Finisce «Nuovo cinema Buie»

Territorio. La storia raccontata in un progetto... amarcord

Da sinistra Katarina Prčić, Sara Švagelj e Alessio Bozzer durante le ultime riprese.

È stato un invito pubblico ad annunciare la conclusione della registrazione di “Nuovo Cinema Buie”, documentario bilingue della durata di 75 minuti, prodotto in Italia e Croazia dalla Videoest di Trieste e dalla Antitalent di Zagabria, in coproduzione con la tv nazionale croata HRT. A firmare la regia è Alessio Bozzer che firma pure il soggetto e la produzione assieme a Katarina Prpić di Antitalent e il montaggio con Ana Štulina. La fotografia è di Sara Švagelj e la produzione esecutiva di Nika Obučina. Venerdì sera numerosi buiesi hanno risposto all’invito e aderito alle ultime riprese del film.

 

”Questa è una proiezione ma anche un esperimento, in quanto stiamo ancora girando il documentario, quindi, voi sarete presenti, farete parte della versione finale”, ha rilevato il regista Bozzer rivolgendosi al pubblico presente in sala prima di proiettare l’anteprima del documentario. L’intento del filmato è quello di eliminare le barriere ideologiche e presentare una realtà poco trattata, la volontà di normalità e d’integrazione che riesce ad andare oltre alle differenze sociali e alle intolleranze. Ma, in primo luogo, il film vuole essere un omaggio al cinema e alla sua magia, quel luogo, costruito nel 1950, che tra le sue mura ha racchiuso momenti salienti di vita della popolazione buiese.

Una scena del documentario

Le riprese raccontano piccole vicende anche attraverso le testimoniante della gente, che vedono protagoniste due comunità, quella italiana e quella croata, e una storia di convivenza. Dopo il 1954 l’amministrazione da militare diviene civile e il clima si distende. Arrivano in paese molte persone da tutta l’ex Jugoslavia. E il cinema di Buie diventa un luogo di ritrovo e di coesione per tutti. Nel piccolo paese la comunità si trasforma. Durante gli anni ‘50 e ‘60 tutto cambia. Buie diventa “terra di nessuno”, dove tutti sono in cerca di una nuova identità”.

”Ho avuto la fortuna di ascoltare questa storia per caso, direttamente da Annamaria, la figlia di Nardin, il custode del cinema. Ne ho subito percepito la forza e la magia. Sono rimasto molto colpito dall’emozione con cui quest’anziana signora mi raccontava la sua piccola storia. E ho subito pensato che fosse un’idea perfetta per un documentario. Grazie al lungo lavoro di ricerca e alle molte interviste realizzate, che ho potuto fare grazie al prezioso aiuto di Katarina, Nika, Tanja Šuflaj e Rosanna Bubola dell’UPA, sono emerse molte storie e immagini. Oltre alla figura di Nardin, ho scoperto che assieme a lui hanno operato nel cinema altre due persone: Tony Lakota e Aurelio Dussich. Ho avuto la fortuna d’incontrare e intervistare le loro figlie e i loro racconti mi hanno permesso di costruire il film attorno alle storie di questi tre uomini”, ha rilevato il regista Bozzer durante un’intervista con il nostro quotidiano.

Sara Švagelj, direttore della fotografia, ha detto: “Queste riprese mi hanno riportata all’adolescenza, quando passavo ore e ore a guardare film e a perdermi in quello stato onirico che solo il buio di una sala può regalare. Era mia intenzione trasmettere in ‘Nuovo Cinema Buie’ quelle sensazioni, affinché arrivassero anche agli spettatori”.

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