ETICA E SOCIETÀ Cec 2020: molto dipende da noi, fiumani

Lo spettacolo di fuochi d'artificio al termine della cerimonia d'apertura di Fiume Cec 2020. Foto: Josip Regovic/PIXSELL

È iniziato il nuovo importante progetto Fiume – Capitale europea della Cultura 2020. Ne vorrei scrivere con alcuni pensieri ed emozioni personali. I cronisti e i critici d’arte hanno già scritto (o scriveranno) molto meglio di quanto possa fare io i resoconti e i commenti artistici.
Per quanto le abbia potuto vivere io, le emozioni sono iniziate già giovedì sera, al “Dnevni boravak”. Un locale nel centro di Fiume, che il giovedì sera si trasforma in un jazz club, con il programma condotto dal sassofonista Denis Razumović. Per me, questi sono divenuti appuntamenti immancabili. Ma giovedì scorso, il clima era diverso, più intenso. L’approssimarsi dell’inaugurazione di Fiume – Capitale europea della Cultura era presente. Lo si sentiva nell’esecuzione dei jazzisti, con la partecipazione del pubblico, con la presenza degli ospiti. Questa volta, tra i tavoli c’era David Maljković, che ho avuto il piacere di conoscere in quest’occasione. È ormai un artista affermato, che ringraziamo per l’interessante mostra al Museo di Arte Moderna e Contemporanea, inaugurata il giorno dopo. C’era Dalibor Matanić, un grande uomo e regista che ho potuto frequentare, assieme agli attori, quando mettevano in scena un lavoro che ha diretto a Fiume. E altre persone, tra cui i fedeli degli appuntamenti del giovedì.
Venerdì, l’inaugurazione dell’interessante mostra al Museo. Tante persone, tanta gioia e attesa per il giorno dopo. Dopo l’inaugurazione ufficiale della mostra, ci siamo potuti intrattenere anche con la musica elettronica ritmata negli spazi del Museo. Tutti allegri, tutti ottimisti.
Il giorno dopo, sabato, il grande giorno. Per me è iniziato con il giro a bordo del bus antituristico. Una parodia dei programmi turistici, divertente e rivolta a un pubblico ampio, ideata da Žak Valenta. Poi tante cose in centro… Alle 19.30, tutti al porto, a guardare l’Opera Industriale. Per me, è stato uno spettacolo imponente. Non so come definirlo in quanto genere. Sarei propenso a parlare di opera rock, ma forse sto dicendo una fesseria. Ce lo spiegheranno gli esperti. Per quanto mi riguarda, ho seguito i consigli che mi aveva dato, anni fa, un mio amico jazzista – non divenire come le persone che ascoltano le frequenze, continua ad ascoltare la musica e ad apprezzare l’arte, come stai facendo.
Ho letto un commento dell’assessore per la cultura, Ivan Šarar, il quale dice (se ho capito bene il messaggio) che il lavoro è stato, forse, troppo d’avanguardia. Personalmente, ho sempre dei sospetti nei confronti dell’arte d’avanguardia. Come mi diceva un artista, in occasione dell’inaugurazione della mostra, venerdì scorso, l’arte d’avanguardia è ingannevole e, spesso, non consente di distinguere tra produzioni importanti e cialtronerie. L’Opera Industriale, invece, mi ha conquistato. All’inizio, più che altro, creando curiosità, per vedere dove sarebbe andata a finire. Ma il crescendo è stato spettacolare e il finale maestoso.
Certo, ci sono pareri discordanti. Ne ho sentiti o letti. È giusto che sia così. In fondo, a differenza della scienza, dove soltanto una teoria è vera, nell’arte possono esserci giudizi opposti ed alcuni, e non solo uno, possono essere validi. È legittimo, pure, indicare delle omissioni in alcuni elementi. Trascuro qui i dettagli, perché nell’insieme, ci è stato offerto un lavoro importante. Per me, indimenticabile.
Poi, tante altro, ovunque in centro: rock, jazz, musica elettronica… Mentre scrivo, non so se ci siano stati episodi brutti. Spero di no.
Ed ora? Molto dipende da noi, fiumani. Il progetto Capitale della Cultura non risolverà tutti i problemi che ci infastidiscono (o peggio). Ma è importante orientare il modo di pensare – in che modo posso contribuire? Ho sentito delle lamentele che riguardano l’assenza di questo o quell’elemento nel programma ufficiale. Ma il programma non esaurisce tutto quello che si può fare. Invito tutti a pensare a iniziative parallele e complementari. Io lo faccio.
Naturalmente, il talento e le possibilità di contribuire non sono distribuiti in modo uguale. Ci sono anche concittadini che, più che avere delle possibilità di contribuire, hanno difficoltà e ostacoli difficili da superare. A questi i più fortunati devono rivolgere il proprio appoggio. Per costruire una città che sia una comunità viva, energica e distinta da solidarietà reciproca e inclusione.

Facebook Commenti