Il dialetto fiumano fa vibrare le «Corde» del cuore

La giornalista e poetessa Tiziana Dabović è la vincitrice del primo premio nella sezione Poesia in uno dei dialettti della CNI del concorso «Istria Nobilissima»

Foto: ŽELJKO JERNEIĆ

Tra i numerosi vincitori dell’edizione LIII del Concorso d’arte e cultura “Istria Nobilissima”, promosso dal Settore Arte e Cultura dell’Unione Italiana, quest’anno troviamo la giornalista, nonché caporedattrice della rivista per ragazzi “Arcobaleno” dell’EDIT, Tiziana Dabović, la quale ha vinto il premio “Osvaldo Ramous” nella categoria Letteratura – Sezione Poesia in uno dei dialetti della Comunità Nazionale Italiana. L’opera che si è collocata al primo posto è la raccolta “Corde”, che ha conquistato la giuria “per la varietà dei tempi, la scansione ritmica del dettato e lo stile che aderisce al dato computazionale”.

 

 

Un grande onore e un’immensa gioia
“Ho avuto il grande onore di essere stata premiata nella categoria Letteratura – premio ‘Osvaldo Ramous’: un nome che è una garanzia per quanto riguarda la fiumanità e che riesce a travalicare i confini. Non posso nascondere la mia gioia – ha dichiarato Tiziana Dabović col sorriso stampato sulle labbra -. Questo nuovo riconoscimento conferma la tesi che ho sempre sostenuto: essere sé stessi significa parlare e scrivere come ti suggerisce il cuore. Il mio sussurra sempre in dialetto e ne vado fiera”.

Il ritmo del cuore
“La mia poesia è sempre intimistica, nel senso che vi racchiudo i miei pensieri più intimi – rivela la poetessa -. Il lettore vi può trovare ricordi di casa, paesaggi, metafore, immagini che si possono interpretare in più modi, ma che in qualche modo riflettono le emozioni più profonde del mio essere. Al mattino mi sveglio e scrivo sempre qualche verso per iniziare la giornata. Ho deciso di intitolare questa raccolta ‘Corde’ perché l’immagine delle corde, in tutti i suoi aspetti, accomuna in un certo senso tutti i miei versi. Le corde vibrano e producono musica e io immagino i miei pensieri come un plettro che fa vibrare le parole al ritmo dei battiti del mio cuore. Ogni pezzo di questa raccolta è importante per me, ma se dovessi estrapolare una poesia nella quale ho messo l’anima sarebbe ‘Ragnatela’, perché tutti noi tessiamo la nostra tela e spesso aspettiamo quatti quatti nel nostro bozzolo di seta il momento giusto per uscire”.

L’ispirazione nelle piccole cose
“L’ispirazione per i miei versi – continua – la trovo nei guai e nelle felicità quotidiane, fatti di piccole e grandi cose. Per quanto riguarda i progetti per il futuro, invece, non ci sono cassetti che reggano, in quanto i piani non si possono racchiudere in uno spazio angusto. Quando hai voglia di esternare i tuoi pensieri, lo fai. Piacciano o meno. Per quanto riguarda la domanda se la letteratura possa rappresentare o meno un veicolo di conservazione della nostra lingua, ovvero del dialetto, ho sempre considerato il dialetto quale lingua materna, che fa parte del nostro, o meglio del mio essere. Veicolarlo? È parlarlo ai figli e nipoti, è dire al gatto ‘Vien che te dago un toco de salame’ – e il gatto, prima o poi, fa le fusa”.

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