Il «Decameron» lascia il pubblico a bocca aperta

Il Dramma Italiano e il Dramma Croato hanno prodotto uno spettacolo autentico e originale che ha debuttato ieri sera al TNC «Ivan de Zajc»

Foto Roni Brmalj

Dal 1346 al 1353 imperversava la peste nera in Europa e nello stesso periodo (la data esatta non è certa) Giovanni Boccaccio scriveva il suo “Decamerone”, un classico della letteratura italiana nato per divertire e per far riscoprire il piacere della vita in un periodo impregnato di morte.
“Il Covid19”. Con queste parole Aleksandar Cvjetković, nei panni del summenzionato Boccaccio, ha dato il benvenuto al pubblico fiumano alla prima del “Decameron”, uno spettacolo con la regia di Luciano Delprato, che ha subito enfatizzato la sua modernità e l’intento di rivolgersi, non solo metaforicamente ma anche letteralmente, allo spettatore contemporaneo.
Delprato ha colto lo spirito gaudente dell’opera di Boccaccio e lo ha trasposto nel personaggio il quale saluta il pubblico con il sorriso sulle labbra e si fa una bella risata di tutti i problemi che ci assillano, dai social network e teorie del complotto ad altri temi d’attualità nei quali lo spettatore non può non riconoscersi. Dopo le risate di apertura dovrebbe iniziare la lettura della “Divina Commedia” di Dante. Giovanni Boccaccio prende in mano il grosso libro e non riesce a leggere nemmeno i primi due versi, perché il tono aulico e sublime di Dante stona in maniera tanto evidente con il suo carattere edonista e materialista. Boccaccio si beffa apertamente del collega, bestemmia e ride alle sue spalle, spiegando che lui ha cercato di elevarsi al suo livello, ma la gravità tira con insistenza le sue carni a terra. Pur vedendo la morte che lo aspetta con le fauci dentate aperte, lui continua a ridere e a godere di quel poco di vita che gli resta.

Marko Filipović attuale vicesindaco di Fiume e candidato sindaco dell’Sdp alle prossime amministrative

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