Pola. Ex via della Specola, recupero in atto

Il programma di restauro delle facciate cittadine «Dolcevita» sale sulla gradinata che porta a Monte Zaro. L’intenzione è ora quella di ridare lustro a tre palazzine costruite durante il periodo austroungarico

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Pola. Ex via della Specola, recupero in atto
Tutta la bellezza sciupata di Palazzo Jaschi. Foto: ARLETTA FONIO GRUBIŠA

È rivoluzione edilizia in corso su per la storica Sternwaste Strasse (in epoca autroungarica), via della Specola (in epoca italiana) alias gradinata Jurina e Franina (dall’epoca jugoslava in poi). Non vi è nulla da temere per gli affezionati del patrimonio storico-architettonico di Pola, perché grazie al programma cittadino Dolcevita è in corso il recupero delle facciate, che fatta una se ne fa subito un’altra, un po’ come le ciliegie che una tira l’altra. Il lascito dell’epoca di dominio imperiale è salvo, a parte le brutture di certe scelte cromatiche, che ad alcune pittoresche facciate hanno appena assegnato delle fattispecie di colorazioni in versione ocra o zafferano da pugno nell’occhio. Bel lavoro non c’è che dire in quanto a intonaco, mentre per quel che pertiene alle vernici, niente paura, saranno gli agenti atmosferici a fare un po’ di giustizia (leggi sbiancamento) nel tempo. La bretella che collega il centro città a Monte Zaro si meritava da tempo un po’ d’attenzione, non soltanto in quanto a edifici, ma anche come gradinata che di recente è stata rattoppata nelle sue parti piane inclinate, anche male, più con palate di cemento che pietruzze di fiume, come quelle originali della vecchia struttura. Pazienza. Sempre meglio che le buche o lo sgretolamento dei massi in pietra ai lati dei corrimano di quest’angolo cittadino in salita, costruito nel 1882, all’epoca quando iniziava la grande espansione economico-industriale, civile, militare e culturale della città, che portava alla nascita di interi nuovi rioni urbani. Se fino ad allora Monte Zaro era stato soltanto e semplicemente il brullo Colle del teatro (in riferimento al luogo ancora memore del grande teatro romano andato distrutto nel corso dei secoli), da quel momento nasceva anche il quartiere residenziale con tanto di ville neo-rinascimentali e stile liberty fatte sorgere in cima all’area ed a fianco della scalinata.

Memoria cittadina per eccellenza
Ebbene, per alcuni di questi caseggiati è ora rinnovo, o restauro ancora preliminare e merita davvero dare un’occhiata a quello che si sta facendo e rinfrescare la memoria, memoria cittadina per eccellenza che, però andando avanti nel tempo sta aprendo sempre più lacune. Voragini diremmo, tant’è vero che manco gli addetti ai lavori sanno con che diavolo hanno a che fare. Già da parecchio tempo, il programma di recupero aveva messo le mani sulla villa affacciata in via Vergerio, splendida, pittoresca e a suo tempo sciatta. Ora non più. Il rifacimento della struttura era iniziato esattamente il 9 settembre 2022, poi tutto è andato avanti a suon di interruzioni e polemiche. I residenti in zona parlano di lavori fermati dalla sovrintendenza al patrimonio storico-culturale, per avere messo un po’ di malta di troppo su alcuni dei magnifici affreschi che decorano le facciate del sottotetto. In conclusione, tutto è bene quello che dovrebbe essere finito bene. In questi giorni si stanno finalmente togliendo involucri e impalcature per tornare a mostrare questo vecchio gioiello laccato a nuovo. Come si chiamava? Come ci attesta Andrej Bader, storico e provetto conoscitore della storia austroungarica di Pola, il suo nome era “Villa Dela” ed era stata fatta erigere dal direttore dell’Istituto tecnico (di via Nettuno), prof. Spiro Nachich, di professione architetto, su progetto che ebbe ottenuto il visto della Città esattamente il 12 luglio 1909. Scendendo di una villa più in basso, ecco quella ora trattata con le verniciate più “appariscenti”, diventata nel tempo condominio per più famiglie, ma ancora memore dei suoi abitanti che furono. Quando il numero civico di via della Specola era il 5 – parola di Andrej Bader – uno dei proprietari della palazzina era stato Corrado Exner, uno speculatore sul valore degli immobili (razza sempiterna…), a dirla in polesano un “trapoler” che fu, nientemeno che proprietario di Scoglio dei frati, poi messo in vendita nel 1914.

Palazzo Jaschi
Merita continuare a scivolare giù per i ciottoli di via della Specola, scalinata che non conta più di 49 gradini, ma che sono intercalati da quei piani inclinati costituiti da un interessante pavimentazione fatta di pietre levigate di fiume. Come si è già avuto l’opportunità di ricordare, protagonisti di tanti capitomboli furono anche gli allievi del vecchio ginnasio italiano, che negli anni dell’immediato dopoguerra (correva il 2 giugno 1947), qui venne ghettizzato con il suo corso integrativo di scuola media unica e di scuola professionale a tipo commerciale-impiegatizio, in attesa di sentenza… poi finita con il trasferimento del Liceo Leonardo Da Vinci nel caseggiato che fu della Biblioteca scientifica. La gioventù entrava dall’odierna via Dobrila (ex via Zara), e usciva nel cortile del palazzo a fare merenda sotto il pergolato. Altro non si parla che dello stupendo Palazzo Jaschi, dal monumentale portone retto dalle cariatidi maschili e con altre due erculee figure sovrastanti il balcone principale ad angolo, che a giudizio di molti architetti rappresentata se non il più bello, almeno uno dei più stupendi palazzi austroungarici di Pola. L’aneddotica legata alla permanenza della scuola italiana di Pola, la direbbe lunga, come quella situazione di vedere la lezione interrotta dai grugniti strazianti del suino macellato in vasca da bagno al piano di sopra da qualche gagliardo “parvenu”, calatosi dall’entroterra continentale nella Città dell’Arena, senza possedere un ben che minimo di cultura comportamentale urbana.

Una zona paludosa
Per quest’architettura, non vi è salvezza immediata. Finora, ci sono voluti capillari rilevamenti della situazione a livello di facciata al fine di raccogliere le informazioni necessarie a procedere con il previsto restauro vero e proprio, ancora da farsi. Un giorno dovrebbe avere vita nuova Palazzo Jaschi, la casa appartenuta ad uno dei medici più ricchi di Pola, Giuseppe Jaschi e ai suoi fratelli, che fece parte del team di 23 dottori (settore civile), che negli anni della Prima guerra mondiale si prendevano cura dei cittadini di Pola, sia all’Ospedale di Marina che all’Ospedale provinciale. Come annotato da Branko Perović nella sua opera “Le Ville e le case austroungariche di Pola”, il dottor Jaschi, specialista delle malattie femminili e dell’età pediatrica, riceveva i pazienti pure nel suo palazzo dalle orre 15 alle 16. Il padre del medico, Franz Xaver, nato nel 1834 a Gorizia, giunse a Pola circa nel 1850, quando la città venne scelta come principale porto di guerra dell’i.e r. Marina austroungarica. Giacché la storia del palazzo è legata al suo inquilino e alla stessa storia cittadina, tanto vale riportare che Franz Xaver si sposò con Marianna Razzo, figlia di Andrea Razzo, sindaco di Pola, dal 1830 al 1845, da cui ebbe 12 figli, poi emigrati in tutta Europa e spesso reduci a Pola per degli incontri avvenuti anche all’inizio del Duemila. Prima che dalle opere di costruzione in questa parte di città – come riporta Branko Perović – la zona era interessata da paludi, poi cresciuta a importante quartiere cittadino. Il palazzo a profilo angolare (tra via Zara e via della Specola), con il pian terreno e due piani superiori, presenta ancora oggi un’imponente mansarda quadrangolare in metallo, sovrapposta alla struttura architettonica. Tale fu l’altezza pianificata del Palazzo da aver dovuto richiedere il permesso di costruire anche alla Capitaneria di porto, dal momento che si preparava a superare in metri anche il vicino Istituto idrografico sul colle di Monte Zaro. Il recupero di questo palazzo non dovrebbe tardare. Basta che non venga riproposto in versione giallo canarino, ma in sembianze degne del contesto temporale e urbano a cui era appartenuta e appartiene ancora.

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