Dialetto fiumano: su Zoom si è entrati nel vivo

L’antologia è stata presentata ieri online dalle sue curatrici e dalle autrici dei contributi

Il dialetto fiumano è una lingua che racchiude l’essenza dell’identità italiana nella città di Fiume e per questo motivo è essenziale tutelarlo, studiarlo e diffonderlo. È questo il messaggio trapelato dalla presentazione online dell’antologia “Il dialetto fiumano. Parole e realtà”, a cura di Irene Mestrovich, Martina Sanković Ivančić, Corinna Gerbaz Giuliano e Gianna Mazzieri-Sanković, edito dal Consiglio della Minoranza Nazionale Italiana della Città di Fiume e dal Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Filosofia di Fiume, che si è tenuta ieri pomeriggio sulla piattaforma Zoom.

 

Un’opera importante per tutta Fiume
A salutare i presenti è stata Melita Sciucca, presidente della Comunità degli Italiani di Fiume, la quale ha ribadito l’importanza di usare e valorizzare il dialetto. Un intervento importante è stato dato pure da Ines Srdoč Konestra, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume, la quale ha dichiarato di essere contenta di avere in mano il libro e del fatto che il Dipartimento di Italianistica abbia partecipato alla stesura di un volume importante per tutta Fiume. “Si parla poco del dialetto – ha puntualizzato – ma nella nostra Facoltà si sono sviluppate le ricerche sul dialetto ciacavo e ora anche fiumano, entrambi importanti per la nostra regione. Sono orgogliosa come preside del lavoro svolto, sono contenta che si sia riusciti a stamparlo quest’anno e spero che venga regalato per Natale”.

Una lingua che parla al cuore
Franco Papetti, presidente dell’Associazione fiumana Italiani nel mondo, ha ringraziato il Consiglio della Minoranza Nazionale Italiana della Città di Fiume e il Dipartimento di Italianistica per quest’iniziativa, anche perché il dialetto è parte della nostra identità e rappresenta le nostre radici. Papetti ha ricordato che a Fiume si parlava in dialetto già nel XV secolo e che a testimoniarlo ci restano sia un inventario degli oggetti del Duomo, sia una tariffa del pesce. L’Associazione Italiani nel mondo ha dato il proprio contributo nel 2011 pubblicando un vocabolario italiano-fiumano.
Giovanni Stelli, presidente della Società di Studi fiumani, si è congratulato per l’iniziativa in quanto il dialetto è da custodire. Pure la Società di Studi fiumani ha pubblicato un dizionario del dialetto fiumano, che ha come base il vecchio dizionario di Salvatore Samani, ma ampliato e aggiornato.

L’appoggio dell’Unione Italiana
I complimenti alle ricercatrici sono stati porti pure dal presidente dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, il quale si è definito un grande cultore dei dialetti.
“Il dialetto è la lingua del cuore con la quale esprimiamo i sentimenti più profondi – ha detto rivolgendosi agli interessati -. Abbiamo avviato il processo per l’inserimento dell’istroveneto nel novero delle lingue patrimonio culturale immateriale e vorremmo fare lo stesso anche per il fiumano. L’Unione Italiana è disposta a dare una mano se si deciderà di avviare la procedura”.

Un libro realizzato nonostante il virus
Il primo intervento del team di autrici dell’importante volume è stato quello della professoressa Gianna Mazzieri Sanković, capodipartimento di Italianistica, la quale ha raccontato le circostanze nelle quali è nato il libro, scherzosamente definito “libro Covid” per l’anno in cui si sono svolte tutte le ricerche.
Mazzieri Sanković ha ricordato che l’idea per questo progetto è nata due anni fa dalla tavola rotonda che si era svolta a Palazzo Modello, intitolata “Salvemo el fiuman”, un titolo volutamente allarmistico per dare l’effetto di urgenza. Le reazioni non sono mancate e la CI di Fiume si è riempita di persone desiderose di dare il proprio contributo al dibattito. Dalla serata era scaturita una consapevolezza della precarietà del dialetto, lingua che ci sta sfuggendo, ma anche la consapevolezza tecnica di tutti coloro che vorrebbero fare qualcosa, di non avere gli strumenti necessari. Gli strumenti che all’epoca mancavano, ha spiegato la docente, vengono ora offerti dal libro: da una parte l’apparato teorico (Kristina Blagoni e Maja Đurđulov) e dall’altra l’antologia, divisa in una parte storica, risalente al 1983 e in una parte più nuova.

La professoressa Corinna Gerbaz Giuliano ha parlato, invece, del grande interesse mediatico scaturito dalla pubblicazione del libro dedicato al fiumano.

Statistiche sempre più preoccupanti
Il tema dell’evoluzione del dialetto, ma anche della (difficile) situazione che sta vivendo attualmente, con un numero di parlanti in costante calo, è stato illustrato da Kristina Blagoni. Il dialetto subisce l’influenza di tante lingue straniere con assimilazione di parole da tali lingue e dialetti. La situazione attuale, il codice comunicativo tra i parlanti fiumani che si identificano come italiani e i dati preliminari dell’analisi svolta tra il 2012 e il 2018 tramite questionari sociolinguistici, sono stati illustrati nel dettaglio dall’esperta, che ha corroborato le sue tesi con i dati statistici dei censimenti della popolazione del 2001 e 2011.
L’ultimo intervento di carattere tecnico è stato quello della docente Maja Đurđulov, la quale ha parlato delle interferenze dialettali nei testi del primo Novecento, tema della sua ricerca di dottorato. Đurđulov ha analizzato le scritture popolari in documenti fiumani nella prima metà del XX secolo, il modo di esprimersi di persone incolte che maneggiano l’italiano o di semicolti alfabetizzati ma privi di piena padronanza della lingua. Nei documenti ha provato a rintracciare la componente dialettale che emerge in misura più o meno evidente. In chiusura della serata la giovane linguista Martina Sanković Ivančić, ha parlato in qualità di curatrice del volume, presentando il libro nella sua interezza. Ha parlato del suo carattere caleidoscopico, che spazia dalla ricerca all’espressione artistica, semiotica e alla poesia. Di quest’ultima ha parlato nel dettaglio, illustrando i brani dell’antologia e leggendo alcune delle poesie più belle e rappresentative.

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