La cultura fiumana ha superato la crisi. O no?

I direttori degli enti culturali cittadini hanno esposto il resoconto finanziario per il 2019 e – in via ufficiosa – per il primo semestre del 2020

Anna Dumičić e Zvonimir Peranić

Sono veramente numerosi i temi culturali e finanziari da trattare in questo 2020 pieno di sfide, soprattutto se si pensa al fatto che per circa tre mesi tutte le attività culturali hanno subito un arresto che ha avuto importanti conseguenze sull’operato di musei, cinema, teatri e gallerie d’arte. Ma anche quelle attività legate alla cultura che sono continuate ma a rilento, come ad esempio i lavori al complesso Benčić, hanno causato non pochi grattacapi alle autorità cittadine. Pensiamo ad esempio ai problemi di statica del complesso T del Benčić, il quale ha iniziato a cedere a causa delle vibrazioni causate dalle perforazioni del terreno e che ha richiesto una modifica del progetto iniziale, fortunatamente senza incidere sul prezzo complessivo.

I resoconti finanziari degli enti culturali legati alla Città di Fiume per il 2019 e (in via ufficiosa) per il primo semestre del 2020, sono stati presentati dai direttori dei rispettivi enti alla 29.esima seduta del Consiglio per la cultura cittadino, il quale ha preso in considerazione le informazioni ottenute approvando o meno i documenti. Le entrate e le uscite di questo periodo pieno di alti e bassi, dall’inaugurazione di Fiume CEC 2020 il 1.mo febbraio, alla chiusura totale della prima metà di marzo e alla successiva riapertura a maggio, sono state ampiamente discusse, riscontrando pure qualche irregolarità legata principalmente alla mancata applicazione dei piani economici approvati all’inizio dell’anno.
Il Teatro Fenice, un edificio (in)utile

La seduta si è aperta con una serie di dettagli tecnici legati al funzionamento della Città e ai resoconti del sindaco legati alle entrate e alla situazione nel bilancio. Il primo sassolino ad aver fatto inciampare i consiglieri è stato il palazzo di Teatro Fenice, ovvero l’esposizione fatta da Denis Šulina, capodipartimento per la gestione del patrimonio.

La Città di Fiume ha rifiutato, infatti, l’offerta pari a 11 milioni di kune per l’acquisto del palazzo e ora si stanno aspettando altri offerenti. Alle critiche dei consiglieri ha risposto Ivan Šarar, capodipartimento per la Cultura, il quale ha chiesto perché dovrebbe essere proprio la Città ad assumersi quest’impegno finanziario e non la Regione o il Ministero della Cultura. Lo Stato croato non possiede alcun ente culturale in tutto il Quarnero, se non si considerano il museo dell’Apoxyomenos a Lussino e quello del Turismo ad Abbazia.

“Pensiamo per un attimo all’Istria – ha dichiarato Šarar con una nota di amarezza -. L’Arena di Pola, ovvero il Museo archeologico istriano, è di proprietà dello Stato, mentre la Regione gestisce il Museo della Storia e del litorale dell’Istria. Da noi ci si aspetta di acquistare il Teatro Fenice e di trasformarlo in una grande sala cinematografica o di altro tipo, anche se Fiume non ha bisogno di un nuovo teatro né di un nuovo cinema, soprattutto non di quelle dimensioni. Il Teatro Fenice è massiccio e può contenere un migliaio di spettatori, ma non possiede camerini e non possiede uno spazio adeguato dietro la quinte, che permetterebbe l’allestimento di spettacoli più impegnativi. Potremmo, teoricamente, realizzare una platea mobile che si potrebbe smontare prima dei concerti, in modo da farvi stare più spettatori in piedi, ma tutti questi interventi verrebbero a costare dagli 8 ai 20 milioni di euro. Anche se il palazzo ci venisse concesso per una kuna, sono molto scettico sulla possibilità di realizzare tutti questi interventi per rimetterlo in funzione”, ha concluso.

Il Teatro Fenice sembra inutile

L’«Ivan de Zajc» bocciato all’esame
Il sovrintendente del Teatro di Fiume, Marin Blažević, ha avuto una bella gatta da pelare volendo spiegare le illogicità del resoconto finanziario del TNC “Ivan de Zajc” nel 2019. I programmi sono stati numerosi, ben 365, e gli spettatori non sono mancati, per un totale di più di 90mila. Il primo problema si è verificato nella parte finanziaria. Secondo il sovrintendente, a causa di una modifica nel sistema di computo degli abbonamenti, le entrate dei biglietti sono aumentate del 43 per cento rispetto al 2018. Fino al 2018, infatti, un abbonamento veniva “spezzato” in due parti, in quanto una stagione teatrale rientra in due anni diversi, mentre dal 2019 in poi tutto l’importo dell’abbonamento è entrato nel resoconto dell’anno nel quale è stato stipulato. Un altro problema è insorto con il parere negativo dell’Agenzia delle entrate, la quale ha rilevato un “ammanco di cassa” pari a circa sette milioni di kune e risalente ai tempi della direzione precedente. Parte del debito fiscale è stata coperta dalla Città di Fiume, ma il conto continua a rimanere in rosso per cifre decisamente troppo elevate, ha dichiarato Zvonimir Peranić, presidente del Consiglio. Per tutti questi motivi il Consiglio ha espresso un parere negativo bocciando il resoconto del Teatro.

Ivan Šarar per ora non è interessato al Teatro Fenice

Più spazio al Dramma Italiano
Nikša Vitković, membro del Consiglio per la cultura, si è soffermato sulla produzione in lingua italiana, la quale purtroppo porta a un misero due per cento delle entrate complessive del Teatro, ovvero della vendita di biglietti. Vitković ha proposto di dare più spazio al DI e di intraprendere una campagna pubblicitaria mirata ad attirare anche il pubblico croato, al che Marin Blažević ha risposto che il Teatro investe continuamente nella diffusione degli spettacoli del DI, sia con i sottotitoli, che con le pubblicità e tramite collaborazioni con il Dramma Croato. Per ora, quindi, non resta che sperare nel risveglio dell’interesse nel pubblico fiumano di maggioranza o in un inaspettato desiderio da parte della CNI di sostenere il DI con degli abbonamenti.

Regolare l’operato degli altri enti
Tutti gli altri resoconti finanziari hanno dimostrato che nonostante la crisi e la pandemia, la cultura fiumana è uscita vincente, almeno per ora, da quest’anno funesto. Non resta che vedere a quanto ammonteranno le perdite a fine anno e come si cercherà di minimizzarle puntando a programmi particolarmente accattivanti e interessanti. A partire dall’anno prossimo, infatti, non ci sarà più l’Unione europea a sostenere progetti di tipo culturale, edile o di altro genere.

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