Pola. Reperti in fondo al mare. In azione anche la Polizia

I membri dell’Unità d’intervento, in collaborazione con il centro di immersioni The old diver, hanno ispezionato il relitto del piroscafo «Baron Gautsch»

Sicurezza e tutela: un agente in muta da sub

Potrebbero sembrare inaccessibili, perché in fondo al mare, ma purtroppo non c’è ostacolo che riesca ad arginare le cattive intenzioni. Se rubare una pietra dell’Arena potrebbe essere una missione impossibile (usiamo il condizionale perché l’inventiva dei malintenzionati supera la più fervida fantasia) per molti aspetti (il monumento è ben in vista, le pietre non stanno in tasca, l’operazione sarebbe ben che rumorosa), prendere di mira i tanti reperti sui fondali dell’Adriatico è tutt’altra cosa. Certo, non è che ci si vada in bici o in auto, un minimo di attrezzatura ci vuole, però l’esperienza insegna, tristemente, che i reperti subacquei sono oggetti del desiderio appetibili e anche remunerativi. Non si tratta infatti di trasformarli in innocui souvenir, ma spesso sono oggetto di commercio. Ebbene, i sommozzatori dell’Unità d’intervento della Polizia di Pola, in collaborazione con il centro di immersioni The old diver, hanno ispezionato il relitto del piroscafo ‘’Baron Gautsch’’, una delle più belle destinazioni per immersioni nel Mediterraneo, sotto tutela del Ministero della Cultura.

 

Non si tratta di una ricognizione limitata: nel corso della stagione estiva i sommozzatori della Polizia si occuperanno della sicurezza e della tutela dei siti archeologici sommersi per preservarli da ulteriori devastazioni. Va da sé che le unità saranno impegnate in tutte le azioni di Polizia che interessano il mare, come la ricerca di oggetti vari legati a reati e crimini, la ricerca di persone scomparse, il salvataggio in mare e altro.

Uno dei sommozzatori della Questura istriana sul relitto del Baron Gautsch

La storia del «Baron Gautsch»

Ma torniamo al “Baron Gautsch’’. Il piroscafo era stato costruito nel 1908 ed è stato una delle più moderne unità della marina austroungarica. Per tre volte alla settimana copriva la rotta Trieste – Cattaro – Trieste, con soste a Pola, Lussino, Zara, Spalato e Ragusa. Salpò da Cattaro, per quello che sarebbe stato il suo ultimo, tragico viaggio il 12 agosto 1914. Il piroscafo aveva a bordo moltissime persone, in fuga dalla guerra. Imbarcati a Lussino altri passeggeri, perlopiù donne e bambini che rientravano a Trieste, proseguì la navigazione senza toccare Pola, seguendo una rotta vicina alla costa, contrariamente a quelle che erano state le disposizioni delle autorità militari. A sette miglia nautiche da Brioni, il “Baron Gautsch” finì in un campo minato. Erano le 14.45: il piroscafo toccò con la fiancata una mina e sette minuti dopo l’esplosione il mare aveva già inghiottito la nave. Vennero tratti in salvo 148 passeggeri e 31 membri dell’equipaggio. Si ritiene che abbiano perso la vita oltre 170 persone, anche se il numero esatto non è mai stato definito. Quelle del ‘’Baron Gautsch’’ sono state le prime vittime della Prima guerra mondiale in Istria.

Il Titanic dell’Adriatico

Oggi il piroscafo è adagiato a 40 metri di profondità, su un fondale sabbioso poco lontano da Rovigno. Come detto, il sito è iscritto nel Registro dei Beni culturali della Repubblica di Croazia. Si tratta quindi di una località marina protetta, nella quale è possibile immergersi solo previo consenso del Ministero della Cultura e accompagnati.
Per raggiungere quello che viene definito il Titanic dell’Adriatico, i sommozzatori si sono spinti a 35 metri di profondità e ispezionato il ponte superiore, visibile già a 28 metri di profondità. Quindi, scendendo ulteriormente, hanno toccato il ponte e hanno potuto vedere il salone e la sala da pranzo passeggeri. Il piroscafo, lo ricordiamo, è lungo 85 metri, ha 12 metri di larghezza e 7,5 di altezza. In tutti questi anni di permanenza in fondo al mare è stato ricoperto dalla flora marina.

Quel che è rimasto del Baron Gautsch

Gli altri siti sommersi

Quella del Baron Gautsch non è l’unica località subacquea considerata bene culturale nella quale e concessa l’immersione soltanto ai centri subacquei che hanno l’approvazione del Ministero della cultura. Hanno lo stesso trattamento il sito del Coriolanus, della Hans Schmidt, le anfore sui fondali di Buie, i cannoni vicino a Capo Promontore, i resti del veliero vicino al faro Albanež, la Stella Polare (TA-36), il Flamingo e la baia del porto di Salvore vecchia.

Tra gli altri siti ricordiamo quello delle unità Gilda, Numidia, Romagna, Giuseppe Dezza, Maria, i punti di affondamento di una maona, un sottomarino, un rimorchiatore, una draga, del Varese, John Gilmore, Josephine, Flamingo, Luana, Vis (ex Renteria), Lina (ex Ville de Natur, ex Nueva Estramandura), 20. Argo (ex HMS Flint, ex Royal Navy Isle Class Trawler), Cesare Rossarol e Torpedo. La concentrazione massima è nel mare della Bassa Istria.

Le regole per le immersioni

Dalla Questura ricordano che in Croazia l’immersione con l’attrezzatura autonoma si può effettuare individualmente o in modo organizzato; i permessi per l’immersione individuale vengono rilasciati dalla Capitaneria di porto. Le immersioni organizzate si effettuano tramite i Centri d’immersione. È vietata l’immersione nei parchi nazionali (Brioni), nelle vicinanze dei porti, nelle riserve speciali e nei Parchi naturali (Canale di Leme). È severamente vietato ispezionare il fondo marino e usufruire dei beni culturali senza l’approvazione della Sovrintendenza. Inoltre, non è permesso immergersi in un raggio di 100 metri dalle navi da guerra e nelle vicinanze di impianti militari. Nelle località considerate bene culturale è permessa l’immersione organizzata tramite i Centri subacquei che hanno la relativa concessione del Ministero della Cultura.

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