Alla riconversione del Marina i soldi destinati all’ex Mehanika

Dopo avere rinunciato al nuovo Centro culturale-sociale-formativo polivalente, la Città ha deciso di dirottare i mezzi alla futura sede di alcuni dipartimenti universitari

Il complesso che fino a poco tempo fa ha ospitato l’Ospedale di Marina

Il denaro pubblico cambia rotta e intenzioni. Prima di rinunciare alle opportunità finanziarie europee a fondo perduto, si trova la formula a fin di bene e a favore dello sviluppo dell’ambiente universitario polese. È andata così. L’estate era servita all’attuale amministrazione cittadina per affossare del tutto l’ambizioso progetto di costruzione del Centro culturale-sociale-formativo polivalente “Mehanika”, un mastodonte da 2.200 metri quadrati, con sale conferenza, aule, ambienti coworking, uffici, infopoint che entro il 2023 sarebbe dovuto sorgere al posto dell’area abbandonata dall’omonima officina industriale di carpenteria in ferro. Era un progetto di rivitalizzazione della cosiddetta zona brownfield, nome globale oggi assegnato alle aree urbane e suburbane, civili ma anche militari dismesse. Troppo dispendioso (quasi 80 milioni di kune di cui 35 dai Meccanismi ITU), troppo ubicato in posizione urbana inadeguata, troppo esoso l’importo di contributo finanziario richiesto alla città, troppo elevata anche la crescita dei costi del settore edile a cui si aggiungono gli ostacoli che (in crisi epidemica), frenano la fornitura dell’attrezzatura professionale: questo il lungo elenco di argomenti che ha fatto imboccare la strada dell’immediato dietro front e fatto tornare ad un punto di partenza.

 

RIstrutturazione da 55,6 milioni

Ecco ora comparire all’orizzonte un chiaro nuovo obiettivo: puntare sulla riconversione del vecchio Ospedale di Marina. Si giudica che i lauti contributi UE a fondo perduto potrebbero servire a completare fino in fondo questo progetto che è già sul punto di decollare. Va precisato che la completa ristrutturazione dell’enorme struttura ospedaliera verrà a costare 55,6 milioni di kune e che nell’ambito di un primo concorso di fornitura pubblica, sono stati approvati 22 milioni di cui 14 rappresentano l’assegnazione a fondo perduto proveniente dai meccanismi ITU, indispensabile per portare a compimento la prima fase d’interventi di riconversione. Il Ministero per lo Sviluppo regionale e i Fondi dell’Unione Europea ha appena comunicato alla Città di Pola, che non appena il Ministero delle Finanze (entro e non oltre la fine di novembre) darà il nullaosta, si passerà alla pubblicazione del concorso per la seconda fase di riconversione per un valore di 30 milioni di kune, senza obbligo di restituzione.

”Questo è l’inizio di un rapporto di collaborazione ottimo e molto concreto, con il governo e i suoi ministeri per realizzare progetti e investimenti d’importanza capitale per la Città – afferma in proposito il sindaco di Pola, Filip Zoričić – e, in questo contesto dell’utilizzo delle aree dismesse, ci aspettiamo presto un incontro con il ministro della Pianificazione ambientale, dell’Edilizia e del Patrimonio statale, Darko Horvat, che si appresta a sbarcare a Pola per affrontare argomenti quali Musil e Vallelunga”.

Il futuro dell’ex Ospedale

Tornando alla sfera universitaria e agli aspetti concreti della progettazione in corso, va precisato che il piano è quello di rendere agibili ben 10.500 metri di superficie, talmente tanti da assicurare spazio a sufficienza per tutti gli attuali e futuri corsi di laurea, fino a risolvere in maniera permanente i gravi problemi di logistica dell’Università Juraj Dobrila di Pola. Le opere da appaltare entro la fine del 2022 per cominciare a dare forma al nuovo polo universitario, equivalgono a un valore di 22 milioni di kune. I primi studi architettonici e misurazioni preliminari per l’acquisizione da parte dell’Ateneo, hanno definito che la prima fase dei lavori di adeguamento necessari a ospitare le aree didattiche universitarie dovrebbero riguardare la ristrutturazione e l’arredo del pianterreno e del primo piano dell’ex Ospedale di Marina, come pure la stesura della documentazione progettistica per tutto l’edificio, compresi il secondo piano e soffitti, con annessi e connessi che verranno predestinati a interventi di modifica successivi, ossia nell’ambito di una seconda fase di ristrutturazione. Questa seconda fase, prevede anche il recupero e la messa in funzione delle strutture che furono occupate dalla medicina d’urgenza (primo e secondo piano), mentre a rappresentare una prospettiva aggiuntiva è pure l’edificio a sé stante dell’ex transfusiologia. L’Università, intanto, ha in mano lo studio di fattibilità, il permesso di procedere con la ristrutturazione da parte dell’Ufficio ministeriale per la tutela del patrimonio storico-architettonico e l’analisi prodotta dagli esperti geometri.

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