«Acqua di fuoco»: balletto travolgente e ipnotizzante

Fragorosi applausi al Teatro Nazionale Croato «Ivan de Zajc» per la première dello spettacolo di danza coreografato da Andonis Foniadakis

L’imitazione delle onde del mare. Foto Ivor Hreljanovic

“Desidero rimarcare l’agonia della sopravvivenza. In che misura contiamo gli uni sugli altri per sopravvivere e quanto dipendiamo gli uni dagli altri e dalla natura”. Le parole del coreografo Andonis Foniadakis descrivono un segmento importante del balletto contemporaneo “Acqua di fuoco” (Plamteća voda) la cui première si è tenuta lunedì scorso al Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc”. Lo spettacolo, che fa parte della direttrice programmatica “Età del potere” del progetto Fiume Capitale europea della Cultura, è un vortice travolgente e ipnotizzante di energia nel quale il coreografo Foniadakis ha voluto parlare della maestosità dell’acqua, del suo potere distruttivo e al contempo calmante.
La coreografia è incentrata in particolare sulla natura contrastante dell’acqua, sulle reazioni e l’adattamento del corpo umano a questo liquido, senza scordare il suo impatto emotivo sull’anima.
L’agonia della quale parla il coreografo è visibile soprattutto all’inizio del balletto, il quale si svolge tutto su un piano inclinato verso la platea. Su uno sfondo scuro, con un’illuminazione semplice ed essenziale firmata da A. Birmpilis & CO., appaiono i ballerini che strisciano sul palcoscenico con i corpi contorti in posizioni che riflettono un profondo disagio: l’agonia appunto. L’interazione tra i danzatori è costante e intensa, il ritmo è incalzante e non dà tregua. I ballerini si intrecciano, strisciano, saltano, si muovono in un turbine di movimenti rapidi “descrivendo” i vari stati che l’acqua può assumere. Un effetto particolarmente riuscito è l’imitazione delle onde del mare e del grido dei gabbiani: i ballerini sono distesi sul palcoscenico e muovono le gambe e le mani in modo da riprodurre il moto delle onde, mentre sopra questo singolare “mare” si levano i gridi dei gabbiani.
Un segmento importante dell’allestimento è la musica di Julien Tarride che si basa sul genere progressive ambient electro techno. Nella prima parte del balletto prevalgono suoni indefiniti di tipo ambientale, in contrasto con i movimenti rapidi e convulsi dei ballerini, mentre al culmine della coreografia la musica assume un ritmo energico e trascinante. L’evoluzione dei movimenti e della musica è accompagnata anche da quella dei costumi di Anastasios Sofroniu: all’inizio semplici e attillati, caratterizzati da colori pallidi e da qualche accento di arancione, nella seconda parte vengono sostituiti da vestiti dai colori sgargianti come il rosso, il fucsia e l’arancione. Il “fuoco” appare nella parte finale dello spettacolo e assomiglia al sorgere del sole sullo sfondo del palcoscenico.
Il balletto ha visto la partecipazione di Emanuel Amuchástegui, Marta Kanazir, Ksenija Krutova, Maria Matarranz de las Heras, Laura Orlić, Carlos Huerta Pardo, Tilman Patzak, Morgan Perez, Nicola Prato, Tea Rušin, Ali Tabbouch, Marta Voinea Čavrak e Svebor Zgurić. Il Balletto dello “Zajc” ha dimostrato ancora una volta di essere un organico capace di superare ogni ostacolo e cimentarsi in ogni genere di danza. Nell’”Acqua di fuoco” le ballerine e i ballerini hanno brillato in una coreografia fisicamente esigente e complessa che richiede tanta concentrazione e un’eccellente preparazione fisica.
Il pubblico ha premiato con fragorosi applausi i protagonisti dello straordinario balletto e i suoi creatori.

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