Davor Komar: «Tokyo, arrivo»

A colloquio con il bocciofilo disabile del Club «Istrijana» che di recente ha ottenuto il visto per i Giochi paralimpici in agenda l’anno prossimo in Giappone

Davor Komar con la maglia della nazionale

Il coronamento di un sogno. Non potrebbe venire definita altrimenti la realtà che sta vivendo il bocciofilo Davor Komar, che il prossimo anno prenderà parte ai Giochi paralimpici di Tokyo, rimandati al 2021 a causa della pandemia da coronavirus. Classe 1970 e nativo di Pola, Komar è affetto da distrofia muscolare che è una patologia genetica, talvolta a carattere ereditario, che colpisce i muscoli. Il che lo ha portato a vivere sulla sedia a rotelle. Ciò non significa che nel corso degli anni si sia perduto d’animo, anzi: è tuttora attivissimo, tanto che ricopre le funzioni di presidente del Club di bocce per disabili “Istrijana”, di segretario dell’Associazione dei distrofici della Regione istriana ed è consigliere regionale da ormai 7 anni. Oltre ovviamente a praticare il gioco delle bocce nel quale ha ottenuto degli ottimi risultati, tanto da ottenere il visto per le prossime Paralimpiadi. In pratica, è il primo bocciofilo della Croazia che si è piazzato alla più prestigiosa manifestazione sportiva mondiale. Doveroso dunque incontrare quest’atleta, sempre allegro e disponibile, per parlare della sua disciplina sportiva, ma anche di come vive al giorno d’oggi una persona disabile.
Il piazzamento ai Giochi di Tokyo è un traguardo invidiabile. Qual è stata la sua sensazione dopo avere saputo che avrebbe fatto parte della comitiva croata?
Semplicemente si tratta di avere raggiunto il massimo nel campo sportivo. È il desiderio o meglio il sogno di ogni sportivo. Non tutti sanno che il gioco delle bocce è una disciplina paralimpica da ormai 37 anni. Le bocce sono da sempre la mia passione, e nell’ultima decina d’anni pratico insistentemente questo sport. Ho iniziato ovviamente nell’“Istrijana”, che attualmente conta 21 membri registrati abilitati a disputare tornei sia a livello nazionale che internazionale.
Considerati i suoi eccelsi risultati si presume che si alleni molto intensamente?
In primo luogo vorrei citare i miei due allenatori individuali, la chinesiologa Zvjezdana Grganja e il noto bocciofilo pisinese Valter Ivančić, due volte campione del mondo. Da puntualizzare comunque che il mio team è formato da 9 persone, tra allenatori, psicologi, dottori, fisioterapisti e assistenti personali, ai quali sono particolarmente legato. Quotidianamente mi alleno per 6 ore nel Palasport “Mate Parlov”. Inoltre mi reco spesso a Lubiana dal mio principale “sparring partner” Matijaž Bartol. A causa della crisi dettata dal coronavirus il Palasport è rimasto chiuso, però a quanto pare potremo iniziare con gli allenamenti la settimana prossima. Non potendo far altro in questo periodo mi sono allenato in casa. Però già sabato riparto per Lubiana dal mio amico Bartol. In quanto all’attrezzatura di cui faccio uso, è molto costosa. Basti pensare che un completo di bocce per normodotati, ossia in metallo, viene a costare 1.500 kune. Quello per i disabili invece ha un prezzo di 8.500 kune. Tutte le nostre spese, come pure quelle per la partecipazione ai Giochi di Tokyo vengono coperte dal Comitato Paralimpico della Croazia. Dal quale tra l’altro ricevo lo stipendio in qualità di sportivo professionista essendo parte della nazionale croata.
Ci parli in breve dei risultati ottenuti, in particolare nei tornei in tutto il mondo, dove ha certamente stretto nuove amicizie…
Senz’altro i maggiori successi sono rappresentati dalla medaglia d’oro al Campionato mondiale nel 2018 in Portogallo, da quella di bronzo dell’anno scorso al campionato mondiale in Cina e del primo posto nella Coppa europea 2019 a Zagabria. In carriera ho conquistato complessivamente 68 medaglie, di cui 49 d’oro in campo individuale oppure in coppia con Melisa Osmanović. Risultati questi ottenuti grazie a enormi sacrifici, tanta energia e molte scosse di… adrenalina che mi accompagnano tutta la vita.

La squadra dell’”Istrijana” al gran completo prima di una competizione

Ritorniamo all’Associazione dei distrofici della Regione istriana. Certamente i problemi per i tesserati non mancano a partire dalle limitate possibilità di movimento?
In qualità di segretario posso dire che l’assistenza a quest’ultimi, sia a livello regionale che a quello nazionale, è molto bene organizzata. Nei limiti del possibile, l’associazione si prende cura dei suoi circa 140 soci. Abbiamo 170 volontari e 13 assistenti personali che per la nostra categoria sono di vitale importanza, e fanno un po’ di tutto: i fisioterapisti, gli infermieri e ci aiutano pure nei lavori domestici. Il nostro programma viene finanziato dalle rispettive Città e dai Comuni, dal Ministero per la Demografia, la Famiglia, i Giovani e le Politiche sociali, dai progetti dell’Unione europea, e infine dagli sponsor e donatori. Va detto che una grossa mano ce la danno pure i media che promuovono le attività della nostra categoria. Mi preme sottolineare che negli ultimi 15 anni la considerazione dei normodotati nei nostri confronti è cambiata di molto, e ciò in meglio. Ora, anche a causa delle conseguenze della Guerra patriottica, ormai è diventato normale vedere delle persone in sedia a rotelle che adesso vengono accettate dalla società, a differenza di prima.
L’accesso alle varie strutture rimane pure sempre un grande problema per i disabili, in questo caso per i distrofici?
Va detto in primo luogo che la nostra associazione dispone di un furgone specializzato, con tutte il necessario per il trasporto dei disabili. Senza questo veicolo il trasporto dei distrofici sarebbe impossibile. È vero, in città esistono diverse rampe d’accesso per disabili, però sono ancora poche. Posso citare moltissimi esempi: come andare in qualche negozio in via Sergia, in banca, nella sede della Pro loco, in Municipio, nel Centro di assistenza sociale e via elencando. Sono tutte questioni che si possono risolvere, ma credo che ce ne vorrà del tempo per migliorare la situazione.
La pandemia del coronavirus ha certamente influito negativamente, come in pratica per tutte le categorie, sulle condizioni di vita dei distrofici?
Senza dubbio ha lasciato il segno, particolarmente dal lato psicologico, sia dei nostri soci, sia degli assistenti personali che certamente avevano un po’ di paura nell’espletare le proprie mansioni. Ora la situazione sta un po’ migliorando.
Una volta ottenuto il visto per Tokyo, c’è qualcuno che vorrebbe ringraziare in modo particolare, anche a nome dell’“Istrijana” e dell’associazione di categoria?
Un sentito grazie va alla Città di Pola e alla sua Comunità sportiva, nonché alla Regione istriana. Negli ultimi tre anni la città ha raddoppiato i finanziamenti in favore dei disabili invalidi, mentre la Regione negli ultimi 6 anni li ha aumentati di 10 volte.

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