«È nostra responsabilità parlare della strage»

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«È nostra responsabilità parlare della strage»

Il Giorno della Memoria è sempre un’occasione non per rivangare il passato, ma per ricordarlo nella speranza che non si ripeta mai più. Quest’anno sono stati assunti due approcci alla tematica dell’Olocausto, di cui il primo è artistico, rappresentato dallo spettacolo teatrale “Eichmann a Gerusalemme” andato in scena giovedì scorso alla Casa croata di Cultura (HKD) di Sušak, mentre il secondo è scientifico e riguarda la tavola rotonda “Non ci sono piccoli fascismi”, tenutasi ieri nell’Aula consiliare del Municipio fiumano.

 

Ciò che è piccolo può crescere

All’inizio dell’incontro in Aula consiliare, ai presenti si è rivolto il sindaco di Fiume, Marko Filipović, il quale ha ricordato che anche quest’anno la Città di Fiume ha organizzato tutta una serie di eventi in occasione del Giorno della Memoria e ha continuato a mantenere quelli ormai tradizionali, tra cui la visita dei ragazzi della Scuola elementare “Škurinje” al cimitero ebraico di Cosala.

“Affrontiamo sempre il tema con grande serietà perché siamo consapevoli dell’importanza del dialogo e del confronto – ha puntualizzato Filipović -. Stando allo scrittore Zoran Ferić, presidente della Società croata degli scrittori, ci sono fascismi visibili, ma anche invisibili. Inoltre, non esistono piccoli fascismi perché tutto ciò che è piccolo può diventare grande in men che non si dica. Ho la sensazione che la pandemia, con tutte le sue metamorfosi, abbia portato a un rafforzamento di atteggiamenti che ricordano il fascismo e visto che Fiume è stata tra le prime ad affrontare questo spiacevole fenomeno, mi auguro che anche in futuro continueremo a rigettarlo con decisione. Il messaggio che vogliamo diffondere con questa tavola rotonda – ha concluso – è che condanniamo tutto ciò che è legato al fascismo e che l’antifascismo è un valore essenziale, oggi come nel passato”.

A ricollegarsi all’intervento del sindaco è stato pure Edvin Liverić, direttore della Casa croata di Cultura di Sušak, il quale ha ricordato la scrittrice Daša Drndić e la frase dalla quale ha preso nome l’incontro. Drndić disse che i piccoli fascismi non esistono perché tutti i diminutivi sono kitsch e suscitano tenerezza. Il fascismo non è mai stato e non sarà mai piccolo, ma è un cancro al quale bisogna opporsi sempre.

Il sindaco Marko Filipović

La banalità del male

L’incontro è stato aperto dal professor Nikola Petković, che ha fatto da moderatore, e vi hanno preso parte Oleg Mandić, sopravvissuto ad Auschwitz, lo storico Ivo Goldstein, la professoressa della SMSI, nonché vicepresidente della Comunità ebraica di Fiume, Rina Brumini, e l’attore Dado Ćosić, uno dei protagonisti del succitato spettacolo.

“Mi fa piacere che ci siamo riuniti per parlare del fascismo, ma mi rammarico del fatto che a incontri di questo genere non partecipano mai i rappresentanti dell’estrema destra – ha esordito Petković -. Dopo lo spettacolo di ieri (giovedì, nda) nel quale l’attore Dado Ćosić racconta in prima persona l’esperienza della sua famiglia, credo che tutti noi abbiamo compreso che in ogni uomo c’è un piccolo Eichmann che aspetta di essere risvegliato. Si tratta dell’idea di Hannah Arendt che riguarda la banalità del male e ci aiuta a comprendere che anche Eichmann era un uomo come tutti gli altri. In quest’occasione abbiamo voluto parlare dell’Olocausto, ma è difficile spiegarlo perché l’orrore non si può razionalizzare”.

Ivo Goldstein

Parlare ai bambini e ai giovani

Dado Ćosić, attore del Teatro dei giovani di Zagabria (ZeKaEm) che ha realizzato lo spettacolo “Eichmann a Gerusalemme”, ha spiegato come è stato pensato il pezzo teatrale. “All’inizio volevamo creare una rappresentazione fedele ai fatti storici con un tribunale, un imputato e personaggi fissi – ha spiegato -. Però, ben presto abbiamo capito che tale forma non è adatta a un evento storico privo di ogni razionalità. Per questo motivo alla fine abbiamo deciso di usare una forma più intima e personale e di dare alla pièce la forma di un racconto e di una confessione. Abbiamo deciso di parlare della Shoah in senso generale, ma in un secondo tempo abbiamo intenzione di realizzare un sequel dedicato ai campi di concentramento dell’NDH. Quando ero bambino la scuola non aveva mai organizzato una visita ai luoghi del massacro perché si credeva che fossimo troppo piccoli per elaborare questo orrore. Credo, invece, che sia importante portare i bambini a Jasenovac perché alcune cose non si apprendono dai libri, ma devono materializzarsi nello spazio”.

L’Olocausto si ricorda ogni giorno

A condividere la propria esperienza personale è stata pure la professoressa di lingua e letteratura italiana alla Scuola media superiore italiana (SMSI) di Fiume, Rina Brumini, la quale ha descritto l’enorme peso e la responsabilità dei sopravvissuti, di quegli ebrei che sono riusciti a sfuggire ai campi di sterminio.

”Per noi l’Olocausto è ogni giorno – ha dichiarato -. Se non fosse che alcuni ebrei erano sposati a persone non ebree noi non saremmo qui oggi. Alla fine, se vogliamo guardare ai fatti in maniera spassionata, alcune persone sono state risparmiate semplicemente per il fatto che altre sono morte e non hanno fatto in tempo a venire deportate. Per questo motivo tutti noi portiamo un grande senso di colpa e una responsabilità a parlare di questa strage. Qualche giorno fa un deputato al parlamento tedesco ha detto che tutti gli -ismi in realtà discriminano coloro che pensano, credono o amano diversamente e penso che questa descrizione sia molto accurata”.

Brumini ha esposto pure il problema dell’incomprensione dell’Olocausto tra i ragazzi, che spesso non lo prendono sul serio o non comprendono l’entità di tale orrore. Ultimamente i ragazzi tracciano un parallelo tra i no vax e gli ebrei perseguitati, banalizzando al massimo la problematica, oppure chiedono perché si continui a parlare dell’Olocausto piuttosto che di eventi più recenti, come la Guerra patriottica. Ovviamente, poi c’è pure il problema dei cittadini di estrema destra che spesso portano simboli ustascia su magliette o cappelli e mettono in soggezione coloro che si sentono cittadini europei e che accettano tutte le minoranze.

Con il fascismo niente compromessi

Estremamente interessante pure l’intervento dello storico Ivo Goldstein, il quale ha affermato già in apertura della sua relazione che col fascismo non ci possono essere compromessi. “Sono un liberale, sono tollerante e sono aperto a tutti i punti di vista, ma quando parliamo di temi di questo tipo sono irremovibile – ha puntualizzato Goldstein -. La Croazia lotta con il revisionismo storico e con la nostalgia dell’NDH ormai da trent’anni e per questo è importante mantenere salde le nostre posizioni e non relativizzare le colpe del passato perché è palese chi sia dalla parte del giusto”.
Goldstein si è dichiarato molto soddisfatto del fatto che a Fiume si continui a tutelare i valori dell’antifascismo e della tolleranza e ha aggiunto che bisogna sempre ricordare le date storiche importanti in modo da non ricadere nella trappola dell’odio. Per quanto riguarda l’espressione “Mai più!”, spesso menzionata in riferimento all’Olocausto, lo storico ha affermato che non sono parole vuote, ma un messaggio intellettuale, e che bisogna ripeterle per dare loro più peso.

Nikola Petković, Ivo Goldstein, Rina Brumini e Dado Ćosić

L’antisemitismo

Goldstein ha confrontato pure l’antisemitismo di stampo tedesco e quello dell’NDH, il quale era profilato diversamente. Il nemico principale degli ustascia erano i serbi e la Jugoslavia, mentre la questione degli ebrei era in secondo piano, ma non trascurabile, visto che nell’NDH sono state uccise 30mila persone di religione ebraica. L’antisemitismo è un odio irrazionale nei confronti degli ebrei che dura da più di duemila anni, non ha spiegazione e ha avuto uno sbocco terribile ai tempi del nazismo, però non si è estinto completamente. Continua a covare in diverse forme e perciò bisogna sempre ricordare non solo Auschwitz, ma anche gli altri orrori della storia. All’incontro ha partecipato, tramite Zoom, pure Oleg Mandić, l’ultimo bambino ad aver lasciato Auschwitz dopo la sua liberazione. Mandić ha parlato della sua famiglia, dei suoi genitori, del comportamento delle autorità fasciste nei loro confronti, cittadini italiani residenti ad Abbazia, sotto giurisdizione italiana. Ha raccontato la sua storia e la storia del suo nome. In un secondo intervento Mandić ha ricordato alcuni episodi di antisemitismo nel lager di Auschwitz.

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