontano gli inizi difficili della Nuova Europa e del lascito che ancora oggi influisce sui suoi abitanti, nonostante la Grande guerra sia finita più di cent’anni fa.

Foto: Roni Brmalj

Diverse spiegazioni degli eventi
Hanno dato il loro contributo alla realizzazione della mostra alcuni dei più rinomati studiosi di storia del ventesimo secolo quali il professor Jay Winter della Yale university negli Stati Uniti, il quale ha dichiarato che finora nessuno ha illustrato la storia della Nuova Europa nata sulle macerie della guerra. “Presentiamo un resoconto che abbonda di materiali visivi e documenti che parlano degli sconvolgimenti che hanno modellato il mondo nel quale viviamo“.

Il professor Jan Rydel, coordinatore nella Rete europea della memoria e solidarietà, ha rilevato che si è voluto dimostrare come le conseguenze di eventi verificatisi cent’anni fa possono essere percepite anche oggi: “Proponendo diverse spiegazioni dei processi che si sono svolti nelle nostre terre dopo la Grande guerra, possiamo presentare anche diversi temi sensibili dall’ottica dei singoli popoli e le diverse percezioni di questo conflitto mondiale nella memoria collettiva”.

Foto: Roni Brmalj

Il professor Vjeran Pavlaković, consulente al segmento della mostra che riguarda la storia della Croazia e di Fiume, ha spiegato come le conseguenze dell’annessione della città al Regno d’Italia, effettuata dal rivoluzionario e poeta Gabriele d’Annunzio, e delle suddivisioni realizzate in base al Trattato di Rapallo, fecero sì che Fiume diventasse la questione principale nell’area adriatica. Questo fatto influì per decenni sui rapporti italo-jugoslavi. Il confine sulla Fiumara Riječina non segnava soltanto la separazione politica tra Fiume e Sušak, ma anche un paesaggio simbolico diviso. Dopo la costituzione del confine, l’Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni avviarono una serie di interventi architettonici e memoriali al fine di stabilire le loro identità contrapposte.

Foto: Roni Brmalj

La mostra si potrà visitare fino all’11 novembre.

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